Malagiustizia: l'odissea di due genitori in vacanza
Malagiustizia: l'odissea di due genitori in vacanza
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Malagiustizia: l'odissea di due genitori in vacanza

La storia surreale di una coppia italiana in Florida e la giustizia di classe americana: un libro di Diego Agostini

Un van si ferma davanti a un negozio di abbigliamento in un centro commerciale della Florida.
Esce una coppia, per mano il loro bambino di otto anni. Ha appena finito di piovere, un temporale estivo, e il padre ha la maglietta bagnata. Chiudono la macchina, lasciano i finestrini leggermente aperti perché sul sedile posteriore dorme la figlia più piccola. Lui vuole comprarsi una maglietta asciutta, ma quella maledetta maglietta gli cambierà la vita.  

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Non è una puntata di CSI Miami, ma l’inizio del libro di Diego Agostini, manager delle risorse umane per grandi aziende e consulente, La fabbrica dei cattivi (appena uscito per Giunti, 12 euro, 281 pagine). Una storia vera, accaduta a una coppia di italiani in vacanza in Florida un paio d’anni fa. «Sono persone a me molto vicine, che vogliono restare anonime, perché la storia è stata ancora più dolorosa nel suo strascico sul web, dove si sono trovati alla gogna globale, con forti ripercussioni sulla salute e sul lavoro di lui. Il processo virtuale è stato più duro di quello reale», racconta Agostini, che incontrato a Milano ci mostra anche i documenti rilasciati dal tribunale  e le agghiaccianti foto segnaletiche.

Quando Alex e Mara escono dal negozio vedono la loro macchina circondata da una folla, la porta sfondata e uno sceriffo brusco che dice che sono in arresto: «L’accusa in Florida è una delle più gravi: abbandono di minore, si va in galera. Nel giro di dieci minuti, senza troppe spiegazioni, i due si trovano ammanettati sull’auto dello sceriffo. La bambina viene portata via da un’autoambulanza, il fratellino caricato sulla macchina di un’assistente sociale. Non li rivedranno più, né sapranno nulla dei loro figli fino alla fine di questa storia». La vicenda ha una progressione angosciante, sembra la trama di centinaia di telefilm visti e rivisti, ma che mai si pensa di poter vivere da protagonisti: «La polizia deve rassicurare i cittadini, deve dimostrare che i cattivi sono al sicuro in galera e in un attimo quel padre  e quella madre sono diventati i cattivi. I poliziotti forniscono subito ai media nome e cognome, indirizzo di casa, in poche ore i giornalisti sono fuori dalla loro villetta ad interrogare i vicini sui crudeli genitori. Non c’è alcun presunto innocente, sei colpevole da subito senza poterti difendere». Vengono interrogati fino a notte fonda nelle stanze insonorizzate di una sperduta stazione di polizia. Con la moglie l’investigatore ci va giù più duro fino all’intimazione quasi violenta: «Cerca di farli accusare a vicenda, di farli confessare che hanno lasciato la bambina sola per un’ora e con una temperatura esterna di 33 gradi, ma nulla era come lui affermava». Alla fine della notte vengono presi e spediti alla prigione della contea. Qui all’alba gli vengono fatte le foto segnaletiche che per un anno sono apparse sul web a chi digitava i loro nomi. «Sono le cosiddette mugshots, ci sono siti internet specializzati nel ricatto: se vuoi che le facciano sparire dal web devi pagare a volte anche migliaia di dollari».

Ma perché non hanno chiamato subito un avvocato, non avevano visto abbastanza puntate di Law and Order, per sapere che senza legale non si va da nessuna parte?
«Per ingenuità e anche per troppa fiducia nel sistema americano. I protagonisti continuavano  a ripetersi: “Siamo negli Stati Uniti non ci può succedere nulla di male”. Entrambi non erano viaggiatori sprovveduti erano già stati più volte in Florida. Forse, se fossero stati in un altro Paese avrebbero probabilmente preteso di chiamare avvocati  e ambasciata. Lì si sono affidati, non riuscendo  a credere che sarebbero finiti incatenati in un cellulare verso una prigione».

