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Dopo il sì al nuovo Senato, torna il toto-Quirinale

Anche se Napolitano potrebbe restare ancora un po' per vedere le riforme completate, torna il balletto dei nomi: da Veltroni a Casini a Marcegaglia. Ma Renzi dovrà condividere la scelta con Berlusconi

Dopo il primo via libera alle riforme costituzionali con l’approvazione in prima lettura a Palazzo Madama dell’abolizione del Senato (elettivo), i riflettori si riaccendono sul toto-Quirinale. Anche se nei palazzi della politica ha preso a rigirare la voce che Giorgio Napolitano pur di vedere il compimento di quelle riforme, in nome delle quali ha accettato «il sacrificio» del secondo mandato, potrebbe anche restare un po’ di più, seppur non molto, rispetto alla deadline che si sarebbe  dato con il compimento del suo novantesimo: il 29 giugno del 2015. In ogni caso, anche se aveva invitato i cronisti parlamentari a non esercitarsi più sulla data delle sue dimissioni, è chiaro che l’attenzione ora è puntata sul nome del suo successore. Che con tutta probabilità sarà eletto dal  parlamento attuale. Viene escluso categoricamente nei dintorni del Colle che Napolitano, infatti, sciolga le Camere per un voto anticipato. Questo semmai, secondo i beni informati, lo dovrà fare il suo successore.

Sulla base del «patto del Nazareno», e cioè dell’asse tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, decisivo per il primo sì venerdì 8 agosto del primo via libera alla riforma del Senato, è chiaro che il nuovo presidente dovrà essere largamente condiviso, anche se verrà eletto da questo parlamento, dove la sinistra è in netta maggioranza alla Camera. È per questo che ormai da tempo il nome di Romano Prodi, sempre distintosi per il suo antiberlusconismo non avrebbe più chance.

Di più, al momento ne avrebbe Walter Veltroni, il quale tranne qualche ben selezionata uscita come quella di profilo storico sul trentennale della morte di Enrico Berlinguer, al quale ha dedicato un film, si è rifugiato in un istituzionale silenzio. Ma, nei palazzi della politica, si sussurra che Silvio Berlusconi, tornato centrale, se proprio dovesse scegliere tra Veltroni e Pier Ferdinando Casini, altro nome del toto-Quirinale, potrebbe scegliere il leader dell’Udc. Ma questa è solo un'ipotesi. Probabilmente neppure Casini sarebbe l'ideale per FI.

Resta il pallino di Matteo Renzi: quello di piazzare una donna sul colle più alto. Nel toto-Quirinale continua a circolare il nome del ministro della Difesa Roberta Pinotti (ex Ds) alla quale però potrebbe essere contrapposta la ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Lo scorso aprile Marcegaglia stessa aveva auspicato una donna al Colle, smentendo però una sua candidatura. Marcegaglia sarebbe certamente vista come una candidatura più unitaria e bipartisan della Pinotti. Ad ogni modo, il nuovo inquilino del Colle, se, come sembra, sarà eletto dall’attuale parlamento, è destinato ad essere un presidente di transizione in vista del completamento del cambiamento dell’assetto istituzionale.

C’è già chi ipotizza che Renzi, dopo averla negata a Forza Italia, alla fine sceglierà una forma semipresidenziale che gli consentirà di diventare capo dello Stato. «Sarebbe l’unico modo per durare dieci anni e diventare il Tony Blair italiano. Sennò messo così al governo questo non dura», ipotizzano i suoi detrattori nel Pd. E se il vero nome del toto-Quirinale alla fine, anche se non nell’immediato, fosse proprio Renzi? (Naturalmente a quel punto sarebbe necessaria una modifica al limite d'età oggi fissata a 50 anni per accedere al Quirinale. Una proposta che lo stesso Renzi aveva avanzato ai tempi delle primarie).

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