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Obama contro Trump: l'ultimo tentativo dell"anatra zoppa"

Il Presidente, pronto a consegnare le chiavi della Casa Bianca al tycoon, aggrava la "guerra fredda" con la Russia per colpire il rivale

Non esistono più le “anatre zoppe”. Chi sta al potere ci sta abbarbicato fino all’ultimo e dal suo scranno, seppure delegittimato, non vuole schiodarsi e, anzi, vuol fare e disfare fino all’ultimo. In barba alla democrazia reale. È il caso del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che non si rassegna a dover consegnare le chiavi della Casa Bianca a Donald Trump, eletto lo scorso novembre contro Hillary Clinton fortemente appoggiata proprio da Obama.

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Trump ha espresso idee nette riguardo ai rapporti con la Russia e con Israele. Putin non è più visto da Trump come un avversario naturale, un rivale contro il quale agitare lo spettro di un rafforzamento ulteriore delle sanzioni per la vicenda ucraina e l’attivismo in Medio Oriente (specie in Siria), ma come un potenziale alleato nella guerra al terrorismo, all’Isis, e un partner di nuovi storici accordi (spartizioni?) per aree d’influenza. Quanto poi a Israele, Trump vorrebbe ripristinare il legame indissolubile con lo Stato ebraico, ritenendolo un baluardo dell’Occidente che sarebbe tragicamente sbagliato considerare alla pari con la Palestina e coi Paesi maggiormente impegnati contro Israele.

Ma invece di zoppicare come l’anatra zoppa che è ogni presidente a fine mandato, tanto più se costretto a lasciare il potere a un uomo che la pensa in modo diametralmente opposto su tutto, Obama prende alcune decisioni perfino rivoluzionarie rispetto alla tradizionale politica estera statunitense. Mai gli Stati Uniti erano arrivati al punto di schierarsi alle Nazioni Unite contro Israele. Ma l'"anatra zoppa" lo ha fatto, incurante degli strali via Twitter di Trump che rassicura gli amici israeliani. Al sodo: resistete, tra poco arrivo io.

Mai nei due mandati in cui Obama è stato presidente si era arrivati come in questi giorni a livelli così corrosivi di tensione da guerra fredda tra USA e Russia, col ritorno a vecchi meccanismi di ritorsioni reciproche nell’espulsione di diplomatici “spioni”. Qui non c’entra la legalità, il rispetto della sovranità nazionale o il senso di giustizia.

Qui c’entra la politica. Ed è stupefacente come Obama possa dichiarare che avrebbe battuto Trump. È allucinante che sul Medio Oriente, sui rapporti con la Russia e su Israele le scelte degli ultimi giorni contraddicano tutte le linee programmatiche del “Presidente eletto”, come se il popolo non si fosse espresso.

Anche Trump, tecnicamente, è un’anatra zoppa, una “lame duck”. Perché pur eletto, non si è ancora insediato e non può esercitare appieno i suoi poteri. Ma il 20 gennaio quest’anatra zoppa sarà a tutti gli effetti il presidente degli Stati Uniti, mentre Obama sarà un presidente in pensione. Velleitario e scorretto, quindi, da parte di Obama, il tentativo di screditare il successore. Tanto più che durante la campagna presidenziale Obama si è speso oltre ogni limite per far eleggere la Clinton.

È, perciò, perdente anche lui, punito dagli americani, e oggi privo di legittimazione reale. Ed è, tuttavia, iperattivo. La presidenza di Obama era cominciata con quello che fu considerato uno storico discorso al Cairo, di apertura degli Stati Uniti al mondo arabo e musulmano. Un volta pagina rispetto all’era Bush. Di quella promessa è rimasto poco o niente.

Oggi gli Stati Uniti sono subordinati alla politica di Putin in Medio Oriente, hanno perso i tradizionali riferimenti nell’area e hanno riconquistato soltanto un controverso rapporto con l’Iran che li ha però allontanati da Israele e che peraltro non esclude la Russia. La diplomazia di Putin, forte dell’attivismo militare, prevale oggi sulla fallimentare dottrina dell’appoggio “dietro le quinte” di Obama. I limiti della sua presidenza non sono mai stati così evidenti come in questa sgraziata transizione ruvida, astiosa, inutilmente non collaborativa. Un comportamento, quello di Obama, peggiore delle gaffe di Trump.  

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