Le 4 notizie (di politica estera) più calde del 2013
JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images
Le 4 notizie (di politica estera) più calde del 2013
News

Le 4 notizie (di politica estera) più calde del 2013

Cina, Stati Uniti e Medio Oriente, ecco le aree geografiche da tenere sotto controllo

Il 2013 sta ormai per finire, ma ci sono una serie di fatti che lo hanno caratterizzato che faremmo bene a non dimenticare, essenzialmente perché potrebbero avere forte ripercussioni nel 2014. Angela Merkel è stata rieletta, Bashar Hafez al-Assad ha rinnegato il buon senso (e i consigli della comunità internazionale) al punto tale da aver scelto di andare avanti nella sua pulizia etnica ricorrendo anche all'utilizzo delle armi chimiche. A Istanbul e San Paolo ieri e a Kiev, Bangkok, il Cairo e Khartoum oggi migliaia di persone continuano a protestare nelle piazze per far sentire la loro voce, e per chiedere "profondi cambiamenti". In Corea del Nord sta prendendo forma, sotto la guida di un leader giovanissimo che, secondo tanti, avrebbe rinunciato ai metodi brutali che furono del padre e del nonno, un regime che, contrariamente ad ogni aspettativa, è ancora più violento dei precedenti. Anche la Cina sta tornando sui suoi passi, approvando qualche riforma da un lato, e riaccentrando dall'altro il potere nelle mani del suo nuovo Presidente Xi Jinping.   

Tante cose sono cambiate negli ultimi dodici mesi, e tra i fatti che plasmeranno più profondamente il 2014 ne vogliamo ricordare altri quattro:

1) La rivoluzione energetica americana. Se Messico e Stati Uniti saranno davvero in grado di trasformarsi in paesi esportatori di risorse energetiche, oltre a modificare i propri equilibri geopolitici in virtù della loro nuova (e invidiabile) dipendenza ridotta dall'importazione di gas e petrolio, saranno certamente anche in grado di creare un riassestamento negli equilibri mondiali, facendo indubbiamente aumentare il peso dell'America del Nord in più di uno scacchiere.

2) La nuova assertività cinese. Indipendentemente dal fatto che abbia oggi problemi interni di ordine politico, economico e sociale, Pechino pare essere sempre più determinata a seguire esclusivamente i propri interessi, sia sul piano economico sia su quello militare. Il motivo alla base di questo cambiamento non è chiaro. L'assertività potrebbe essere una carta perfetta da giocare in questa fase di crisi, per guadagnare tempo spostando all'estero l'attenzione del paese, ma potrebbe anche semplicemente confermare che, a fronte di un possibile declino americano, Pechino non voglia perdere tempo e conquistare una posizione dominante in quello che potrebbe diventare il "Secolo asiatico".

3) Con decine di migliaia di persone ai quattro angoli del pianeta che scendono in piazza per protestare contro la disuguaglianza, questo problema che caratterizza da sempre tutti i paesi del mondo è purtroppo diventato insostenibile. Da un punto di vista politico, economico e sociale. Barack Obama ha detto con chiarezza che la disuguaglianza è la vera grande sfida del nostro secolo, ma mentre le popolazioni del nord e del sud del mondo continueranno a protestare, sarebbe bene che qualcuno si mettesse al lavoro per offrire qualche soluzione, possibilmente realistica, praticabile e sostenibile

4) Il nuovo equilibrio mediorientale. Ebbene, le sorti del Medio Oriente potrebbero finire con l'avere ripercussioni nel resto del mondo. In realtà è già da un anno che osserviamo, monitoriamo, e cerchiamo di prevedere gli esiti di quelle che sono state chiamate le primavere arabe. Oggi, però, i nostri occhi farebbero bene a rimanere puntati su due scacchieri in particolare: Iran e Palestina (e Israele), dove sono in corso importanti negoziati che, qualora dovessero avere successo, potrebbero avere ricadute positive anche al di là dei confini della regione. Se falliranno, invece, diventerà urgente capire se lo status quo riuscirà ancora a prevalere sul conflitto armato.

 
Ti potrebbe piacere anche

I più letti