Grasso la speranza degli "anti-renziani"
Epa-ansa
Grasso la speranza degli "anti-renziani"
News

Grasso la speranza degli "anti-renziani"

La minoranza interna del Pd si spacca in tre tronconi che litigano tra loro ma sono uniti dal no all'abolizione totale del Senato e dai mal di pancia sul job acts

Martedì sera 1° aprile riunione alla Camera di bersaniani e lettiani, con in prima fila il capogruppo del Pd Roberto Speranza, messo in questo ruolo un anno fa dall’ex segretario Pier Luigi Bersani, e Paola De Micheli, fedelissima di Enrico Letta, l’ex premier defenestrato da Matteo Renzi, che piano piano sta ritornando in pista; nel frattempo vertici seprati dei «giovani turchi» guidati da Matteo Orfini, rimasti a bocca asciutta nel riassetto della segreteria; il 12 aprile riunione di Gianni Cuperlo e quel che resta dei suoi. Cuperlo recentemente ha anche litigato con l’ex segretario traghettatore Gugliemo Epifani sul grado di antirenzismo da adottare contro il job acts.

La minoranza interna del Pd si spacca in tre fazioni l’una contro l’altra armate per far prevalere un proprio leader dell’opposizione interna al segretario-premier. 

Alcuni osservatori vicini a Renzi provano ad esorcizzare il caos così: «Tante divisioni all’interno dell’opposizione non possono alla fine che favorire Matteo, insomma divide et impera…». In realtà le cose non starebbero esattamente così.

Renzi, come la rivolta dei 25 senatori firmatari del documento contro la riforma del Senato dimostra, ha un problema al suo interno grande come una casa. Che rischia di esplodere quando il superamento del bicameralismo perfetto approderà in aula a Palazzo Madama, dove con soli 160 voti (uno in meno rispetto alla soglia per avere la maggioranza assoluta) è stato approvato il disegno di legge per il superamento delle Province. La minoranza interma è sì spaccata ma è unita dall’opposizione a Renzi e alla sue riforme, come il jobs act. Il premier probabilmente pensava di tenerli a freno posticipando l’approvazione della riforma elettorale al Senato, ma la bagarre è epslosa ugualmente sull’abolizione del Senato

«È in atto una riorganizzazione dell’opposizione interna e nei giochi si è buttato lo stesso presidente del Senato Pietro Grasso», nota maliziosamente un parlamentare pd sotto anonimato. L’uscita di Grasso contro la riforma di Renzi nell’intervista a «La Repubblica» di domenica scorsa è stata infatti clamorosa. Dentro Forza Italia esponenti di peso sono arrivati a supporre che agisse di sponda con lo stesso presidente della Repubblica. Ma alla prova dei fatti, il sospetto si è rivelato, almeno allo stato attuale, infondato.  

Piuttosto, c’è chi legge in quella intervista, dove di fatto Grasso arriva ad agitare la minaccia che non ci saranno i numeri, un riposizionamento politico della seconda carica dello Stato, che, da non dimenticare, è sullo scranno più alto di Palazzo Madama proprio per volontà di Pier Luigi Bersani.

In questo caos a Largo del Nazareno c’è chi punta i sospetti anche su Massimo D’Alema, nonostante la pax siglata  sotto i riflettori con Renzi che è andato un paio di settimane fa a presentate il nuovo libro dell’ex premier e leader Ds sull’euro. I dalemiani, sparpagliati nei tre tronconi della minoranza pd,  starebbero tenendo un po’ alta la tensione per avere in cambio la certenzza che il loro leader abbia una nomina in uno degli incarichi in Europa.

La situazione è tale che un renziano di rango dice a Panorama.it: «Ora la gran parte di bersaniani e lettiani punta su Speranza come leader della minoranza. Lui finora è stato dialogante, ma a questo punto deve scegliere da che parte stare». Domanda che al giovane capogruppo fanno anche esponenti antirenziani di calibro come Stefano Fassina e Nico Stumpo. Fassina: «Dobbiamo ritrovare un progetto e un’identità di sinistra. Cuperlo ancora leader? No, lui è uno dei tanti leader della minoranza».

Evidente che quel 18 per cento raggiunto contro Renzi alle primarie ora non pesa più come prima. Insomma, per l’area più grande degli antirenziani del pd, e cioè quella bersaniana e lettiana, Cuperlo è ora uno dei tanti delle varie «etnie» del Pd. Tutte però contro Renzi. Obbligate finora a piegarsi il più delle volte al segretario-premier, già si preparano allo scontro al Senato. Con l’uomo che siede sullo scranno più alto dalla loro parte.  

Ti potrebbe piacere anche

I più letti