Nina, che gioca a fare la rivoluzione
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Nina, che gioca a fare la rivoluzione
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Nina, che gioca a fare la rivoluzione

La ragazza del bacio dice di odiare gli agenti. Ed è prigioniera dei suoi stereotipi.

Nina de Chiffre, 20 anni, è un sacco di cose. studentessa di medicina a Milano, modella, istruttrice di nuoto. Ma sembra voler essere soprattutto una No-Tav. La convinzione che non possano esistere valori diversi dai suoi, la sua contrapposizione a tutti i costi, come la coerenza nell’intransigenza, più che le caratteristiche dell’avere vent’anni sembrano l’applicazione stereotipica dell’idea di avere vent’anni. Per evitare che la foto del suo gesto si trasformasse nella locandina radical chic di un film sull’amore impossibile, dichiara sul suo profilo di Facebook (e poi alla trasmissione radiofonica La Zanzara, su radio 24): «Nessun messaggio di pace, anzi, questi porci schifosi li appenderei solo a testa in giù».

Quel che Nina non sembra in grado di considerare è che se «loro, per regolamento, non possono reagire a nessuno stimolo proveniente dai manifestanti» come ha dichiarato, è frutto di una precisa strategia delle forze dell’ordine che rappresentano lo stato. E che con la sua reazione pacata l’agente non dimostra altro che la superiorità dell’apparato statale rispetto all’estemporaneità naïf di chi gioca a fare la rivoluzionaria, senza che in Val di Susa si stia combattendo alcuna rivoluzione. Influenzata dai media e forse dai guru della decrescita, Nina sembra sentirsi un’indiana che combatte per la sua terra. Però non è l’erede dei movimenti studenteschi del passato, semmai è soltanto una reduce stanca, ormai parte di un movimento senza grandi ideali, legato agli interessi di bottega di un gruppo di proprietari immobiliari, diventati un paradossale simbolo resistenziale contro la mobilità, i posti di lavoro e il progresso. eppure nina, come tutti i ventenni, avrà pure altri sogni e altre ambizioni.

E spiace appiattirla su questa immagine, esattamente come lei si sente di appiattire i suoi «nemici». Perché non c’è niente di peggio che autoetichettarsi come una bidimensionale antagonista, desiderosa solo di distruggere e incapace di porre le basi per costruire qualcosa. Come qualunque ventenne non può essere solo un poliziotto, dovrebbe ricordarsi più spesso che anche lei, oltre che attivista e manifestante No-Tav, è anche studentessa, modella e nuotatrice

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