Nel penitenziario, esausti e senza notizie dei loro figli, vengono spogliati, perquisiti e poi rivestiti con la tuta arancione, come tutti i detenuti. Il marito vede la moglie portata via incatenata ad altre cinque detenute tra cui una giovanissima e incinta,  con i ceppi alle mani e ai piedi. «Mara ha raccontato che quando sono state trasferite sul cellulare la donna incinta è caduta trascinando le altre, ma i polizotti non le hanno aiutate. Ma che Paese è quello che incatena una donna che aspetta un bambino?». In prigione arriva il momento più duro per i protagonisti, costretti a firmare il foglio per l’affido dei figli: «Senza quella firma non si poteva accedere al processo  e si restava in cella. Mentre un’interprete cerca di spiegarlo al marito, che non parla bene l’inglese, piange anche lei».

Dopo aver firmato, la coppia capisce che quella maledetta maglietta li ha fatti precipitare nel peggiore degli incubi possibili: non rivedere più i bambini, ma il giudice dei minori è il primo a dare loro una speranza. Fissa una cauzione umana e consiglia di trovarsi un bravissimo avvocato che li possa togliere dai guai seri dove sono finiti. «Il paradosso del sistema è che proprio nell’aula del tribunale, una donna che assiste il giudice passa a Mara un bigliettino con il nome del miglior avvocato della Florida. Loro ti condannano e loro ti danno i mezzi per salvarti. Se hai i soldi, in America ti puoi comprare tutto, anche la libertà. In galera restano i poveracci, la libertà è un bene di consumo come tutti gli altri, se trovi i soldi è tua». Trovare i dollari per la cauzione non è facile, ci vuole un garante, i Bail bonds, le agenzie che decidono di pagarti la cauzione e poi di rivalersi. Ma convincere quella gente, soprattutto se si è stranieri, è molto difficile. E intanto le ore passano in cella e Alex comincia a subire minacce, il suo crimine è considerato di natura schifosa, inutilmente tenta di spiegare ai suoi compagni che ha lasciato sua figlia per 8 minuti da sola, molti non vogliono stargli accanto, altri lo minacciano di violenza sessuale.

«I protagonisti devono fare i conti con un sistema che funziona, dolorosamente funziona, su regole ferree. E una volta messo in moto non vuole ammettere di non avere ragione». Troppo tardi Alex e Mara capiscono che sono finiti in una trappola dove nessuno vuole ammettere di avere torto: non c’erano 33 gradi, ma così ha dichiarato l’investigatore, e con questa accusa dovranno andare davanti ai giudici.

«La giustizia americana è un grande business, se sbagli paghi davvero: non sono bastati 20mila euro, tra cauzione e  avvocati, per uscire da quest’incubo».
La fabbrica dei cattivi, secondo il racconto di Agostini, è il sistema americano: «Che non serve affatto a riabilitare, ma solo a creare dei mostri. La polizia ha bisogno dei cattivi, per far sentire i cittadini comuni più buoni. Anche questa è l’America».

I bambini sono stati affidati  a una famiglia di colore, tenuti per giorni su un divano  a guardare la televisione. «Li hanno lasciati in una stanza da soli, avevano paura, non capivano cosa gli dicevano. Non erano gentili con loro».
Alla fine, costretti a farsi difendere da due avvocati diversi, per evitare conflitti tra di loro, Alex e Mara dopo un anno di pratiche legali verranno prosciolti. «La formula usata sarà “Non c’è nulla per cui si possa procedere”, come se non fosse successo niente. Addiruttura gli verrà dato il record expungement la cancellazione totale del reato dalla fedina penale, che per gli americani è pari  a  dichiarare l’imputato qualcosa più di innocente. Come se si fossero semplicemente sbagliati».

Ma sul web restano le maledette  foto segnaletiche  e decine di articolo sui genitori senza cuore, corredati da insulti e commenti crudeli. Quelli resteranno a lungo, come resterà la sensazione di aver visto come funziona davvero un sistema che ha perso la sua umanità e può in un istante diventare una trappola.
Degna del kafkiano mister K.
 

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