La riforma della giustizia e la famiglia
ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
La riforma della giustizia e la famiglia
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La riforma della giustizia e la famiglia

Il Governo propone il "Tribunale per la famiglia ed i diritti delle persone", ma è la scelta sbagliata

Venti di riforma. La Giustizia pare essere finalmente al primo posto nelle priorità del Governo.

Il Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2014 ha indicato le dodici linee guida del guardasigilli Andrea Orlando sulla riforma della Giustizia. In testa vi è la necessità di ridurre i tempi delle cause (un anno il primo grado), a seguire la corsia preferenziale per le imprese e la famiglia, per arrivare alla responsabilità dei giudici e all’informatizzazione integrale del sistema giudiziario. E fin qui, direi tutto bene.

Ma la macchina progressista del governo in carica, per quanto concerne il diritto di famiglia, pare voler andare in direzione opposta a quella che tutti gli operatori del settore chiedono a gran voce da tempo.

Viene infatti proposto il “Tribunale per la famiglia e per i diritti delle persone” procedendo (ancora una volta) ad invertire le competenze oggi attribuite ai Tribunali ordinari in favore dei Tribunali per i Minorenni, includendovi quindi i diritti delle persone, dei minori e diritti della famiglia, tra cui separazioni, divorzi e contenziosi delle convivenze.

Al contrario, le associazioni degli avvocati che trattano i delicati temi della giustizia familiare invocano da tempo l’istituzione del “Tribunale della persona e della famiglia” ma con la garanzia che sia composto da giudici togati e specializzati in materia.

Infatti, non pare possa essere posto in dubbio che la trattazione di procedimenti di separazione, divorzio e cessazione di convivenze more uxorio dovranno restare di esclusiva competenza di giudici togati, al fine di salvaguardare da ingerenze (controllo dei centri di mediazione o servizi sociali) l’autonomia negoziale dei coniugi, anche nella loro veste di genitori.

In altre parole, la trattazione di interessi sensibili quali sono quelli delle cause familiari, all’esito infruttuoso di una trattativa svolta al fine di conciliare gli interessi delle parti e, qualora ve ne siano, dei figli minori, necessita alla fine di un giudice garante delle regole processuali, con salvaguardia del contraddittorio.

Il Tribunale per i Minorenni, la cui circoscrizione territoriale coincide con quella della Corte d’Appello (quindi molto più ampia di quella del Tribunale ordinario) attualmente è composto quasi sempre da un Collegio fatto da due giudici togati e due esperti in psicologia e pedagogia e ha competenze che concernono la protezione dei minori in situazioni potenziali di pregiudizio ed abbandono; allo stato non pare possa essere reputato adeguato per assorbire tutte le altre competenze.

Senza contare che, ad oggi, i Tribunali per i Minorenni, sono già al collasso e non riescono a gestire in tempi accettabili (si parla di anni per sciogliere anche una sola riserva) i residui dei pregressi procedimenti “di famiglia” poi passati al Tribunale Ordinario.

Auspico quindi che il ministro Orlando, anziché proseguire su questa pericolosa china, voglia concentrarsi sull’istituzione di sezioni specializzate da inserire in ogni singolo Tribunale, riformando la giustizia familiare migliorando non solo la durata del procedimento ma anche la sua qualità.

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