"20 - The Greatest Hits" raccontato da Laura Pausini
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"20 - The Greatest Hits" raccontato da Laura Pausini
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"20 - The Greatest Hits" raccontato da Laura Pausini

Dal 12 novembre 2013, in tutti i negozi arriva il doppio cd tra rarità e grandi successi reinterpretati. E tre inediti

Eccoci a Milano, all'Hotel Armani dove Laura Pausini ha presentato "20 - The Greatest Hits", il doppio cd dove in 38 tracce riporta tutta la sua grande musica. Un successo internazionale in un album dallo spirito latino ma al cuore italiano che ha raccontato oggi in una conferenza stampa di oltre un'ora.

Ecco tutte le sue dichiarazioni. 

I SUOI INIZI, LA SUA VITA

«Scusate il ritardo, chi mi conosce sa che parlo tantissimo. Eccomi. Grazie a un amore vero tra Fabrizio e Gianna, sono cresciuta in una famiglia con i valori che mi hanno trasmesso, con valori che non sono cambiati fino a oggi. Che l'educazione che un genitore può dare a un figlio, può far diventare una persona speciale. La nostra famiglia sinceramente lo è».

«Da bambina speravo di diventare una cantante di piano-bar in un ristorante vicino casa, per non essere mai troppo lontana. A 8 anni sono andata a Bologna a sentire mio padre, cantante di piano bar. Per il mio compleanno volevo il microfono di mio padre, sono salita sul palco, era bassissimo e ho cantato Dolce Remì. Mio padre mi ha detto: vuoi cantare? Me lo stai chiedendo tu? Da quella sera, tutti i weekend ho fatto piano bar con lui».

«Papà mi ha fatto ascoltare tanta musica per far scegliere a me cosa piaceva. Ascoltavo generi che a 8 e 10 anni che capivo tanto, erano in inglese. Mi sono innamorata poi degli italiani e a 16 anni in un Caffè, mio padre mi ha detto che se non c'ero io non poteva più suonare. Da quel momento ha fatto piano bar tutti i giorni. Cantavo dalla mazurca al jazz, dal pop al soul. Devi accontentare il pubblico che hai davanti. Questa è tutta la mia scuola. Da Raoul Casadei a Etta James».

«È vero che studiavo per fare architettura, ma alla fine alla sera preferito fare piano bar. Mio padre pensava che fosse riduttivo e mi ha iscritto a Castrocaro, il Festival. Ho fatto il concorso perché mia madre mi ha convinto, ho cantato "New York New York" e sono arrivata ultima. Pensavo che quelli famosi fossero raccomandati. Tramite Tv Sorrisi e Canzoni, mi iscritti a Sanremo Famosi. Ero molto arrabbiata, perché questa volta non potevo portare una canzone famosa, ma una canzone inedita. Non conoscevo degli autori, ma conoscevo a Rimini dei ragazzi che facevano canzoni su ordinazione. Gli ho detto che le mie preferite erano Mia Martini, Anna Oxa, Mietta e alcune altre grandi voci. Da quel momento ho vinto e papà mi ha detto che aveva ragioni lui, ho fatto la finale al 1991 a Sanremo e ho vinto entrando 'di diritto' a Sanremo ufficiale. Ma non mi ha chiamato nessuno, mio padre voleva fare polemica da Costanzo. Alla fine per una grande fortuna, un giornale locale, il Resto del Carlino ci ha contattati dicendomi che un produttore italiano voleva farmi un provino. Ho provato tre canzoni e sono andata a Milano, mi sono presentata di fronte alle discografiche e davanti a me tutti quelli che mi danno baci e mi dicono sei bravissima, tranne Fabrizio Giannini, tutti mi dicevano: ci dispiace, per noi non va bene. Sono sempre rimasta Warner anche se a volte volevo correre a gambe levate».

«Mentre facevo una lezione di disegno, ho ricevuto una chiamata da mio padre a scuola che la bidella diceva che piangeva. Mio padre mi annunciò l'arrivo a Sanremo. Non so spiegare cosa sentivo, quando sono tornata a casa con gli occhi uguali a quando mi ha detto che sono speciale o buonanotte. Sono felice. La maturità mi ha reso molto emotiva». (Si emoziona)

L'IDEA DEL GREATEST

«La verità è che quando sono andata in Warner di fare un Greatest ho portato una lista di 4 cd. Giustamente mi hanno detto che non sarebbe potuto diventare un prodotto per tutti, così ho tolto delle canzoni e ho lasciato quelle che sono davvero delle hit, includendo i primi due singoli di ogni album e i più suonati dalle radio. Mi sono resa conto inoltre che avevo fatto dei duetti che non potevo non mettere, duetti che mi hanno proprio cambiato dal punto di vista vocale, come quello di Michael Bublé. Un insegnamento così interessante a tal punto da voler fare qualcosa del genere anche io. Ho ricantato le canzoni più vecchie, per una ragione cronologica per cui desideravo spiegare cosa ho imparato in 20 anni».

ENNIO MORRICONE

«Avendo collaborato e vissuto in moltissimi Paesi, ho imparato molto. La prima cosa a cui ho pensato è "La solitudine". Provo a chiamare Morricone, anche se non ero fiduciosa e anche se immaginavo mi avrebbe detto di no. Ho chiamato Ennio e voleva che lo richiamassi alle 6 del mattino, l'ho fatto e ci siamo dati appuntamento a casa sua nel pomeriggio. Gli ho proposto "La solitudine" da riarrangiata a carta bianca. La faccio volentieri. Siamo diventati più amici, siamo stati un pomeriggio insieme e ogni cosa mi teneva informata passo passo, mi chiedeva se voleva che tenessi la stessa velocità, se volevo mettere i corni. Non ha voluto i cori come l'originale ed è stato dolcissimo, è una persona molto umile, non si rende conto di essere l'eccellenza italiana. È così umile che lo apprezzi ancora di più, lo avrei fatto tutto con lui questo album».

I DUETTI

«Arrivata in Sudamerica per la prima volta, ho visto un sacco di fotografi e vedevo che le telecamere arrivavano da me. Io non sapevo di essere già molto conosciuta in Messico. Da subito mi sono sentita adottata da loro. Quando canto in spagnolo per loro sono una locale, come Shakira e Ricky Martin, un trattamento molto più complicato perché cantiamo in italiano. Tutti i dischi che escono dobbiamo ricominciare da capo, per farci conoscere e riconoscere». 

«Parliamo di "Non c'è". Tutti suonavano quella canzone in vari stili, all'inizio mi ha dato un po' fastidio. Lui mi ha ricordato che avrei dovuto fare quel brano in un omaggio in quello stile, così gli ho proposto di arrangiare quel brano in salsa, facendomi aiutare da Marc Anthony ed è una delle rivisitazioni più azzeccate con la stesura identica ma con un significato molto più vicino a me, al quella parte del mio mondo latino. Tranne Celine Dion, tutti gli altri hanno accettato la mia proposta. La canzone scritta da Biagio Antonacci, vivimi, la volevo cantare con Alejandro Sanz, uno molto attento anche ai nostri cantautori, uno dei pochissimi latini che guarda i testi più che alla musica. Siccome la sua tonalità non è giusta per lui, mi ha chiesto di abbassarla. Abbiamo creato delle armonie che hanno creato un nuovo sound, molto speciale, molto profonda. Poi ho cantato con Lara Fabian, che è una delle voci più belle del mondo femminili, abbiamo cantato "Io canto", metà in italiano, metà in francese».

GLI INEDITI

«Per gli inediti ho provinato parecchie canzoni che mi piacevano per musica e non per il testo. Poi arrivano quattro canzoni di Virginio, una si chiama "Limpido", fatta pianoforte e voce. L'ho presentata registrata da me con un vecchio Garage Band in versione non ballad. In un telegiornale straniero l'ho cantata in versione acustica, anche. Ho chiesto un arrangiamento moderno e molto asciutto. Poi ho chiesto a Kylie Minogue un duetto, una donna e artista che è un po' l'opposto mio. Le cose diverse da me riesco a realizzarle meglio. Se qualcuno è uguale a te, certe cose le sai già. Le ho mandato altre canzoni vecchie, ma lei ha scelto di fare "Limpido", ci siamo gasati molto all'idea. Lei è venuta a Roma, molto diversa da come me la immaginavo, pensavo fosse diva e invece l'ho trovata molto semplice. Lei non ha solo sentito la canzone, ha voluto la traduzione del testo e per il significato che in qualche modo ci unisce. Volevo fare una canzone che esprimesse come io la penso nell'atteggiamento tra esseri umani. Dobbiamo dire chi siamo».

