Gas e petrolio: l’Artico nel mirino di Putin
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Gas e petrolio: l’Artico nel mirino di Putin
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Gas e petrolio: l’Artico nel mirino di Putin

Entro la fine del 2014 l’esercitò di Mosca avrà il controllo delle coste dove si concentra il 30 per cento delle riserve energetiche mondiali. Intanto nel Mar Baltico è caccia al sottomarino russo

Entro la fine del 2014 le forze armate russe presidieranno gli oltre 6mila chilometri di costa confinanti con l’Artico. Il bilancio sullo sviluppo del piano è stato tracciato il 21 ottobre dal ministro della Difesa russo, Sergey Shoigu, nel corso di una riunione del consiglio militare a Mosca. “Entro la fine dell’anno - ha affermato il ministro - avremo già schierato la maggior parte delle nostre unità in tutta la regione, da Murmansk a Chukotka”.

Raggiungere l’obiettivo non sarà semplice. Molte delle basi militari situate in quest’area sono state ristrutturate, altre infrastrutture (piste di decollo e atterraggio, alloggi per i soldati, centrali elettriche e idroelettriche) sono state invece interamente costruite. Il comando strategico delle operazioni è stato assegnato alla flotta settentrionale russa, che ha sede a Severomorsk nella penisola di Kola. Per il suo riarmo sono stati ammodernati due sottomarini nucleari classe Borey, a cui presto se ne aggiungerà un terzo. Entro la fine del prossimo decennio, in totale saranno 8, alcuni dei quali però verranno trasferiti nel Pacifico.

La Difesa russa ha effettuato degli investimenti per rimettere in sesto anche 7 piste di atterraggio, ferme dal crollo dell’Unione Sovietica. I traffici maggiori si concentreranno nella base di Tiksi, ad Yakutia. Altri lavori sono stati eseguiti per ammodernare una base permanente situata sulle isole della Nuova Siberia nel Mare di Laptev. Un gruppo militare composto da due brigate sarà dislocato in quest’area.

 

Perché l’Artico è una terra importante

Soprattutto negli ultimi dieci anni l’Artico ha attirato l’interesse di tutti i suoi Stati confinanti. A fare gola sono le sue riserve energetiche. Si calcola infatti che nelle sue acque si trovi il 30% delle riserve di petrolio e gas presenti nel mondo. Inoltre i suoi mari in futuro potrebbero garantire una nuova rotta di navigazione commerciale per i traffici di merci tra America, Asia ed Europa. 

Se dunque Mosca ha deciso di puntare in maniera così sostanziosa per presidiare i suoi confini è perché la disputa per la titolarità di queste terre si sta facendo sempre più dura. La Russia possiede attualmente i diritti entro 370 chilometri dalle sue coste. La presenza di diverse piattaforme sottomarine in quest’area complica però la spartizione dei territori con gli altri Paesi coinvolti, principalmente Canada e Stati Uniti.

 

Si sgonfia il caso svedese

Intanto dopo una settimana di tensioni diplomatiche, si sgonfia il caso del sottomarino intercettato nelle scorse settimane nei mari svedesi. Dal 17 ottobre le navi della marina svedese monitoravano le acque a largo della capitale Stoccolma nella Ingaro Bay, in cerca di un presunto sommergibile straniero. 

La Russia era stato il primo Paese indiziato per la presenza in quest’area di due sue importanti basi militari: una nell’exclave di Kaliningrad, l’altra a Murmansk, nella penisola di Kola, confinante a nord con il Mare di Barents e a est e a sud con il Mar Bianco. Ad avvalorare l’accusa nei confronti del Cremlino era stata la presenza nei giorni scorsi di una petroliera russa, arrivata al largo della Svezia presumibilmente per venire in soccorso del sottomarino. Mosca però aveva sempre respinto le accuse.

Il comandante supremo delle forze armate svedesi, Sverker Goransson, si era detto convinto della presenza di un sottomarino straniero in acque svedesi, e da Tallinn, la capitale dell’Estonia dove si trovava in visita, il primo ministro svedese Stefan Lofven aveva annunciato che a fronte di questo caso il governo avrebbe aumentato le spese per la difesa.

Alla fine però i pattugliamenti si sono risolti con un nulla di fatto. Un film già visto all’inizio degli anni Ottanta, quando in piena Guerra Fredda Stoccolma denunciò a più riprese la presenza di sottomarini sovietici nelle sue acque. Anche all’epoca, però, le ricerche non portarono a niente.  

 

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