Forza Italia: non cantate il de profundis
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Forza Italia: non cantate il de profundis
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Forza Italia: non cantate il de profundis

Tutti a predire la frana di FI, ma i numeri dei sondaggi raccontano un'altra verità

Se nel giorno dell’apertura della campagna elettorale per le europee, da un lato ci fosse Silvio Berlusconi a presentare i candidati azzurri e nello stesso giorno alla stessa ora dall’altro ci fosse un’assemblea con un bel po’ di deputati e a discutere su come riprendersi il partito azzurro, come titolerebbero i giornali? Minimo: bufera, scontro, Forza Italia nel caos. Massimo: scissione.

Se, invece, accade nel Pd «non è una fronda». Anche questo è capitato di leggere in alcune cronache sull’assemblea della minoranza interna antirenziana, guidata da Gianni Cuperlo, svoltasi domenica scorsa proprio mentre a Torino il segretario-premier Matteo Renzi lanciava la campagna elettorale. Mentre a Torino l’ex sindaco di Firenze si scatenava in un un profluvio di annunci trionfanti (l’ultimo quello di abbassare le tasse anche ai pensionati sotto i 1000 euro) a Roma big del calibro di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani ragionavano su  come espugnare il renzismo del Pd. «Riprendiamoci il Pd»», così è stato riassunto dalle cronache il D’Alema pensiero. Secondo i giornali l’ex premier sarebbe andato giù tosto, deciso: «I militanti siamo noi, ripartiamo con il tesseramento anche se le tessere non ci sono più». E Bersani ironico: «L’Italicum? Be’ a parte quelle sette o otto cose da aggiustare, può anche andare». Stoccate a non finire all’indirizzo del segretario del loro partito. E proprio mentre era impegnato nella kermesse inaugurale delle europee.  

  La minoranza, spiazzata da Renzi con la trovata delle cinque donne capolista,  ribolle di rabbia per le candidature: un pezzo da novanta come Michele Emiliano si è addirittura ritirato, l’ex ministro Flavio Zanonato sarebbe inferocito per essere stato scalzato da Alesandra Moretti come capolista nel Nord Est. E invece tutti lì a ricamare sulla ormai anche un po’ noiosa telenovela delle candidature di Forza Italia.  Telenovela praticamente conclusa e con molti meno colpi di scena del Pd. 

Nonostante Berlusconi e il suo partito, sottoposti a un pressing mediatico, giudiziario che ucciderebbe anche un elefante, stiano ancora lì a schiena dritta e sempre attestati a un venti per cento e passa nei sondaggi (senza più Ncd di Alfano), la gran parte dei media ogni giorno sembra come arrampicarsi sugli specchi di un conto alla rovescia il cui esito finale sarebbe il crollo, la frana azzurra.

E alla luce di questa tanto annunciata frana, che farebbe precipitare FI al terzo posto dopo il Pd e Beppe Grillo, si dovrebbe anche modificare la riforma elettorale, ovvero l’Italicum basato sull’antagonismo tra Pd e FI e nato con l’obiettivo di porre fine al ricatto dei piccoli partiti. Si fanno però i conti senza l’oste e cioè i numeri, che nessuno mai ricorda, dei risultati partito per partito, senza la coalizione, delle ultime elezioni politiche. Solo così è possibile fare un serio confronto con i risultati delle europee dove ogni partito va da solo, senza alleati. In base ai risultati del 24 e 25 febbraio 2013, Forza Italia, allora Pdl,  è già il terzo partito, distaccato di poco  dal Pd, che è secondo. Il primo è il MoVimento Cinquestelle. Ecco le cifre alla Camera: Beppe Grillo 25,56 per cento; Pd 25,43 per cento;  Pdl (FI più Ncd) 21,56 per cento. La situazione si ribalta con le coalizioni: il Pd e quella di centrosinistra diventano primi con il 29,55 per cento, il Pdl con l’alleanza di centrodestra è secondo con il 29,18. Grillo non essendo coalizzato è terzo. Sono risultati ottenuti dagli effetti del cosiddetto «Porcellum», la legge elettorale bocciata dalla Consulta. Bene tenerne conto, altrimenti su FI si danno davvero i numeri.  

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