Dalla nave fantasma ai distributori del caffè: 5 maxi truffe del 2014
Getty Images
Dalla nave fantasma ai distributori del caffè: 5 maxi truffe del 2014
News

Dalla nave fantasma ai distributori del caffè: 5 maxi truffe del 2014

Immigrati falsi, rifornimenti inesistenti e miliardi di titoli di credito contraffatti. Così sono stati sottratti milioni di euro

Un danno all'Inps per 4, 5 milioni di euro

La Guardia di Finanza ha scoperto una maxi truffa ordita da 325 stranieri ai danni della casse dell’ Inps dalle quali sono stati sottratti indebitamente ben 4 milioni e mezzo di euro.

Gli immigrati dopo aver ottenuto in Italia il sussidio mensile di 450 euro,  sono tornati nel paese di origine “dimenticando” di  cancellarsi dall’anagrafe. Grazie alle indagini incrociate delle Fiamme Gialle è emerso che questa maxi truffa ha coinvolto 75 province italiane. il "blocco" dei sussidi indebitamente percepiti ha già fatto risparmiare allo Stato oltre 2 milioni di euro.

La Guardia di Finanza spiega nel rapporto che i "finti immigrati percepivano il trattamento assistenziale mediante accredito in conto corrente pur avendo fatto ritorno ai loro paesi d’origine o essendosi assentati oltre 30 giorni dal territorio nazionale senza alcuna comunicazione ai fini della sospensione temporanea del beneficio, come previsto dalla normativa vigente". In pratica il sistema funzionava così: le famiglie italiane facevano venire in Italia un parente che viveva all'estero e lo facevano soggiornare il tempo di vedersi riconosciuto il sussidio. Poi, il parente rientrava a casa ma continuava formalmente a percepire illegittimamente il sussidio.  Le Regioni maggiormente coinvolte sono state Lombardia, Lazio e Campania.

 

Le finte chiavette del caffè

ANSA/ Claudio Lattanzio Ansa

Truffa negli stabilimenti Fiat: 15 arresti, piuù di 100 indagati. È accaduto a Termoli, Campobasso.

Pagavano 5 euro a una organizzazione che clonava le chiavette e consumavano 15 euro nei distributori automatici di bevande situati negli stabilimenti Fiat di Termoli, Pratola Serra (Avellino), Foggia e nella Sevel di Atessa (Chieti) per un giro d'affari arrivato in meno di un anno a oltre 300 mila euro.

Ai gestori delle macchinette, invece, non arrivava nemmeno un euro, ma a loro carico c'erano i costi della continua rifornitura di bevande e snack all'interno delle fabbriche. Una vera e propria truffa quella orchestrata da un gruppo di 15 persone che si stava allargando a macchia d'olio nel centro sud Italia scoperta e stroncata dai carabinieri di Termoli.

La Procura di Campobasso ha iscritto piu' di 100 persone sul registro degli indagati; sono gli operai utilizzatori delle chiavette, tra dipendenti diretti della Fiat e collaboratori di ditte esterne. A carico degli arrestati e' stata formulata l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, riciclaggio e alterazione strumenti di pagamento mentre per gli utilizzatori, l'ipotesi di reato e' truffa con l'utilizzazione abusiva di strumenti di pagamento alterati.

Dollari falsi per la banca vaticana

Getty Images

Una mega truffa ai danni dello Ior, l'istituto di credito del Vaticano, è stata sventata dalla Guardia di Finanza in collaborazione con la Gendarmeria vaticana. I militari hanno sequestrato titoli di credito al portatore per diversi miliardi di euro, dollari e anche altre valute pregiate.
Sono stati denunciati due stranieri, uno dei quali aveva tre passaporti. Il tentativo di truffa è stato messo in pratica da un olandese e un americano.

I due uomini sono stati bloccati mentre entravano in Vaticano dall'ingresso di Sant'Anna muniti con una valigetta e intenzionati a depositarne il contenuto di titoli falsi per miliardi di valuta pregiata allo Ior.

Fermati dalla Gendarmeria vaticana hanno millantato conoscenze con due cardinali. Il loro obiettivo era ottenere l'apertura di una linea di credito con cui, poi, agire sui mercati internazionali. L'operazione è stata possibile grazie alla nuova normativa antiriciclaggio approvata dal Vaticano.


Mafia Capitale e il gasolio

In un frame da un video della Guardia di Finanza, la Victory I, nave affondata nel 2003 ANSA / US GUARDIA DI FINANZA


Dalla Capitale alla Sicilia, precisamente ad Augusta. Gli interessi di Massimo Perazza, detto “Massimo il romanista”, personaggio già emerso nell’ambito dell’operazione Mondo di mezzo dei Carabinieri del Ros, si erano dirottati anche sulle forniture di petrolio per la Marina Militare.

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, infatti, ha scoperto un’associazione composta da imprenditori e militari che aveva organizzato, solo cartolarmente, la consegna di 11 milioni di litri di gasolio presso il deposito della Marina Militare di Augusta a Siracusa.

Ovviamente, di questo gasolio, costato allo Stato oltre 7 milioni di euro, non ne è mai stato scaricato neppure una goccia.

Ma per scaricare del gasolio fantasma, i brokers, non potevano che utilizzare una nave fantasma. Ed è così che i falsi rifornimenti venivano effettuati dalla nave cisterna “Victory I”, un mercantile naufragato nell’Oceano Atlantico nel 2013. Nel naufragio morirono numerosi membri dell’equipaggio e molti altri risultano, ancora oggi, formalmente dispersi.

"Rubavano" la pensione

Guardia di Finanza

Militari della Guardia di Finanza di Catania hanno scoperto una truffa all'Inps da parte di 23 italiani emigrati all'estero che avrebbero continuato a percepire indebitamente l'assegno sociale per un importo di oltre 620 mila euro. Le indagini riguardano Caltagirone, Licodia Eubea, Mirabella Imbaccari, Mineo e Vizzini.

Secondo l'accusa, gli indagati, tutti ultra 65enni, avrebbero usufruito della cosiddetta pensione sociale, che ammonta a circa 500 euro mensili, compresa la tredicesima, che spetta a chi risiede in maniera stabile e continuativa da almeno 10 anni in Italia. Dalle indagini è emerso che 23 italiani, pur risiedendo stabilmente e anche da diversi anni in Argentina (12 casi riscontrati), Venezuela (2), Brasile (1), Stati Uniti d'America (3), Australia (2) e Germania (3), abbiano omesso qualunque comunicazione all'Istituto previdenziale e abbiano illecitamente continuato a beneficiare del trattamento sociale per un importo complessivo superiore ai 620 mila euro.

In tre casi gli indagati sono risultati deceduti da alcuni anni, ma gli eredi hanno continuato ad incassare tranquillamente l'assegno mensile erogato dall'Italia.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti