Marò, Natale da detenuti in India a stipendio ridotto

Dopo nove mesi e mezzo i fucilieri del San Marco Latorre e Girone sarebbero senza più indennità di missione nè di imbarco.

Ii due fucilieri del San Marco, da nove mesi e mezzo detenuti in India e da tempo con lo stipendio ridotto. (Credits: Lapresse)

Eleonora Lorusso

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285 giorni, oltre 40 settimane, nove mesi e mezzo. Tanto è passato da che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre si trovano in India, detenuti  con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani durante un'azione antipirateria. Ma soprattutto senza che l'India sembra volersi decidere ad applicare il codice internazionale che prevede che, in quanto militari, i fucilieri del Reggimento San Marco debbano essere processati nel Paese d'origine. La lunga ed estenuante attesa di un pronunciamento dei giudici indiani in merito alla giurisdizione rischia ora però di far trascorrere il Natale ai due militari italiani a Kochi, nella regione indiana del Kerala. E la beffa è che da mesi hanno lo stipendio decurtato: non ricevono più nè l'indennità di missione nè quella per l'imbarco.

Si tratta di circa 600 euro al mese in meno che i due fucilieri non si trovano più in busta paga. L'Amministrazione ha infatti tolto, in automatico, l'indennità di imbarco, dal momento che Girone e Latorre non si trovano più a bordo del mercantile Enrica Lexie, dove erano in missione antipirateria sotto l'egida dell'Onu: un indennizzo pari 45 euro al giorno lordi. Ai quali si aggiungevano altri 15 euro, sempre lordi, come indennizzo per il "fuori sede", ovvero la missione vera e propria. Il che significa che da mesi i due militari prendono quasi un quarto in meno dello stipendi rispetto a quanto prenderebbero se fossero ancora in missione all'estero.

Nel caso di un sottufficiale come Latorre, maresciallo di 45 anni, dunque più "anziano" e alto in grado rispetto a Girone (sergente, 34 anni), si aggira sui 1.700 euro al mese. Non una cifra da "nababbo", come forse qualcuno poteva pensare, e certamente di gran lunga più bassa rispetto a quella dei politici, che invece incassano indennizzi anche quando perdono gli incarichi o continuano ad usufuire di auto blu, benefits e servizi di vario genere. Per non parlare delle pensioni, alle quali i parlamentari hanno diritto mediamente dopo appena 5 anni di mandato.

Più di uno, poi, si chiede se, una volta risolta la questione e in caso i due militari risultino innocenti, verranno loro restituiti gli arretrati, con gli interessi. Oppure se, in caso contrario, gli verranno anche addebitate le spese dell'albergo nel quale si trovano, dopo essere stati scarcerati a inizio estate. Al di là dello stipendio, resta la situazione di stallo (e sfinimento per i familiari dei due marò) che si trascina dal 15 febbraio scorso, per la quale non sembra esserci una soluzione imminente, almeno ufficialmente. Il 15 dicembre i giudici indiani torneranno nuovamente in ferie, con il serio rischio di un ennesimo rinvio del pronunciamento sulla giurisdizione del caso. Insomma, la quasi certezza che i marò trascorreranno Natale in India.

"Per tutti noi militari è purtroppo motivo di sofferenza - ha detto a Panorama.it l'Ammiragio di Divisione, Mario Caruso, Comandante del Raggruppamento Subacquei e Incursori della Marina Militare - perchè tutti nella nostra carriera veniamo chiamati a prestare servizio all'estero, sempre sotto l'egida e la volontà della nostra Nazione. Ed è "singolare" che questi due nostri colleghi si trovino detenuti per non aver fatto null'altro che quanto gli era stato ordinato di fare. Quantomeno in buona coscienza".

Ancora una volta e da più parti viene ribadito che, in caso di processo, il diritto internazionale prevede che i militari siano processati nel loro Paese d'origine, come accaduto anche con i militari americani all'epoca dell'incidente del Cermis o nel caso del soldato Usa che ha bruciato, solo pochi mesi fa, una copia del Corano in una base americana in Afghanistan.

"L'India sembra non voler decidere o quantomeno sembra non volerlo fare nell'imminenza e sulla base della legislazione internazionale" continua l'Ammiraglio Caruso, che ricorda l'impegno dei ministeri degli Esteri e della Difesa, aggiungendo però: "La Nazione è tutta vicina a Girone e Latorre, lo avvertiamo e io stesso incontro tanta gente con il fiocco giallo indosso a significare che desideriamo che ritornino. Adesso è il momento che questi sforzi si concretizzino e che in India accettino che la giurisdizione è italiana e che dovranno essere giudicati in Italia, se il loro comportamento è stato sbagliato".

Anche la strada dello scambio di progionieri , tra i circa 115 detenuti indiani in Italia e alcuni italiani in India, tra i quali i marò, sembra non aver ancora portato risultati concreti, nonostante l'accordo tra Roma e New Delhi sia stato raggiunto lo scorso agosto. Ma il mondo militare non vede di buon occhio questa intesa e sottolinea come l'Italia non chieda l'impunità per Girone e Latorre, ma che siano semplicemente rispettate le leggi internazionali da parte di un Paese membro delle Nazioni Unite.

Intanto la comunità militare continua a sostenere i familiari dei marò e prosegue con la raccolta fondi per comprare dei regali di Natale ai figli di Girone e Latorre, che presumibilmente non vedranno i padri per le feste. L'iniziativa lanciata da Elena Spirito Perrone è stata accolta con calore, tanto che alcuni giorni fa si erano superati i 1.400 euro complessivi. Un atto concreto da parte di gente comune, che non vuole gesti ecclatanti dallo Stato, ma solo più sensibilità.

Quella stessa che 60 anni fa mancò anche nel caso del Comandante Andrea Gianoli, classe 1922, medaglia d'Argento al valor militare, partito volontario per Gibilterra, nell'estate del 1943. Dopo aver affondato alcune unità navali a bordo dei cosiddetti "siluri a lenta corsa" ed essere stato catturato dagli inglesi, venne deportato in Gran Bretagna e, non volendo "collaborare" con gli inglesi, rimase prigioniero in un campo di concentramento per tre anni. Tentò anche di fuggire per ben tre volte e in un caso riuscì a raggiungere l'Irlanda, dove però venne ricatturato. Ebbene, quei tre anni non risultano nel calcolo ai fini pensionistici, sono come un "buco nero" nella vita del 90enne ex palombaro di Sondalo, in Valtellina, che per l'Inps dal 1943 al 1946 risulta semplicemente "in aspettativa". Come dire: in "vacanza" in Inghilterra, per aver fatto il suo dovere, come sono "in vacanza" Girone e Latorre in India. Per aver fatto il loro dovere.

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