Melandri, auto-rottamata e subito riciclata
Melandri, auto-rottamata e subito riciclata
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Melandri, auto-rottamata e subito riciclata

La nomina dell'ex ministro della Cultura a presidente del Maxxi di Roma dimostra che il rinnovamento è troppo spesso un'operazione di maquillage

E poi dicono che rottamarli è una cattiveria, una forma d’arroganza. No, rottamarli è un dovere nei confronti dei nostri figli, perché non succeda mai più in Italia che un ministro “tecnico”, Lorenzo Ornaghi, titolare dei Beni culturali, nomini presidente di un importante e prestigioso museo di arte contemporanea italiano, il Maxxi di Roma, una deputata ex ministro “politico” della Cultura che ha da poco annunciato, nell’indifferenza quasi generale vista la caratura del personaggio, di non ricandidarsi alla Camera. Auto-rottamata e subito riciclata. Giovanna Melandri, che a leggere tutti i commenti dei quotidiani di oggi, di qualsiasi orientamento, non ha lasciato segni memorabili come titolare della Cultura, ha una storia di militanza ambientalista e nessuna competenza specifica di critica e storia dell’arte.

Ma quello che i commentatori non possono dire, perché la Melandri ha potuto reagire diffusamente alle critiche solo tardi, a Omnibus Notte, è che l’autodifesa della diretta interessata è un orrore. Incalzata dagli altri ospiti sull’incompatibilità tra il nuovo incarico e la permanenza a Montecitorio, non ha mica annunciato che si sarebbe dimessa! Ci penserà, ha detto, poi ha glissato. Quindi non si dimette… E, secondo, con lo sguardo perso ha rivelato, non richiesta, che voterà Pier Luigi Bersani alle primarie del PD (già, dimenticavamo che è del PD, entrata 21 anni fa nella Direzione del PDS), lei che da sempre è veltroniana, quindi tendenzialmente sostenitrice di Matteo Renzi.

E seppure tenga a precisare, anche qui non richiesta, che le è stata sollecitata da Ornaghi la disponibilità a ricoprire l’incarico “solo negli ultimissimi giorni”, quindi prima dell’annuncio di non ricandidarsi, a nessuno sfugge la coincidenza. Bersani non sapeva nulla? Allora questa vicenda insegna due cose (al di là del fatto che, per favore, giù le mani dalla cultura!). La prima è che il PD di Bersani non è cambiato e rottamare la classe dirigente significa non solo favorire il ricambio in Parlamento (dove la Melandri siede dal 1994, ben oltre il limite dei 15 anni che è la regola interna del suo partito), ma anche evitare che la rottamazione sfoci nell’ennesimo riciclaggio, nella solita porta girevole che dal Parlamento ti catapulta su altre e non meno importanti poltrone, senza averne i titoli.

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