Grecia-Europa: la leadership insufficiente di Angela Merkel
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Grecia-Europa: la leadership insufficiente di Angela Merkel
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Grecia-Europa: la leadership insufficiente di Angela Merkel

Tsipras e Varoufakis inadeguati al compito, ma anche gli interlocutori stanno dimostrando un deficit di guida politica

Non basta salvare la Grecia per salvare l’Europa. Non basta essere cancellieri tedeschi per essere leader.

Non basta essere radicali e fotogenici per fare una rivoluzione. Le armate del "Sì" e quelle del "No" si scontrano nel referendum greco e mentre Tsipras e Angela Merkel si confrontano in un duello all’ultimo sangue (dei greci), l’Europa continua a dibattersi nelle sue infinite contraddizioni e ipocrisie.

Manca una voce univoca dell'Europa
Non c’è un solo grande tema, una sola grande emergenza, su cui l’Unione Europea abbia una voce univoca. Se l’Europa fosse un giornale non avrebbe linea editoriale. Se fosse un supermercato, fallirebbe per carenza di marketing, per l’incapacità di conoscere la propria clientela. Se fosse un partito, sarebbe italiano.

Ma soprattutto, l’Europa di oggi manca di una leadership che non sia solo quella giusta, rigorosa, economicamente corretta, eticamente impeccabile (secondo un’etica del lavoro e in particolare del sacrificio) della Germania e del fronte del Nord.

I greci rischiano la guerra civile e la tragedia nazionale, il fallimento e l’impoverimento definitivo e la china argentina, grazie a un pugno di neo-marxisti che interpretano lo Stato come il Grande Dispensatore.

E questo, proprio nel momento in cui la salvezza per Atene non può che passare per la fine dei privilegi (sì, anche in Grecia ci sono ancora i privilegiati, ci sono i baby pensionati e gli evasori istituzionalizzati).

Il globalismo affrontato con le ideologie
Nell’Egeo si addensano e affiorano le ipocrisie di un continente che crede di poter combattere il globalismo con le ideologie, i propri errori con l’appello alla solidarietà, l’ingiustizia sociale in nome dei diritti acquisiti.

Purtroppo, però, gli Tsipras e i Varoufakis si contrappongono a circoli di governanti e altissimi burocrati privi della visione, del respiro, che fu dei cosiddetti padri fondatori dell’Unione Europea, o più semplicemente dei leader nazionali che si sono succeduti dai tempi della Guerra Fredda fino a poco oltre.

Merkel non è Kohl
Angela Merkel conserva, rispetto a Hollande, la solidità di una guida calibrata sugli interessi tedeschi ma consapevole delle responsabilità di un continente.

Tuttavia la Merkel non è Kohl, che ebbe la forza di andare contro i consigli dei propri economisti e varare l’unificazione monetaria della Germania.

Alle spalle della Merkel, il resto è uno spettacolo ancora più grigio. Il presidente francese Hollande non ha più la forza del paese sotto di sé, né il carisma.

La Francia debole di Hollande
Sorprende la caduta dell’Eliseo dai tempi di Mitterrand e Chirac. Il britannico David Cameron annuncia un referendum sull’Europa che va incontro alla spinta popolare nel Regno Unito ma che mina la capacità di incidere sulle politiche europee.

I Paesi del Nord ruotano attorno al Sole tedesco, i Baltici e la Polonia fanno la loro politica di ripicca ostile e timorosa verso la Russia, alimentando la crisi ucraina.

Spagna e Italia
I Paesi del fronte Sud, dalla Spagna alla Grecia passando per l’Italia, lottano per galleggiare nelle acque di un Mediterraneo sempre più soggetto alle incursioni di migranti da un lato, terroristi dall’altro (senza che alcuno, in Europa, riesca ad afferrare il timone impazzito del Titanic).

Attualmente il dibattito è concentrato sulla Grecia, contemporaneamente sussistono le emergenze ucraina e mediterranea.

Ma l’immensa nave senza timoniere è preda di lotte e recriminazioni intestine in cui ciascun “ponte” riesce ad avere soltanto la visione limitata dai propri oblò.

C’è il rischio di nuovo disordine, confusione, frammentazione, violenza.

Come in uno dei peggiori incubi fantapolitici del grande romanziere visionario britannico James G. Ballard con il suo autodistruttivo e catastrofico Condominium europeo in cui il “tutti contro tutti” si conclude nell’Apocalisse in un disperato cozzare di egoismi.

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