Perché la Francia si divide sulla prostituzione
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Perché la Francia si divide sulla prostituzione
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Perché la Francia si divide sulla prostituzione

Fare ricorso al sesso a pagamento sarà un reato passibile di 1.500 euro di multa

Le nuove norme sulla prostituzione infiammano la Francia. Il progetto di legge bipartisan, in discussione all’Assemblea nazionale, prevede l’abolizione delle misure repressive nei confronti delle prostitute introdotte nel 2003 da Nicolas Sarkozy. Nel contempo dà via libera a provvedimenti che penalizzano i clienti. Fare ricorso al sesso a pagamento sarà un reato passibile di 1.500 euro di multa (il doppio in caso di recidiva). In alternativa, il colpevole sarà obbligato a seguire un corso di sensibilizzazione alla «lotta contro l’acquisto di atti sessuali». La legge si ispira al modello svedese ed equipara il ricorso alla prostituzione a un atto di violenza sull’individuo. Si basa sul presupposto che il 90 per cento delle persone che si prostituiscono sarebbero obbligate a farlo. Non mancano le perplessità, espresse dalle associazioni di prostitute, come pure da intellettuali d’Oltralpe. Sotto accusa, l’idea che lo stato consideri la persona che vende il proprio corpo comunque incapace di disporne liberamente.

Il dibattito sul progetto di legge divide in modo trasversale la stampa francese e le stesse testate lasciano spazio a opinioni differenti. Secondo il progressista Libération, la legge è necessaria, ma «il minimalismo morale così come l’indignazione moralizzatrice non sono risposte appropriate alla situazione delle prostitute. Il dovere dello stato è inquadrare la loro attività, proteggere i loro diritti, dando loro uno statuto giuridico, come molte di loro richiedono». Pur lodandone gli intenti, Le Figaro invece sottolinea l’impossibilità di applicare la legge: «La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni legislative. Oltretutto, con l’abolizione del delitto di adescamento, la polizia non disporrà più di alcun mezzo legale per incitare le ragazze che vendono il loro corpo a parlare. Verrà a mancare una fonte di informazioni preziosa per numerose indagini».

Gli studi dimostrano che il 50/60 per cento delle persone che si prostituiscono sono vittime di violenza o di stupri nel corso dell’esercizio del mestiere. È una professione di per sé è associata a una violenza estrema. La legge nasce da questa considerazione. L’intento non è punitivo: si vuole accelerare una presa di coscienza collettiva. Ci sono obiezioni, ma, quando trent’anni fa si è incominciato a legiferare sulle violenze coniugali, la reazione è stata identica. Ora però quasi nessuno si sognerebbe di rimettere in discussione quelle norme.

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