Napolitano e il Natale in casa Cupiello
ANSA/ ANTONIO DI GENNARO - UFFICIO STAMPA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
Napolitano e il Natale in casa Cupiello
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Napolitano e il Natale in casa Cupiello

Il presidente della Repubblica traccia un solco tra lui e Forza Italia, senza ritorno

Giorgio Napolitano minaccia le dimissioni in caso di voto anticipato. Lancia, in un paese scosso da “tensioni sociali”, un Sos sull’urgenza della riforma della legge elettorale. Quella riforma che per il capo dello Stato può essere fatta dalle stesse forze “della maggioranza che sostiene il governo”. Quindi, anche senza Silvio Berlusconi e Forza Italia.

Tenta di blindare così l’esecutivo ormai delle strette, anzi strettissime, intese incalzato dalla oggettiva competizione scatenatasi tra il premier Enrico Letta e il neosegretario del Pd Matteo Renzi. Competizione  di cui a fare le spese rischia di essere la stampella alfaniana, decisiva al Senato. Ma il presidente della Repubblica scava anche oggettivamente un solco profondo, e ormai quasi incolmabile, con Berlusconi e FI, senza i quali il governo delle larghe intese non sarebbe mai nato. 

Lancia loro un appello per fare le riforme costituzionali. Se però a Ferragosto l’ex premier era ancora per Napolitano “il leader incontrastato” di quasi dieci milioni di italiani e se ancora prima, secondo il presidente,  le sentenze seppur definitive potevano “anche essere criticate”, ora per Berlusconi fatto  decadere da senatore, neppure un mese fa, e senza quel diritto alla difesa, invocato perfino da Luciano Violante, da una maggioranza di sinistra e grillina, c’è solo un divieto secco.

Del tipo: non ti autorizzo. Napolitano afferma che non autorizza nessuno a parlare di “colpi di Stato” nei quali sarebbero implicate le “alte cariche istituzionali”. Si riferisce al duro attacco sferrato dal Cavaliere che ha parlato di “4 colpi di Stato”: avviso di garanzia a mezzo stampa a Napoli nel ‘94 mentre da premier era riunito con i grandi della terra; ribaltone del ’95; avvento del governo Monti nel 2011 senza che il governo cadesse in parlamento; decadenza da senatore dopo la condanna Mediaset. Napolitano non ci sta. E’ la frase celebre di Oscar Luigi Scalfaro al quale viene di fatto equiparato.

Della vertiginosa parabola giudiziaria e politica del Cav Napolitano dà una spiegazione che il vicepresidente del Senato ed esponente di punta di FI, Maurizio Gasparri, definisce “minimalista”. Una spiegazione che oggettivamente contrasta con le parole usate dal presidente fino a Ferragosto. Ma da quando, il 9 settembre, al Senato con tempi dalla velocità supersonica, fu issata quella sorta di “ghigliottina” della decadenza dalla giunta per le Elezioni, dal Colle scese solo un assordante silenzio.

E questo accadde mentre importanti costituzionalisti, che certamente berlusconiani non sono, ponevano seri problemi di regolarità sulla applicazione retroattiva della legge Severino.

Ora proprio il presidente di quel delicatissimo organo che è la giunta per le Elezioni tenuto alla massima segertezza, Dario Stefàno, sta per sfornare un instant book su quella vicenda (sic!). Stefàno resterà al suo posto, in attesa di qualche altra decadenza?  Quella di Berlusconi avvenne con voto elettronico e quindi palese, “in violazione del regolamento del Senato”, si opposero invano i senatori di FI, capeggiati da un ex magistrato di prestigio come Francesco Nitto Palma e un avvocato rigoroso come Elisabetta Alberti  Casellati.

Questi sono gli interrogativi, autorizzati o meno, ma reali dei milioni di italiani che insieme al Cavaliere hanno visto decadere anche il loro voto. Napolitano è anche il loro presidente. Tanto più che fu proprio Berlusconi il leader a chiedere per primo e con maggiore insistenza che accettasse il sacrificio del secondo mandato. Questa è la realtà che si affaccia sotto il colle più alto. Una realtà che il solitamente moderato deputato e dirigente azzurro Gregorio Fontana, presente agli auguri di Napolitano alle più alte cariche dello Stato, ha dipinto duramente così: “Se non siamo andati via  dopo le parole di Napolitano è stato solo per il rispetto del luogo (il Quirinale ndr) in cui eravamo”. Se non si tiene conto di tutto questo il rischio è che questo, per usare una metafora teatrale,  sia un Natale in casa Cupiello.

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