Iraq, Siria ed altri fallimenti
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Iraq, Siria ed altri fallimenti
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Iraq, Siria ed altri fallimenti

La politica estera dell'occidente sta raccogliendo una serie imbarazzante di errori. Mentre da noi la gente protesta per la Palestina ma si dimentica dei cristiani in Iraq

“Fermare il genocidio a Gaza, Israele vero terrorista”. Lo striscione che il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, non vuole rimuovere da un palazzo vicino al Municipio è la fotografia di un paradosso atroce, di una cultura che ci condannerà, noi Occidente, alla sconfitta. Sul web, nelle piazze, una certa sinistra, grosso modo quella che si riconosce in Nogarin (un 5 stelle ecologista, simpatizzante di Democrazia proletaria), è solo la punta di un iceberg di incoscienza e ignoranza. Si grida al genocidio a Gaza, dove si confrontano Israele e Hamas e a rimetterci sono donne, bambini, anziani, malati. Ma, primo, non è un genocidio: manca il progetto. E, secondo, è piuttosto Hamas a perseguire (senza riuscirvi) la cancellazione dello Stato ebraico dalle mappe geografiche. 

Altro paradosso. Greta e Vanessa, le volontarie italiane rapite in Siria dove pensavano di portare aiuto ai bambini nella splendida ma folle incoscienza dei loro vent’anni, avevano manifestato in piazza contro il regime di Assad che, pur essendo una dittatura, è un argine verso l’islamismo. 

Abbiamo fatto la guerra in Libia per abbattere Gheddafi (che era il nemico principale di Al-Qaeda in Africa) e ritrovarci con un Califfato a Bengasi e le incursioni dei guerriglieri di Boko Haram nei villaggi cristiani in Nigeria (anche lì rapimenti di studentesse e stupri di massa).   

A Livorno (e non solo) si protesta per il “genocidio” israeliano a Gaza, ma non per i razzi su Israele, per gli scudi umani di Hamas o per i milioni di profughi e le centinaia di migliaia di civili uccisi in Siria, per i cristiani massacrati e crocifissi in Iraq, per la devastazione di storici insediamenti di comunità cristiane (e islamiche non sunnite). Neanche uno striscioncino sui centomila cristiani che scappano dai miliziani dell’Is (lo Stato dell’Iraq e del Levante) con le mani lorde di sangue (quelli che in un video da loro stessi postato su Internet esibiscono le 50 teste di altrettanti nemici spiccate e issate sui paletti di una recinzione, coi bambini che le tirano su per i capelli e ne saggiano il peso facendole ricadere per gioco). 

È questa l’incoscienza dell’Occidente che non sa difendersi. Che fa tutte le mosse sbagliate. Che parla a vanvera di genocidi quando non vede quelli ai propri danni. Che di fronte all’epocale offensiva del terrorismo islamista dall’Asia meridionale all’Africa, non ha il coraggio di alzare la bandiera della libertà e tornare a usare parole come Occidente, libertà. Democrazia. Blocco dei paesi democratici, difesa dei nostri valori. Che non sono solo valori “cristiani”, ma i valori di un laicismo che distingue lo Stato dalla Chiesa. I cristiani fuggono insieme agli sciiti e ai musulmani moderati, considerati peggiori degli stessi infedeli. I vescovi in Iraq chiedono una sola cosa: essere difesi. La protezione delle armi. L’intervento dell’Occidente. 

Invece noi abbiamo fatto la guerra a Gheddafi, Mubarak e Assad. Stiamo scavando un fossato tra noi e la Russia (altro naturale alleato e baluardo verso l’espansionismo dell’Islam radicale). Gridiamo con Hamas al “genocidio” a Gaza. E perdiamo la capacità di capire e difendere la nostra libertà e i nostri interessi strategici.   

PS: L'indifferenza madornale nei confronti di morte e sofferenza di decine e centinaia di migliaia di civili in Siria, Iraq e Africa, in confronto alla sensibilità male indirizzata su Gaza, è la più evidente dimostrazione della matrice antisemita della protesta contro Israele (e se non fosse per il colore della pelle di Barack Obama, c'è da scommettere che ci troveremmo di fronte a un analogo anti-americanismo vecchio stile)

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