Papa Francesco in America Latina sfida i "presidenti padroni"
Papa Francesco in America Latina sfida i "presidenti padroni"
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Papa Francesco in America Latina sfida i "presidenti padroni"

Bagni di folla e colloqui al vertice: le due facce della visita che il Papa si appresta a compiere in Ecuador, Bolivia e Paraguay

Papa Francesco è decollato alle nove dall’aeroporto di Fiumicino, su un Airbus A330 diretto in Ecuador, Bolivia e Paraguay. Tre Paesi e sei diverse città in soli otto giorni, fino al 13 luglio, per quello che si preannuncia come un «viaggio a due facce». Un vero tour de force, che porterà il pontefice fino ai 4.100 metri di El Alto in Bolivia e ai 4 metri sul livello del mare del santuario di Guayaquil in Ecuador. Ma anche una «marcia trionfale»: il primo viaggio nell’America Latina di lingua ispanica (dopo l’elezione Bergoglio si era recato in Brasile per la Giornata mondiale della Gioventù) si preannuncia segnato da bagni di folla e tanto affetto.

Un leader per un continente orfano di "padri"
Francesco, il primo Papa latinoamericano, riafferma così, quasi involontariamente, la sua leadership nel continente e, sotto molti punti di vista, in tutto il pianeta. Un’autorità morale sganciata da interessi e giochi politici che può rivolgersi a ciascuno con grande libertà richiamando i principi fondamentali della giustizia, della libertà, della fratellanza e puntando il dito contro la corruzione, lo sfruttamento, la «cultura dello scarto». Francesco lo ha fatto di recente, con grande forza, con l’enciclica «Laudato si’» e si prepara a ripeterlo in questi otto giorni rivolgendosi alla società latino americana in tutte le sue diverse sfaccettature, dalla politica alla Chiesa, dall’economia alla cultura.

Un dialogo difficile fra vescovi e governi
Il continente latino americano che pure cresce a ritmi straordinari e impensabili per la vecchia Europa, tuttavia vive una crisi di leadership: invecchiato il cubano Fidel Castro, scomparso il venezuelano Hugo Chavez, fuorigioco il brasiliano Lula e il paraguayano Lugo, in difficoltà la cilena Bachelet e in procinto di lasciare l’argentina Kirchner. Francesco colma un vuoto ma deve anche vedersela con alcuni «presidenti forti» che invece continuano a governare alcuni Paesi da molti anni e indicano una linea politica. Con molti di questi, inoltre le conferenze episcopali locali si trovano in difficoltà o fanno fatica a tenere aperto un dialogo costruttivo. Tra Chiesa e governi c’è il rischio di assistere a un dialogo fra sordi.

Papa Francesco e il presidente Rafael Correa
Rafael Correa, per esempio è l’uomo forte dell’Ecuador, giunto al suo terzo mandato presidenziale dal 2006. Anche Evo Morales, il primo presidente indigeno della Bolivia è stato al potere ininterrottamente dal 2006. Più recente invece l’elezione del presidente del Paraguay, Horacio Manuel Cartes, imprenditore e presidente di una società di calcio (Libertad), eletto nel 2013. Sono presidenti chiamati a guidare delle «locomotive» economiche che crescono a ritmi impressionanti, ma rischiano di provocare drammatiche disuguaglianze. La cultura della scarto, contro cui si batte Francesco, diventa così una drammatica realtà. Per questo il pontefice parlerà con grande franchezza con i presidenti per chiedere più attenzione ai deboli, agli emarginati, a coloro che finiscono tagliati fuori dal sistema produttivo.

In Ecuador tensioni e scontri di piazza
In Ecuador la situazione è tesa: massicce manifestazioni di piazza, il 2 luglio, hanno provocato scontri con arresti e feriti. Il capo della polizia nazionale, Fausto Tamayo Cevallo, si è dimesso, il ministro dell’interno ha parlato, in una conferenza stampa di «tentativo di colpo di Stato». L’opposizione a Correa si è unita per chiedere più giustizia, più uguaglianza e contestare la legislazione fiscale. Punta a rovesciare i vertici nelle elezioni del 2017. Il Papa farà, in qualche modo da mediatore, grazie anche ai suoi buoni rapporti con Correa, ma senza fare sconti. Al di là delle ideologie e degli scontri politici il pontefice vuole che ci si faccia carico degli ultimi. Ai vescovi chiede più attenzione e disponibilità al dialogo con la politica. Non a caso la conferenza episcopale ecuadoriana ha diffuso un comunicato stampa, dopo gli scontri di piazza, alla vigilia della visita del Papa, affermando che «la protesta cittadina mette in discussione la conduzione dello Stato» ma è un’occasione per aprire il dialogo sulla «giustizia sociale» e sulle riforme ispirate al criterio della solidarietà e sussidiarietà.

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