«Dove resto solo io, si chiamava Altrove (Virginio forse non è molto contento di questa scelta), ma è una canzone di cui abbiamo cambiato il titolo perché potesse sembrare facile anche per un pubblico internazionale. Nella canzone "Dove resto solo io" parla di una persona che rimane in una solitudine bellissima, romantica, complice, è come avere una casa che non ha delle pareti, ma è la nostra casa. Siamo così uniti e entra un sacco di luce in questa solitudine. Una canzone che è stata scritta alla fine è "Se non te" l'ho fatta scrivere ad Agliardi perché è un po' sempliciotta la mia bozza iniziale. È una canzone dedicata alla mia famiglia, sono insieme da 40 anni, come tutte le coppie hanno avuto i loro momenti sì e i loro momenti no. Loro due quando si guardano, sono belli da guardare. Vedere il loro amore».

IL PAPA'

«I miei genitori hanno perso tre figli prima di me, mia madre è stata nove mesi a letto per aspettarmi e nello stesso periodo voleva andare a suonare per un'occasione molto importante nei Pooh, ha scelto di non andare e ha fatto una rinuncia enorme. È un uomo dal carisma molto forte. Secondo lui la musica è finita. Per me la musica comincia adesso, dopo 20 anni».

RAMAYA

«L'album comincia da Ramaya, cassetta trovata da mio padre durante la registrazione del disco, è arrivato a casa e mi ha portato quella cassetta. E si sente che partivo timida e poi ho cantato con una grinta che è la stessa che ho oggi. Con il microfono non ho paura, dico molte più cose, mi sento molto più a mio agio. Ho molta meno paura sul palco di quando sono sotto. Sono pochi secondi ma si capisce già com'ero».

LA VOCE DI PAOLA

«Non so se vi è mai capitato di sentire la volta In cui avete detto mamma e papà, io l'ho beccata mentre mi chiamava per la prima volta e l'ho registrata. Quando non riesci ad avere figli devi lavorare molto con te stessa, quando succede è un miracolo. Simbolica è questa canzone, "Celeste", la convinzione che quella cosa sarebbe potuta diventare realtà. Forse non c'entra niente con questo disco, ma Paola e la sua nascita c'entra molto. Nella mia vita sono successe cose che sono il frutto di tantissime coincidenze».

CANTO ME STESSA

«Devo ringraziarvi, permettetemi di celebrare il mio ventennale dicendo la cosa che vi ho detto quando vi ho conosciuto: grazie. Facendo in modo che le cose cattive non diventino mai un ostacolo per me. Questo è il mio genere, so che ad alcuni di voi giornalisti non piace, ma è così».

«Canto ciò che mi viene naturale, canto per istinto e la musica per me deve continuare a essere una forma naturale. Non parlo come un cantautore colto, non lo sono. Lo faccio a casa, ma so che non mi viene naturale».

IL TOUR E GLI ABITI

«Ho deciso di fare un po' di nazioni, privilegiando l'Italia con alcune date del mio tour. La mia prova generale sarà a Pesaro è lì che mi metterò alla prova, rinnovando la collaborazione guidata da Giorgio Armani per quanto riguarda i vestiti, anche se con più taglie di una modella, scegliendo il bianco anche se lui preferisce che mi vesta di nero, omaggiando Bianca Jagger, una mia icona femminile per le sue attività benefiche. La posizione della cover è la posizione dell'albero nello joga per trovare un equilibrio. Ci saranno degli archi, ci sarà uno spettacolo teatrale nei palazzetti, coinvolgendo il pubblico come se fossimo a teatro. È tutto basato sulla musica, ma faremo uno show molto elegante con effetti speciali con molta cura per i dettagli. Un palco molto pulito».

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