Usa Iran: faccia a faccia tra nemici
Barack Obama (Getty Imagines/ Jewel Samad)
Usa Iran: faccia a faccia tra nemici
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Usa Iran: faccia a faccia tra nemici

Questa settimana il primo incontro per discutere dell'inedita alleanza contro l'Isis. Arriva dopo 30 anni di guerra fredda e a bassa intensità

Per mutuo interesse si può parlare anche con il proprio peggior nemico. Iran e Stati Uniti lo sanno. E infatti, dopo anni e anni di guerra fredda, ora sono vicini a colloqui diretti. L'obiettivo comune è evitare che il governo del premier Al Maliki venga sconfitto dall'Isis, l'esercito islamista che sta coagulando i sunniti contro gli sciiti iracheni e che minaccia la sicurezza di Baghdad.

Il primo contatto si terrà  in settimana a Ginevra ai margini dei colloqui sul nucleare.

Per più di tre decenni, tra gli Stati Uniti e l'Iran ci sono state ostilità, tensione e la più completa diffidenza. Ora, invece la musica cambia. Il disgelo tra gli Ayatollah e il Grande Satana è basata su reciproche convenienze: Teheran non vuole perdere la sua influenza in Iraq; gli Usa non vogliono che venga creato una zona cuscinetto sotto il controllo degli estremisti islamici alle porte di Baghdad.

Per la prima volta dopo più di 30 anni ci sono interessi convergenti tra il Grande Satana (come Khomeini definì gli Usa nel 1979) e uno dei perni dell'Asse del Male (come George W, Bush battezzò il gruppo dei paesi nemici degli Usa - Iran, Iraq e Corea del Nord - nel gennaio del 2002).

Il rapporto tra le due nazioni vede un nuovo capitolo. Frutto della situazione contingente, ma anche della distensione voluta da Barack Obama e dal neo presidente Hassan Rouhani negli scorsi mesi, dopo la firma dell'accordo di Ginevra sul nucleare, intesa contestata dai repubblicani negli Stati Uniti.

La storia delle relazioni tra i due paesi

Lo contrapposizione tra i due paesi inizia subito dopo lo scoppio della rivoluzione degli ayatollah. Era il 1979.  Il 4 novembre, l'ambasciata degli Usa a Teheran viene occupata da un gruppo organizzato di studenti khomeinisti. E'la crisi degli ostaggi. Durerà 444 giorni e costerà - di fatto - la rielezione a Jimmy Carter. 

Nel decennio seguente, gli Stati Uniti con Saddam Hussein quando scoppia la guerra con l'Iran. Baghdad è vista come un baluardo per impedire che la rivoluzione islamica si espanda nella regione. Nel 1983, gli Usa accusano l'Iran di aver aiutato gli Hezbollah libanesi a compiere l'attentato contro l'ambasciata americana a Beirut e contro la sede del comando statunitense della forza internazionale di pace schierata in Libano (in questo secondo attacco, i militari statunitensi uccisi furono 241).

Nel 1986 scoppia l'Irangate. L'amministrazione Reagan vende armi a Teheran in cambio dell'aiuto degli ayatollah a liberare gli ostaggi americani nelle mani degli Hezbollah. Il ricavato di queste vendite viene poi utilizzato per finanziare la guerra dei Contra contro il regime sandinista del Nicaragua.

Nel 1988, la tensione tra le parti è alle stelle. Il 3 luglio, un missile terra aria lanciato dalla naveUSS Vincennescolpisce il volo 655 della Iran Air, che sta sorvolando lo Stretto di Hormuz. Tutte le persone a bordo, pellegrini che si recavano alla Mecca, muoiono: le vittime sono 290. Le autorità militari statunitensi diranno poi di aver confuso l'airbus con un aereo da caccia iraniano con intenzioni ostili contro le navi americane.

Gli Usa decidono un embargo contro l'Iran. Inizia l'era Clinton. Neppure l'elezione alla presidenza della repubblica islamica del candidato riformatore Muhammad Khatami porta a una normalizzazione dei rapporti, anche se le aperture fatte da entrambe le parti producono un clima più disteso tra i due paesi.

L'Asse del Male

Dopo l'11 settembre, siamo in piena War on Terror. l'11 settembre. Il 29 gennaio 2020 George W. Bush tieneun discorso davanti al Congresso in cuì spiega chi sono i nemici dell'America, gli stati che sponsorizzano il terrorismo internazionale contro gli Usa. Nasce così l'Asse del Male:l'Iran, l'Iraq di Saddam Hussein e la Corea del Nord. I toni contro Teheran sono tornati ad alzarsi.

In Iran, Mahoumd Ahmadinejad viene eletto presidente nel 2005. Manda una lettera a Bush in cui auspica una nuova era nei rapporti tra Usa e Iran. In realtà, il fronte iracheno è il teatro di guerra tra Washington e Teheran . Una situazione complicata dalla decisione degli ayatollah di iniziare la corsa al nucleare, alla bomba atomica, come denunciano subito gli Usa e Israele.

La tensione tra i due paesi è sempre molta alta. Diminuisce con l'elezione di Barack Obama. L'approccio del nuovo presidente è diverso rispetto al predecessore. Più morbido e incline al dialogo. Fin troppo, è l'accusa. Tanto che saranno numerose le critiche per il mancato appoggio della sua amministrazione alle manifestazioni dell'opposizione iraniana che nel 2009 contesteranno la rielezione a colpi di brogli di Ahmadinejad.

Nel 2013, ci sarà il primo contatto diretto e ufficiale tra le due parti. L'elezione di Hassan Rouhani alla presidenza iraniana viene visto come un segnale positivo da parte di Washington. Il 27 settembre 2013, Barack Obama alza la cornetta del suo telefono nello Studio Ovale e si mette comunicazione con Rouhani. E'il primo colloquio tra un presidente americano e il capo del governo iraniano dopo 30 anni di silenzio. Verrà poi l'intesa sul nucleare. E ora, il dialogo per non perdere l'Iraq. O per contenderselo dopo aver sconfitto il comune nemico.

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