Cosa c'è dentro la nuova Forza Italia
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Cosa c'è dentro la nuova Forza Italia

Tutte le sfaccettature della rinascita del partito annunciata da Silvio Berlusconi (falco e comba al tempo stesso)

L’Italia è una? No. E allora, può Forza Italia essere una? No. Ci sono tante Italie e almeno altrettante Forza Italia, tenute insieme soltanto dal carisma e dal tesoretto di voti di Silvio Berlusconi.

C’è una Forza Italia liberale che a mio parere è quella vera, quella delle origini che sono state poi (almeno parzialmente) tradite, ma che nella testa del fondatore è l’unica creatura storicamente riconoscibile come sua. È la Forza Italia del manifesto fondativo ribadito oggi sul “Giornale” da uno dei suoi artefici, Paolo Del Debbio, con la schiettezza che gli è propria. Manifesto fondato sulla ricetta liberale di riduzione delle tasse, taglio della spesa pubblica e riforma del lavoro e del welfare. La ricetta del primato dell’individuo sullo Stato.

E c’è la Forza Italia che ha costituito con i suoi uomini della mediazione (o del compromesso) l’ossatura delle esperienze di governo.

C’è la Forza Italia dei Falchi e delle Colombe. I primi al momento sono per lo più fuori dall’esecutivo con qualche eccezione, occupano posizioni di rilievo in Parlamento e incalzano l’esecutivo. Lo fanno in nome dei valori liberali dell’antica e “sempiterna” Forza Italia, ma anche in nome del voto anticipato e del rimescolamento delle carte che li riporterebbe nella stanza dei bottoni.

Le Colombe invece esercitano l’amministrazione della cosa pubblica sedendo fianco a fianco con i più moderati tra i naturali avversari del Pd. Sia gli uni sia gli altri, Falchi e Colombe, lottano da scranni diversi (Palazzo Chigi e Camere) per la conservazione di un potere (personale) acquisito in quasi vent’anni di prove elettorali e di governo. Nessuno di loro ha pagato per gli errori commessi, così come nessuno è stato premiato per le giuste sollecitazioni rimaste inascoltate (anzi!).

Una nuova Forza Italia, rinnovata e ricaricata, sarebbe stata un’ottima good company, con Berlusconi leader, in grado di prevalere nelle ultime elezioni politiche. Così non è stato.

Le Colombe, che sanno essere molto più “cattive” dei Falchi, aspettano che si esaurisca la parabola del Cavaliere e intanto fanno del loro meglio per governare l’Italia. I Falchi si sperticano in lodi della leadership di Berlusconi, e quelli tra loro che vantano un prestigio e una credibilità personali (vedi Antonio Martino) insistono per il rilancio dei valori che furono alla base della discesa in campo di Silvio.

E lui? Berlusconi è Falco e Colomba insieme. Per usare le parole proprio di Martino in un’intervista oggi al “Messaggero”: “Berlusconi intende dar vita a Forza Italia nel giro di poche settimane. È una bella sfida, ma lui può riuscirci perché è come i tedeschi, ha molte qualità e pochi difetti, sempre che non metta le qualità al servizio dei suoi difetti”. Difetti e/o timori.

Il principale è legato alle vicende giudiziarie. La nuova Forza Italia nasce “grazie” all’offensiva della magistratura. Sul Cavaliere pende la spada di Damocle del carcere o comunque della condanna definitiva all’interdizione dai pubblici uffici, e l’ineleggibilità su cui dovrà pronunciarsi il Senato. È anche per vender cara la pelle del Capo che rinasce Forza Italia, legata indissolubilmente a Silvio Berlusconi. Il paradosso è che l’accanimento giudiziario alimenta l’anima da Falco del Cavaliere e del suo popolo.

Le lotte di potere, i calcoli meschini, il peso di un passato non sempre limpido non devono far dimenticare il succo della proposta. Il manifesto di Forza Italia è stato (ed è tuttora) il più credibile progetto di rivoluzione liberale dell’Italia. Fosse stato applicato (o si fosse consentito di lavorare alla sua realizzazione), l’Italia oggi sarebbe migliore e gli italiani non dovrebbero avere tanta paura del presente e del futuro.

Silvio Berlusconi, nonostante le luci e le ombre di una gestione della cosa pubblica minata dagli attacchi delle “toghe rosse” e dal fondamentalismo di una sinistra realmente “illiberale” (ma anche di troppi errori e di una insufficiente selezione della classe dirigente deputata a realizzare quel manifesto), rimane l’unico leader carismatico in grado di incarnare quel progetto.

Dopo di lui, il diluvio.

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