La responsabilità del Giudice della Famiglia
ANSA/STEFANO PORTA
La responsabilità del Giudice della Famiglia
News

La responsabilità del Giudice della Famiglia

Oltre all'annunciata da Renzi riforma della giustizia (ma si farà???) la realtà, soprattutto nel diritto della famiglia è preoccupante

"Una riforma della giustizia in dodici punti. La scommessa è discuterne per due mesi". Renzi ha annunciato la rivoluzione del suo governo in campo giudiziario. Le norme sulla responsabilità civile delle toghe devono essere basate su un modello europeo: "Se un magistrato  sbaglia per dolo o colpa grave è giusto che ci sia la responsabilità civile - ha aggiunto Renzi.

In questi ultimi tempi la responsabilità dei Giudici è un tema caldo ed è dunque doveroso continuare ad interrogarsi sulla necessità di una forma di "responsabilizzazione", forse più che di "responsabilità", dei Giudici.

È senz'altro vero che l’indipendenza e la terzietà del Giudice sono princìpi costituzionali intangibili e sacrosanti; ma è altrettanto vero che nella prassi operativa ci troviamo sempre più spesso di fronte al disinteressamento alla causa ed una deresponsabilizzazione del magistrato, il quale a volte giunge ad adottare provvedimenti, magari scarnamente motivati, cui è difficile porre rimedio anche ricorrendo agli strumenti rituali di impugnazione.

Nel diritto di famiglia, ad esempio, vengono emessi provvedimenti estremamente delicati e pregiudizievoli per le parti coinvolte, quali quelli che dispongono un collocamento extrafamiliare dei figli minori, il trasferimento di un genitore e dei figli all'estero, limitazioni alla responsabilitá genitoriale o uno stato di adottabilità.

In tutti questi casi, i provvedimenti incidono su rapporti familiari e su interessi di natura personalissima passibili di difficile ricostruzione con effetti irreversibili sulla vita delle persone coinvolte.

Nei casi di clamorosi errori giudiziari o affrettate soluzioni dei Giudici, le parti trascinate nel solco della disperazione reclamano a gran voce la previsione di una responsabilità che non sia solo risarcitoria, ma addiritturasanzionatorianei confronti del magistrato che ha commesso un errore, anche se solo per colpa o negligenza.

Per il momento, ritengo che una riforma fattiva della giustizia che riesca a sgravare il Giudice da un carico di lavoro eccessivo e che lo metta in condizioni di operatività ottimali, già possa ridurre di molto il rischio di provvedimenti pregiudizievoli.

Considero anche che nei procedimenti di separazione e divorzio vengono disposte frequentemente delle CTU (consulenze tecniche d’ufficio) psicologiche, finalizzate a consigliare il giudice sulla miglior decisione da prendere (in merito, ad esempio, al regime di affidamento e collocamento dei figli minori); nella quasi totalità dei casi, accade che il giudice non faccia altro che recepiresupinamentequanto suggerito dal consulente, senza entrare nel merito di quanto valutato da quest’ultimo.

Così, da una parte, il Giudice si vede totalmente deresponsabilizzato dalla decisione e, dall’altra, potrebbe sembrare di essere  di fronte ad un errore giudiziario quando, invece, l’errore è del consulente tecnico. Dunque, sembrerebbe naturale ipotizzare che  il dibattito sulla responsabilità del giudice si possa e si debba estendere anche alla eventuale responsabilità dei suoi consulenti.

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO PINI

«chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto».

Ti potrebbe piacere anche

I più letti