Allarme immigrazione non a Lampedusa ma a Venezia
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Allarme immigrazione non a Lampedusa ma a Venezia
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Allarme immigrazione non a Lampedusa ma a Venezia

Mentre a Lampedusa continuano ad arrivare i barconi carichi di migranti, a Venezia e in altre città d'Italia sbarcano clandestini considerati 'pericolosi'.

Venezia, è la Lampedusa del Nord. Ma a differenza dell’isola siciliana, nella città lagunare ‘sbarcano’ più che i disperati, i terroristi islamici. Lo dicono (o meglio lo pensano) i servizi segreti italiani e dei principali paesi europei che qui, più che in Sicilia, hanno centrato il loro interesse.

Il nostro Paese, da Nord a Sud, conta migliaia di sbarchi di clandestini tra poveracci in cerca di fortuna e migliaia di soggetti legati a cellule terroristiche islamiche. Tre sono le tipologie di sbarchi che si verificano nella città lagunare e che, ormai da alcuni anni, destano allarme tra i servizi segreti italiani e stranieri, in primis Danimarca, Norvegia, Svezia, Germania e Usa. Sono sbarchi differenti rispetto a quelli che si verificano a Lampedusa, non solo per il numero di clandestini ma anche per le modalità di ingresso sul territorio italiano. Venezia, infatti, è diventata a tutti gli effetti lo snodo fondamentale della “rotta migratoria orientale”.

La prima tipologia di sbarco, considerata la più pericolosa e anche la più difficile da individuare e controllare per le forze di polizia, è quella utilizzata dalle cellule terroristiche legate ad  Al Qaeda che introducono in Italia denaro e armi. Questi soggetti arrivano da soli o al massimo a coppia sul territorio italiano. Vengono lasciati a circa due miglia dalla costa, nello specchio di  mare compreso tra Venezia e Trieste da grossi yacht e trasferiti su piccoli gommoni o imbarcazioni di pochi metri che attraccano in  porticcioli turistici molto piccoli e per questo meno controllati dalle forze dell’ordine. La maggior parte di questi uomini sono afghani, iracheni, iraniani e curdi. Alcuni di loro rimangono in Italia ma molti, una volta sbarcati a Venezia, cercano di raggiungere i Paesi del Nord Europa.

Poi c’è la seconda tipologia, altrettanto pericolosa e difficile da individuare per la polizia ed è usata non solo da soggetti vicini alle cellule terroristiche presenti in tutta Europa ma anche da qualche famiglia in cerca di fortuna.  Da alcuni anni, infatti, esiste un flusso di clandestini arabi con passaporto falso che sbarcano nelle banchine del porto turistico, all’interno dell’area doganale riservata ai Paesi della Comunità europea. In che modo  riescono ad accedervi? Arrivano a bordo di automobili che vengono imbarcate su navi passeggeri. I clandestini, così, risultano turisti della Comunità europea e ovviamente non vengono controllati.

Il fenomeno è stato per moltissimi mesi allo studio del Comitato Parlamentare di Controllo per i Servizi di Informazione e Sicurezza e per il Segreto di Stato. Questi soggetti, infatti, sono in possesso di visti falsificati, così come i permessi di soggiorno ovviamente falsi dei Paesi di Schengen. Tra i passaporti più falsificati da soggetti afghani, iracheni e iraniani, quello egiziano. Molti di questi clandestini risalgono il continente europeo in direzione Nord ma molti altri si “rifugiano” nel Centro e Nord Italia creando gruppi terroristici e nuove interazioni con cellule sparse in Medio Oriente, Usa, Paesi scandinavi, Germania e Austria.

Negli anni gli investigatori italiani hanno individuato numerosi gruppi di terroristi o singoli soggetti legati a frange estremiste di natura islamica. Ad esempio. Nel 2006, la Digos di Trieste, individua e arresta una cellula terroristica composta da una decina di persone che si erano insediate in Italia e operavano tra i Balcani e il Centro Nord (Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Toscana e Lombardia) del nostro Paese “traghettando” non solo clandestini ma soprattutto “formando combattenti” attraverso un network internazionale che diffondeva materiale pubblicistico, sotto forma di cassette, videocassette, CD, DVD, nonchè attraverso trasmissioni radio e pubblicazioni di riviste, dal contenuto radicale e fondamentalista mirato, secondo gli investigatori, alla diffusione degli ideali jihadisti, del martirio e della Jihad intesa come guerra santa.

