Gasparri: "Vi racconto la rinascita di Berlusconi"
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Gasparri: "Vi racconto la rinascita di Berlusconi"
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Gasparri: "Vi racconto la rinascita di Berlusconi"

Un anno fa la condanna (e, per molti, la fine politica). Oggi il leader di Forza Italia è di nuovo al centro della politica. Gasparri: «E' come un vino pregiato, e se nel 2015 la corte di Strasburgo ribalta la sentenza potrà ricandidarsi"

Era poco più di un anno fa: il 1° agosto 2013, giorno della condanna Mediaset. Silvio Berlusconi veniva descritto come un leader ormai al tramonto, proprio lo stesso giorno di oggi 13 agosto, in una famosa nota, il capo dello Stato pur definendolo «leader incontrastato» di milioni di italiani, negava che ci fossero i presupposti per la grazia “motu proprio” nei confronti dell’ex premier fatto successivamente decadere a Palazzo Madama anche dalla carica di senatore. Ma, dopo un anno, la trama del «film» della persecuzione giudiziaria del leader di FI sembra capovolta: Berlusconi è tornato centrale, senza di lui Matteo Renzi falliva al primo colpo sulla riforma del Senato.

Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, esponente dello stato maggiore di Forza Italia, secondo Renzi i politici sono come lo yogurt: prima o poi scadono. Stando ai fatti, qui l’unico leader non paragonabile allo yogurt sembrerebbe Berlusconi.

«Berlusconi è come un buon vino, che invecchiando migliora nella qualità. Renzi sarà uno yogourt con la data di scadenza, Berlusconi invece è un vino in cui la data al contrario è motivo di pregio. Quindi, c’è chi è yogurt e chi è vino».

È cambiato tutto rispetto a un anno fa. Allora c’era il Pdl e stavate nel governo di larghe intese di Enrico Letta. Che bilancio fa?

"Berlusconi, con buona pace dei suoi detrattori, è ancora un protagonista. È l’unico che ha una durata notevole nel tempo. Dico questo perché ci sono state una serie di esperienze che si sono consumate in poco tempo: da Letta, che è ancora una persona giovane ma sembra quasi un pensionato, alla parentesi dei grandi tecnici del governo Monti, che si è chiusa poco più di un anno fa, nel febbraio 2013, in maniera ingloriosa. Ora vediamo Renzi, che è ottimista. Ma già usare la metafora dello yogurt, comunque gli fa onore, perché è un prodotto che non ha una vita molto lunga. Berlusconi invece è riuscito a resistere a ogni tipo di aggressione, anzi guarda a ulteriori traguardi".

Quali?

«All’inizio del 2015 si dovrebbe pronunciare la corte di Strasburgo che dovrà valutare la condanna (in Cassazione ndr)  sulle vicende fiscali di Mediaset che determinò la ingiusta estromissione dal Senato, la sentenza europea potrebbe ribaltare la situazione. Quindi, Berlusconi non solo è in campo ma è anche in attesa di ulteriori momenti di verifica».

Berlusconi ha praticamente detto che è pronto a ricandidarsi.

«Questo ovviamente è un auspicio che è legato appunto alle decisioni della corte di Strasburgo. Allo stato Berlusconi è un leader politico a tutto campo ed è protagonista del dibattito politico, purtroppo è privato del diritto di partecipare alle elezioni da quella sentenza. Vediamo che succederà. Ma se fossi nei panni dei suoi avversari, anche di quelli del centrodestra, avrei un po’ più di umiltà nel giudicarlo. Vedo che ogni tanto ancora qualcuno  ha la sindrome di un polo moderato deberlusconizzato. Non è così, Berlusconi tutt’ora è protagonista, ma potrebbe esserlo anche da un punto di vista formale».

Si sta evidentemente riferendo al Nuovo centrodestra di Angelino Alfano…

«A tutti quelli che volevano fare il polo deberlusconizzato, ci ha provato Gianfranco Fini, ci ha provato Monti, ci ha provato Alfano. I primi due sono finiti in archivio (Fini è fuori dalla scena, Monti è senatore a vita ma il suo progetto non esiste più), Alfano arranca e se non avesse avuto il soccorso dell’Udc non avrebbe raggiunto neanche il quorum alle elezioni europee».

Alfano sta facendo rumore a Ferragosto: dalla guerra ai «vu’ cumpra’» alla richiesta di abolire a fine mese l’articolo 18. Perché ora?

«Il protagonismo di Ferragosto è una tecnica che è stata insegnata da Marco Pannella, che saluto mentre è alle prese con la difficile battaglia della malattia. Pannella è stato sempre un maestro del protagonismo ferragostano che approfittava del ferie degli altri. Alfano fa un po’ l’allievo di Marco. Urla sull’immigrazione anche per coprire la responsabilità che ha per “Mare nostrum”. Un’operazione di cui, a quanto so e sento da esponenti di Ncd, molti lo accusano nel suo partito. Gli rimproverano in sostanza il fatto che proprio il partito del ministro dell’Interno porta in Italia i clandestini e di aver così impiombato Ncd. Io condivido le sue uscite, ma se Alfano vuole recuperare credibilità, blocchi l’operazione “Mare nostrum” oggi stesso, invece di limitarsi alle punture di spillo, alla battuta giornalistica».

Ncd è sempre più in fibrillazione dopo che FI è tornata centrale per le riforme. C’è anche chi dice che starebbe per perdere pezzi al Senato. È così?

«Io vedo che c’è molto malcontento. Il progetto non ha avuto successo, non è decollato, molti si interrogano su che fine faranno…».

Si avvicinano a voi, vi chiedono di tornare a casa?

«Mah… più che desiderosi di tornare a casa, li vedo consapevoli del fallimento del progetto. Quelli che sono al governo, che hanno la poltrona, naturalmente sono ben contenti. Gli altri invece li vedo molto insoddisfatti, consapevoli di una cosa che non durerà a lungo, con la valigia in mano…».

Verso Forza Italia?

«Verso il centrodestra, verso FI, comunque verso un’alleanza. Anche chi vuole rimanere in quel partito lo vedo consapevole della necessità di un’alleanza di centrodestra».

Si dice che ci siano anche molte divisioni interne. Ha colpito i cronisti il fatto che mentre Gaetano Quagliariello faceva la dichiarazione di voto sul nuovo Senato, Renato Schifani fosse fuori in Transatlantico a guardare il collega di partito dal monitor interno…

«Non me ne ero accorto…Già è tanto che lo guardava dal monitor, Quagliariello si può considerare soddisfatto».

I due sono in lite?

«Non credo ci siano rapporti idilliaci, ci sono gelosie…cose che accadono normalmente nei partiti».

È stata quindi giusta la scissione del Pdl?

«Considerando la politica, soprattutto quella sulla casa, del governo Letta, abbiamo fatto bene a far venir meno il nostro appoggio. Non è stata solo la vicenda della persecuzione giudiziaria nei confronti di Berlusconi, che comunque ha il suo peso, abbiamo soprattutto contestato le politiche economiche di quell’esecutivo. Dopo i tre governi (Monti, Letta, Renzi) che hanno preso il posto di Berlusconi tutti i fondamentali dell’economia sono peggiorati».

Giusto staccare la spina alle larghe intese?

«Non siamo stati così corresponsabili di politiche fallimentari. Pil negativo, recessione, disoccupazione crescente. Le agenzie di credito pure bocciano il governo. Ora dicono che le agenzie di credito non contano nulla, ma quando bocciavano noi erano il Vangelo, la rivelazione delle verità. La sinistra è davvero il relativismo in persona su ogni cosa, tra un po’ lo applica anche all’Istat».

Veniamo al tormentone estivo del governissimo. Tutti lo negano, ma affermano che se Renzi farà provvedimenti giusti FI potrebbe sostenerli. Che ne pensa?

«La cosa va ribaltata. È Renzi che sta nel pantano. Le ricette economiche le abbiamo noi. Quindi, è pronto Renzi a buttare a mare le sue slide e ad approvare le nostre ricette? Noi siamo pronti a votare a favore delle nostre proposte, non per quelle di Renzi che sono inconsistenti e fallimentari. Il punto è se lui vuole attingere al bagaglio dei nostri programmi, che sono divulgati ogni giorno da Renato Brunetta su “il Mattinale”, pubblicato anche in pieno agosto. Noi non siamo la Croce rossa o donatori di sangue, se vuole quindi il premier si accomodi, vediamo quanto dura».

Quanto dura Renzi?

«Non lo so, vedo che tutto l’ottimismo dovuto al risultato eclatante delle elezioni europee, sta cedendo spazio alle critiche della stampa internazionale, alla consapevolezza da parte di Renzi del fallimento di molte sue ricette. Vedo dichiarazioni molto prudenti. Pian piano sta cambiando il vento. Io naturalmente mi auguro come tutti che l’Italia ce la faccia, ma non ho motivo di essere ottimista».

Sulle riforme, anche dentro FI c’è  un’area di dissenso, i giornali si esercitano sulle geografie interne a FI, mettono lei tra i più duri accanto a Raffaele Fitto, altri vengono descritti più dialoganti ecc. Come stanno le cose?

«Io sulle riforme ho condiviso il percorso in base al principio che si poteva fare di più, si poteva andare verso il presidenzialismo, o all’abolizione totale del Senato, ma la sinistra non ha avuto il coraggio di farlo e noi non potevamo lasciare le cose così. Quindi quella votata al Senato l’8 agosto è meglio di una non riforma. Condivido quindi l’appello che Berlusconi ha fatto. Sulle questioni economiche però io penso che è Renzi che deve venire sulle nostre posizioni. Non ne facciamo una questione di poltrone di governo. Quindi, si collabora sulle riforme, perché queste erano il programma più ambizioso di Berlusconi, sull’economia abbiamo invece le nostre ricette che sono a disposizione, in cambio di niente. Renzi le adotterà? Dubito».

Torna il toto-Quirinale. Chi vedrebbe bene sul Colle?

«Ogni mattina prendo in giro la simpatica Roberta Pinotti (Ministro della Difesa, nella rosa del toto-candidati ndr). L’ultima volta le ho detto: vai in vacanza a Castelporziano. Lei mi ha guardato un po’ sorpresa e io: ma che hai capito? Devi andare lì con il rastrellone, quello per togliere le cicche dall’arenile…».

Non ci è andato leggero…

«Ma io scherzo…però lei un po’ di aspirazione la ha. Un giorno l’ho vista entrare in aula con Casini, mentre io stavo presiedendo la seduta… Era una coppia di aspiranti presidenti della Repubblica. Ma in queste cose essere tanto annunciati sui giornali non credo che porti mai bene, abbiamo già visto che le cose finiscono sempre in un altro modo».

  

  

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