Folletto sarebbe stato in ospedale mentre la tabaccaia moriva
Folletto sarebbe stato in ospedale mentre la tabaccaia moriva
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Folletto sarebbe stato in ospedale mentre la tabaccaia moriva

Un testimone ha raccontato ai Carabinieri di Asti che l'assassino era lì, dietro la porta della sala operatoria, vicino ai familiari di Maria Luisa Fassi

Nei momenti in cui Maria Luisa Fassi lottava tra la vita e la morte dentro una sala operatoria dell’ospedale Cardinal Massaia di Asti, dove i medici cercavano disperatamente di salvarla dalle profonde e letali ferite all’addome e al torace, il suo assassino, Pasqualino Folletto, sarebbe stato lì, dietro la porta della sala operatoria.

Dopo l’arresto e la confessione, con la pubblicazione della foto di Folletto su tutti i giornali, un testimone che era in ospedale quel pomeriggio si è recato dai carabinieri di Asti e ha raccontato di averlo visto dietro la porta della sala operatoria.

Quel sabato 4 luglio c’erano i familiari, il papà Piero Fassi con la moglie, il marito della tabaccaia, i figli e gli amici: tutti trattenevano il fiato e pregavano per la sorte di Maria Luisa. Ignari del fatto che in mezzo a loro, in quei momenti, si aggirava l’uomo che aveva inferto 45 coltellate alla donna per 800 euro.

Secondo il racconto del testimone, Folletto sarebbe rimasto lì, fermo, immobile, isolato, seduto in disparte, senza parlare con nessuno e senza dire una parola. Un comportamento che ha catturato l’attenzione dell’uomo che si è poi rivolto ai carabinieri di Asti. Gli uomini dell’Arma guidati dal colonnello Fabio Federici gli hanno sottoposto altre foto di Pasqualino Folletto per confermare la prima impressione. Il testimone non ha avuto dubbi: è lui.

Maria Luisa Fassi è stata portata in ospedale verso le 8 del mattino, è rimasta in sala operatoria per più di dieci ore, prima della morte registrata alle 18,30. Se il racconto del testimone fosse confermato, Pasqualino Folletto prima di recarsi in ospedale si sarebbe liberato del coltello, dei vestiti e delle scarpe, che poi ha raccontato di avere bruciato.

Che cosa è andato a fare in ospedale? Certo, se Maria Luisa non fosse morta, lo avrebbe riconosciuto. Folletto voleva essere sicuro di non correre rischi? Oppure è corso al capezzale della donna in preda al pentimento?

Solo lui potrà rispondere a queste domande, e confermare o smentire la testimonianza raccolta e messa a verbale. Intanto può esserci d'aiuto il suo comportamento nei giorni e nelle settimane successive, quando è rimasto nell’oscurità fino al momento in cui è stato messo con le spalle al muro.

Nessuna crisi di coscienza o momento di debolezza. Neppure quando i carabinieri hanno sottoposto la sua auto a fermo amministrativo con la non tanto scusa dell’assicurazione e del bollo non in regola. Lui è andato più volte in caserma a chiedere come fare per riavere indietro la macchina, che gli serviva per tirare a campare.

In caserma ci è tornato per essere interrogato e confessare il crimine commesso. Prima di portarlo in carcere, gli uomini di Fabio Federici sono andati in casa di Folletto a prendere i figli e portarli a salutare il papà. I bambini hanno giocato a lungo con due psicologi dell'Arma, mentre Folletto nell'altra stanza piangeva. Poi il momento dell'abbraccio, li ha salutati senza dire una parola. I bambini sono tornati a giocare con i carabinieri. 

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
La vittima Maria Luisa Fassi nel ristorante di famiglia "Gener Neuv" ad Asti
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