Politica

Amministrative 2016, perché sono un problema

Centrosinistra, centrodestra e Movimento 5 Stelle alle prese con dubbi sulle candidature, le alleanze e le liste

Cabine-elettorali

Seggio elettorale. – Credits: ANSA/ STEFAN WALLISH

La strada verso le elezioni amministrative di giugno è ancora lunga. Ma mai come oggi i nodi da sciogliere in vista dell'inizio ufficiale della campagna elettorale sono apparsi tanto numerosi e di difficile soluzione. Un'empasse che non risparmia nessuna forza politica e che riguarda dai nomi dei candidati, alle liste, alle alleanze.


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Centrosinistra

A Napoli i dem si sono incartati sulla cosiddetta norma anti-Bassolino. Quasi certamente non verrà presentata in questi termini. Ma anche il solo aver ipotizzato di impedire la corsa all'ex sindaco ha avuto come effetto non solo quello di spaccare il partito, ma anche di aumentare le tensioni in un territorio già scosso dall'ultima vicenda giudiziaria in cui si trova coinvolto il governatore Vincenzo De Luca. Senza contare che all'orizzonte un vero anti-Bassolino ancora non è apparso. Grande scetticismo alleggia inoltre intorno alla ricandidatura di Virginio Merola a Bologna mentre a Milano nemmeno Giuseppe Sala dà garanzie assolute. A Roma, dove il premier Matteo Renzi ha annunciato ieri investimenti per 2 miliardi in sicurezza e cultura scegliendo di farlo in Campidoglio, davanti al prefetto-commissario Francesco Paolo Tronca, anche per provare a tranquillizzare i romani in vista del Giubileo, il Partito Democratico rischia di perdere settimane preziose nella ricerca di un candidato all'altezza mentre Alfio Marchini ha i motori accesi già da mesi e il Movimento 5 Stelle sta accelerando. Ma preoccupa anche l'attivismo dell'ex sindaco. Ignazio Marino non ha ancora sciolto del tutto la riserva. Ma ovunque vada non fa che ripetere che i suoi sostenitori non rimarranno delusi. Se abbia in testa di correre alle primarie del centrosinistra con una lista sua, o con il gruppo di Sinistra italiana o ancora come uno dei candidati Pd, non è chiaro. Un argomento che si intreccia anche con un altro nodo ancora da sciogliere: quello delle alleanze. Il centrosinistra e la sinsitra – Pd e Si – andranno uniti oppure no? Cercheranno l'accordo già al primo turno o solo in caso di ballottaggio? Intanto, per mettere a tacere le voci di una sua eventuale disponibilità per la corsa al Campidoglio, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, ha annunciato, con un certo anticipo, la sua intenzione di ricandidarsi per un secondo mandato alla Pisana.

Centrodestra

In attesa degli ultimi sondaggi che Alessandra Ghisleri consegnerà lunedì prossimo ad Arcore, Forza Italia sonda vari nomi sia per Milano che per Roma. Per il dopo Pisapia, oltre a quello del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, adesso spunta anche l'avvocato matrimonialista Anna Bernardini De Pace. Nella Capitale, invece, mentre i moderati come Antonio Tajani e gli ex aennini come Maurizio Gasparri e Renata Polverini spingono su Alfio Marchini, molto apprezzato dallo stesso Silvio Berlusconi, il fronte che abbraccia anche i leghisti romani di Noi con Salvini spinge sulla presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. Ma in generale – e questo vale non solo per il centrodestra ma anche per il Pd – il problema non è solo legato ai nomi, ma anche alle alleanze. Che sembrano destinate ad essere variabili. Forza Italia si ritrova infatti spaccata tra chi propende per rafforzare l'asse con il Carroccio e chi, come lo stesso Silvio Berlusconi, guarda con più interesse al centro ed è molto restio a consegnare la leadership al suo segretario nazionale Matteo Salvini. Nel frattempo Lega e Fdi fanno a gara nell'imporre veti incrociati. Se a Roma, alla fine, Forza Italia convergerà su Marchini, allora Fratelli d'Italia minaccia di chiamarsi fuori. Se a Bologna la candidata del centrodestra non sarà Lucia Borgonzoni, allora sarà la Lega a mettersi di traverso.

Movimento 5 Stelle

Città che vai regole che trovi. Per il Movimento 5 Stelle sembra funzionare così. Dopo il fallimento delle primarie milanesi (“comunarie” in gergo grillino), alle quali su 1800 iscritti hanno partecipato in appena 300 per eleggere, in un teatro, Patrizia Bedori, un candidato considerato “debole” anche dal direttorio 5Stelle, a Roma, dove il Movimento è dato al 30%, si punta ad allargare al massimo la platea dei votanti. L'idea sarebbe quella non solo di eliminare il vincolo dell'iscrizione da almeno un anno, ma anche di far partecipare, sul web questa volta, oltre gli attivisti romani anche tutti gli altri. Un escamotage che però non convince tutti. A cominciare da Roberto Fico e Luigi Di Maio che lo considerano un precedente di difficile comprensione per tutti. Alla fine deciderà comunque Gianroberto Casaleggio che ha affidato il dossier Capitale ai parlamentari romani Alessandro Di Battista e Roberta Lombardi. Per quanto riguarda i candidati, il guru milanese non nasconde la sua insoddisfazione vero i consiglieri uscenti Virginia Raggi e Marcello De Vito. Ma nemmeno si pensa a grandi nomi della società civile. Piuttosto l'idea sarebbe quella di far partecipare, il termine per presentarsi è quello del 4 dicembre, più iscritti possibile, basta che siano incensurati, residenti in città, che non abbiano fatto più di un mandato, che alle elezioni precedenti non abbiano militato in liste concorrenti e che non siano tesserati con altri partiti. Infine Bologna, dove di consultare gli iscritti nemmeno si parla e il candidato destinato a sfidare Merola dovrebbe essere quel Massimo Bugani, fedelissimo di Grillo e Casaleggio, e da loro direttamente calato dall'alto. Un premio alla sua granitica ortodossia su tutte le regole (utilizzate da lui per far cacciare i dissidenti locali), tranne quella che imporrebbe anche a lui di passare attraverso le forche caudine del voto on line e rispettare il principio per cui “uno vale uno”.

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