La "terra dei fuochi" a due passi dalle Cinque Terre
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La "terra dei fuochi" a due passi dalle Cinque Terre
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La "terra dei fuochi" a due passi dalle Cinque Terre

Dopo le dichiarazioni del pentito Schiavone, si riapre il caso dei rifiuti tossici alla Spezia

Da qui si domina il Golfo dei Poeti, dal castello di Lerici fino alla rocca di Byron, a Portovenere, oltre la quale iniziano le Cinque Terre. Qui, a due passi dal Parco Nazionale delle Cinque Terre e della relativa area marina, inserita nel patrimonio mondiale, ambientale e culturale dell'Unesco , dove non si può neppure fare il bagno con "pinne, calzature e guanti" (come si legge sul sito dell'Area marina protetta) o fare immersione se non rispettando ferree regole imposte per la salvaguardia marina a pochi autorizzati, c'è una "bomba ecologica". Qui, alla Spezia, dove da qualche tempo sbarcano ogni settimana migliaia di crocieristi pronti a scendere dagli alberghi galleggianti per imbarcarsi su più modesti traghetti, impazienti di ammirare le Cinque Terre, pronti ad immortalarne ogni vicolo e casa colorata, qui qualcuno per anni potrebbe aver sversato in mare rifiuti tossici, se non addirittura radioattivi.

A confermarlo sono state le parole del pentito Carmine Schiavone, detto "Spartacus", colui che ha fatto arrestare buona parte dei vertici del clan dei Casalesi attivo in Campania e che nelle scorse settimane ha rivelato: "Armi caricate dai servizi segreti, cocaina nascosta anche dentro le palme in arrivo dal Sud America, rifiuti tossici e nucleari dal Nord, movimentati da Licio Gelli e dall’avvocato Cipriano Chianese, transitavano dalla Liguria, nei porti di Genova e Spezia". E proprio, alla Spezia, ora ci si chiede come sia possibile che solo dopo le parole di Schiavone il caso della "collina dei veleni" di Pitelli sia tornato al centro delle polemiche (e delle preoccupazioni della popolazione). Che sotto la discarica di Pitelli ci fossero rifiuti tossici, infatti, non lo sospettavano solo le associazioni ambientaliste, che pure si sono battute per anni. E neppure solo gli abitanti della zona, molti morti in circostanze poco chiare, dopo l'esposizione a miasmi che in molti casi avevano costretto al ricovero ospedaliero persino i vigili intervenuti per accertamenti.

Ora qualcuno parla di una nuova "terra dei fuochi" in versione ligure. Ora si ricordano i casi degli operai, costretti a lavorare alla discarica solo di notte, perché forse certe operazioni di giorno non si potevano fare. Ora si ricorda come l'acqua dei pozzi, da buona e trasparente, divenne improvvisamente nera e maleodorante. E solo ora si ricorda come sulla discarica di Pitelli pesi un processo dai tempi biblici, terminato con assoluzioni che a qualcuno sono sembrate "timide" e "dubbiose". Dopo 7 anni di indagini preliminari e 8 di udienze, nessuno degli 11 imputati (inizialmente erano 82) è stato giudicato colpevole. Oggi in molti ricordano l'arringa del legale di uno degli imputati, che in aula ai giudici disse: "Il disastro è un reato e lo scempio no. Prego i signori giudici di attenersi al codice penale". Nessuno è stato condannato, dunque, e per gli esposti delle associazioni ambientalista, presentati nel 2009, è stata chiesta l'archiviazione.  

Le parole di Schiavone, però, pesano come macigni: "Andate a controllare le discariche di Genova e Spezia e scavate per sapere che cosa è stato sepolto". Già che cosa c'è sepolto? Impossibile dirlo, visto che arrivare fino alle due vasche principali della discarica potrebbe esssere pericoloso a causa di possibili smottamenti. E che dire dei rifiuti (radioattivi?) scaricati direttamente in mare?

Solo ora emergono le intercettazioni telefoniche del 1996 (quasi 20 anni fa), nelle quali uno dei gestori della discarica di Pitelli parla con un imprenditore spezzino che si occupa della costruzione di un porticciolo turistico in città. E' proprio l'imprenditore a dichiarare che la "roba smossa" durante i lavori viene buttata direttamente in mare, invece che essere smaltita secondo le norme vigenti in materia di rifiuti speciali. Perché? Naturalmente perché costa meno, "il costo in discarica ci viene a costare dieci volte di più.." dice al telefono l'impreditore in questione nei documenti dell'inchiesta condotta all'epoca dal procuratore di Asti, Tarditi, e che ora Legambiente ha ritrovato e divulgato, essendo caduto il segreto istruttorio.  

Ma mentre sulla eventuale "bomba ecologica" si dovrà ora (di nuovo) far luce, le notizie che circolano in questi giorno hanno già avuto l'effetto di una "bomba": il ministro dell'Ambiente (uscente), il ligure Orlando, pare preoccupato e ha chiesto l'intervento del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri e del Reparto Ambientale della Guardia Costiera, per verificare eventuali criticità sulle banchine. Nelle scorse ore si sono concluse le analisi dei tecnici per misurare la radioattività lungo le banchine, sotto lo sguardo allarmato di passanti e negozianti che nel frattempo si sono insediati e animano il porticciolo turistico Mirabello, che accoglie yacht e imbarcazioni lussuose tra locali lounge, una piscina esclusiva e un piccolo centro commerciale. L'esito dei controlli è finito sul tavolo del Ministero e sarà il suo responsabile in persona a divulgare ufficialmente i dati.  

Come se non bastasse la scorsa settimana è scattato un nuovo l'allarme, dopo che una misteriosa nave russa ha attraccato nel porto della Spezia, tra ingenti misure di sicurezza: uomini con tute bianche e mascherine hanno caricato container, a poca distanza dall'abitato, mentre carabinieri, polizia, capitaneria, Finanza e vigili hanno creato un cordone di sicurezza, insieme alla Marina militare. Dopo le iniziali smentite e reticenze, e la minaccia di chiedere che fosse riferito alla Camera sull'accaduto, il Prefetto ha comunicato che la nave ha imbarcato un carico radioattivo e precisamente «sostanze fissili non irraggiate per usi civili», ovvero probabilmente plutonio o uranio, destinato ad "una bonifica nucleare" all'estero

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