Amato o Letta: ancora qualche ora per decidere
Amato o Letta: ancora qualche ora per decidere
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Amato o Letta: ancora qualche ora per decidere

Le lacerazioni della sinistra e la formazione del nuovo governo: il punto dopo la direzione nazionale Pd. Una direzione da ridere: il commento

Il più tranchant è Franco Marini: “Ci sono amici e compagni che andrebbero curati, perché sono malati”. Il vecchio “lupo marsicano”, mancato presidente della Repubblica per colpa dei franchi tiratori del suo stesso partito, descrive meglio di tutti lo sbando nel quale versa il Pd. Che causa ancora una volta un ritardo nel conferimento dell’incarico al nuovo presidente del Consiglio da parte di Giorgio  Napolitano.

Un notte perdecidere ora avrà il capo dello Stato. Speriamo che sia l’ultima. Ma le parole nette e decise del giovane vicesegretario del Pd Enrico Letta fanno capire che sì, sarà finalmente l’ultima notte e poi Napolitano annuncerà l’incarico. Letta dice in sostanza che il Pd si muoverà “sulla scia del discorso di ieri di Napolitano”. Quello che ha invitato a intese tra forze diverse,  bacchettato le forze politiche per le riforme mancate, quello che ha di fatto invitato Pier Luigi Bersani a prendere atto che le elezioni il Pd non le ha vinte. Il toto premier è andato avanti per tuttoil giorno. Tramontata la candidatura di Matteo Renzi, il borsino del Transatlantico dà ora in lizza Giuliano Amato ed Enrico Letta. Ma c’è chidi ce che sia più probabile il nome dell’ex sottosegretario a Palazzo Chigi di Bettino Craxi. Nome molto ben visto dal capo dello Stato che avrebbe voluto Amato al suo posto al Quirinale, prima di essere costretto ad accettare un secondo mandato.

Pino Pisicchio scommette che sarà “Giuliano” il nuovo premier.  C’è però anche chi dice che la candidatura di Letta andrebbe più nella direzione di quella “ragionata disponibilità” e quindi, tradotto dal politichese, limitata disponibilità alle larghe intese con il Pdl, chiesta dal segretario dimissionario Pier Luigi Bersani. Che, rimuovendo evidentemente le parole di ieri del rieletto capo dello Stato, ha rivendicato di fatto una predominanza del Pd nel governo. Desiderio che cozza con le parole nette e chiare di Silvio Berlusconi al termine delle consultazioni del Pdl al Quirinale: “Governo forte e solido”. Quindi governo politico Pd-Pdl, a tutti gli effetti.  Ma su questo il Pd le ideechiare non le ha affatto.  

Bersani, alla riunione della direzione,  ha attaccato gli “irresponsabili” che hanno cecchinato le candidature di Romano Prodi e Franco Marini. Ed ha  confermato le dimissioni. Ma ha detto anche che lui un’idea l’avrebbe su come rilanciare “la ditta”. Neppure unaccenno ai suoi di errori. Se l’è presa con chi vuole ilsemipresidenzialismo, “roba da Sudamerica di vent’anni fa”. Con chi cel’ha? Massimo D’Alema il semipresidenzialismo lo aveva lanciato in una intervista al Corriere della sera che gli valse gli attacchi di  mezzo Pd. Alla fine della fiera, alla riunione della direzione di Largo del Nazareno di  in 14 votano contro il documento per un governo di emergenza, in sette si astengono. Rosi Bindi vuole il governo di scopo. Anna Finocchiaro quello politico, Dario Franceschini come la maggioranza si rimettono alle scelte di Napolitano. I giovani turchi si dividono: AndreaOrlando si astiene, Matteo Orfini vota contro, Stefano Fassina a favore. Giacomo Portas, leader dei Moderati, alleati del Pd fa una battuta ironica: “Pd non fa lo stupido stasera”. Ognuno sembra imputare aglialtri gli errori.  C’era una volta l’autocritica del vecchio Pci.

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