Il serial killer evaso: parla il magistrato che ha firmato il permesso
Il serial killer evaso: parla il magistrato che ha firmato il permesso
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Il serial killer evaso: parla il magistrato che ha firmato il permesso

L'intervista su Lettera 43 a Daniela Verrina, la donna che ha concesso il permesso a killer Gagliano

Daniela Verrina, 51 anni, in servizio dal 1991 e magistrato di sorveglianza dal 1999, è la donna che ha materialmente firmato il permesso premio a Bartolomeo Gagliano, il pluriomicida fuggito durante il permesso a bordo di una Panda verde rubata. Per capire come sia possibile che a un uomo definito dalla polizia «molto pericoloso», affetto da disturbi psichici e incapace di controllare la propria rabbia, possa godere di permessi premio (e - di più - sia riuscito a procurarsi un'arma), Lettera 43  - il quotidiano online diretto da Paolo Madron - ha intervistato il magistrato. La quale - dopo l'incredibile ammissione di Salvatore Mazzeo, il direttore del penitenziario di Marassi dove era rinchiuso Gagliano («Non sapevamo che avesse quei precedenti penali, per noi era solo un rapinatore») - ha spiegato come e perché abbia firmato quel pezzo di carta.

Un'intervista dove la donna spiega che il permesso premio «serve a preparare il terreno per quando Gagliano sarebbe uscito dal carcere, nell'aprile 2015. Se non avesse ristabilito i contatti con la famiglia, con il dipartimento di salute mentale che lo aveva in cura, sarebbe stato altamente traumatico tornare fuori». Il rischio di scarcerare la persona sbagliata fa parte invece dei rischi del mestiere secondo il magistrato: «Succede. Noi magistrati di sorveglianza concediamo centinaia di permessi ogni anno.  La maggior parte ritornano. Capita anche che ci siano persone che tradiscono la fiducia».

Quanto a Gagliano - sostiene Verrina - «desiderava profondamente trascorrere del tempo con la madre, che non è in grado per motivi di salute di andare a trovarlo in carcere. Ho ritenuto che, per avere una possibilità di riscatto, avesse bisogno di una speranza e della possibilità di avviare un percorso di recupero. E questo anche per la società». Resta da capire come mai il sistema del casellario dei detenuti italiani non sia mai stato digitalizzato e il direttore di un penitenziario possa non sapere - tra carte, scartoffie e antiche pene scontate - quali sono i precedenti dei propri detenuti. È questo uno dei nodi politici di questa fuga.

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