Nel 2008, altri 8 arresti per terrorismo, eseguiti a Bologna. 

A maggio scorso, una cellula di matrice islamista con base  tra la Puglia, Lombardia, Sicilia e il nord Europa, in Belgio, e stretti contatti con personaggi di spicco del terrorismo internazionale, è stata sgominata dai carabinieri del Ros che hanno eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura di Bari per associazione finalizzata al terrorismo internazionale e istigazione all'odio razziale.

E’ di giugno scorso, invece, l’arresto del capo e fondatore della filiale italiana di "Sharia4", movimento ultraradicale islamico messo di recente al bando in diversi Paesi europei. E’ stato arrestato in un'operazione coordinata dall'Antiterrorismo e dalla Digos di Brescia. 
 
 Spesso gli investigatori rintracciano questi soggetti tramite il monitoraggio di alcune attività dei migranti in  call center, internet point e money transfert. E Venezia, ancora una volta è al centro di questi flussi illegali. Nel 2007-2008 la città veneta compariva, secondo Razzante, esperto di antiterrorismo e antiriciclaggio, tra le città con il tasso di riciclaggio interno ed internazionale di denaro tra i più alti del territorio italiano dove vi era una presenza massiccia di intermediari finanziari che eludevano completamente le leggi sul riciclaggio e terrorismo. Non solo. Le agenzie di money transfert accettavano documenti chiaramente falsi e le crew cards, attestati sostitutivi rilasciati dal comandante del traghetto in luogo del passaporto, per compiere trasferimenti di contante. Le crew cards, documenti la cui validità non è riconosciuta dal nostro ordinamento, venivano utilizzate spesso dagli equipaggi delle navi per inviare ingenti quantità di denaro utilizzato per finanziare le cellule terroristiche di Al Qaeda nel nord Europa.

Ed infine c’è una terza tipologia di sbarchi che interessa Venezia ed è quella che più la avvicina a Lampedusa, se non per in numero di clandestini, per la tipologia di migranti: sono persone che fuggono da Paesi in guerra e sono in cerca di lavoro. 

Arrivano sulle banchine del porto all’interno dei rimorchi dei camion, provenienti dagli scali della Grecia. Sono afgani, iracheni, siriani e curdi e proprio come i clandestini che sbarcano a Lampedusa arrivano in Italia disidratati e spesso ammalati. Alcuni di loro affetti da tubercolosi. 

 I clandestini vengono imbarcati a bordo di tir nel porto di Patrasso e Corinto, in Grecia, dopo aver attraversato la Turchia. Un percorso obbligato quello in terra turca non solo geograficamente. Infatti il traffico di esseri umani è gestito da gruppi terroristici a vocazione politica, etnica e religiosa collegati alla criminalità organizzata turca. Sono le organizzazioni criminali che guidano i migranti nelle aree balcaniche passando da Atene, fino agli imbarchi per l’Italia. Spesso li traghettano prima sull’isola di Aghatonisi o nel porto di Igoumenitza, dove rimangono nascosti anche per alcuni giorni in attesa della nave per Venezia. Il 66 per cento di loro sono afgani. Inoltre, le organizzazioni criminali forniscono loro, una volta sbarcati a Venezia, veri e propri “codici” fatti di cifre e parole in lingua araba che servono ai clandestini per uscire dal porto veneziano e per raggiungere persone e luoghi prefissati. Codici veramente particolari, in quanto sono leggibili, solamente quando vengono integrati con altre cifre e parole che le stesse organizzazioni hanno scritto sui muri del porto veneziano. Una sorta di puzzle, insomma. 

 Negli ultimi anni anche Ancona, Brindisi e Bari, stanno diventando piccole “Lampedusa”dell’Adriatico, dopo che il livello dei controlli e di attenzione da parte delle forze di polizia è stato innalzato sulla città lagunare.

      

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