Europa: Renzi cerca l'accordo con Merkel, ma a cosa serve?
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Europa: Renzi cerca l'accordo con Merkel, ma a cosa serve?
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Europa: Renzi cerca l'accordo con Merkel, ma a cosa serve?

Al via le trattative per le poltrone europee. L'Italia punta a un portafoglio di peso in Commissione e cerca la sponda della Germania. Spunta il nome di Simona Bonafé, che potrebbe eliminare dal valzer delle nomine sia D'Alema che Letta

Dopo la sbornia dei risultati europei, per il Pd di Matteo Renzi è arrivato il momento di capitalizzare i voti in termini di peso in Europa. Il presidente del Consiglio è l'unico ad avere raccolto una straordinario successo in Europa e con i suoi 31 eurodeputati rappresenta la fetta più grande nella famiglia socialdemocratica (S&D). E' logico credere che in virtù della ragione dei numeri l'Italia potrà dettare delle condizioni al tavolo delle trattative che si aprono oggi per riempire tutte le caselle del complicato sistema di poltrone in Europa, ma Renzi sa già che non può chiedere la luna. 

Sono cinque le poltrone più ambite in Europa : la presidenza dell'Ue (che fino a novembre è di Herman Van Rompuy), l'Eurogruppo, il capo della Diplomazia, il presidente del Parlamento e quello della Commissione. Tutte poltrone che al momento l'Italia non può chiedere, perché ha già la BCE con Mario Draghi, il cui mandato scade nel 2019. 

Si rincorrono voci sulla possibilità che Gianni Pittella, veterano Pd nel Parlamento Ue e capace di incassare più di 250mila voti all'ultima tornata elettorale, sarà il prossimo presidente del Parlamento. Un'ipotesi velleitaria, e non perché l'Italia non possa chiedere quella poltrona, ma perché in Europa non vigono le stesse regole delle comuni trattative politiche "locali".

Insomma, non decide chi va meglio alle elezioni, ma la scelta viene fatta in base a un equilibrio complesso che mette in gioco 28 Paesi membri e, allo stesso tempo, in base a regole ampiamente rodate, come quella che vuole che la presidenza del Parlamento Ue vada in alternanza alle due grandi famiglie (Popolari e Socialisti), con una turnazione di due anni e mezzo ciascuno. L'ultimo presidente è stato Martin Schulz dei socialisti, quindi ora il Parlamento spetterebbe al Ppe.

L'Italia potrebbe fare una forzatura per quel posto? Sì, potrebbe, ma in ogni caso per "sistemare" Pittella dovrebbe convincere Mario Draghi a lasciare il suo posto alla BCE. E su questo si aprono scenari fantapolitici. Esiste la possibilità che Draghi si dimetta, ma solo previa garanzia del Pd di diventare il prossimo presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano potrebbe dimettersi, alla luce del fatto che difficilmente si faranno le riforme, e a quel punto il Pd porterebbe Draghi come sue candidato per la corsa al Quirinale.

Ma sono troppe le incognite di un'operazione di questo genere, e Draghi lo sa bene. In un Parlamento italiano così spaccato i piani del Pd potrebbero facilmente ridursi in cenere, mentre l'attuale testa della BCE al momento ha una posizione garantita fino al 2019.

Cosa resta dunque all'Italia dopo il successo di Renzi? La cosa certa è che si può puntare a una Commissione di peso (energia o affari economici). I nomi che circolano sono quelli di Massimo D'Alema a capo della Diplomazia targata Ue al posto di Lady Ashton, e di Enrico Letta per un portafoglio economico/finanziario. L'ipotesi di D'Alema però è da scartare, perché la Diplomazia Ue rientra nelle 5 poltrone chiave per le quali l'Italia non può concorrere. Sul nome di Enrico Letta, siamo così sicuri che Renzi voglia fare un favore al nemico-amico per eccellenza? Se ricordiamo il gelo della cerimonia della campanella a Palazzo Chigi, difficilmente possiamo pensare che ora Renzi faccia il nome di Letta per un posto di primo piano in Europa.

Inoltre, il presidente del Consiglio ha dichiarato che alla Commissione Ue vorrebbe mandare qualcuno che incarni lo spirito del suo nuovo corso, e chi meglio della sua fedelissima, Simona Bonafè, la donna dei record che ha incassato più preferenze di tutti gli altri alle ultime elezioni? L'idea di Bonafé in Commissione piace molto a Renzi, ma nel caso della sua nomina l'Italia non potrebbe puntare a un portafoglio importante. Non basta, infatti, nominare un eurodeputato per una poltrona, ma bisogna anche passare dal vaglio del Parlamento, che esamina la candidatura con domande mirate a seconda del ruolo che si andrebbe a ricoprire.

Tanto per intenderci, nel 2004 Rocco Buttiglione era in corsa per un portafoglio importante, quello della Giustizia, ma - pur essendo molto esperto di temi europei e pur parlando fluentemente sia inglese che francese - venne messo all'angolo dal fuoco incrociato delle domande del Parlamento e scivolò su un'affermazione anti-gay che gli costò la poltrona. Al suo posto l'allora governo di centrodestra nominò come Commissario Franco Frattini.

Dunque, vista l'inesperienza di Simona Bonafé, se Renzi decidesse di nominare lei per la Commissione, allora l'Italia dovrebbe accontentarsi di un portafoglio minore. Invece, se il presidente del Consiglio sceglierà la strada del portafoglio influente, dovrà necessariamente proporre un nome "conosciuto" ed esperto. E qui torna in pole position la candidatura di Lorenzo Bini Smaghi

Le strategie abbondano, ma la partita per le nomine europee ha dei paletti ben precisi. Così, se si parla di una sponda che Renzi cercherebbe in Angela Merkel, allora bisogna tenere presente che la Cancelliera tedesca, pur avendo incassato più del 36% dei consensi in casa, non esce bene da queste elezioni, segnate dalla valanga degli euroscettici. Le due grandi famiglie europee, i Popolari e i Socialisti, non sono affatto compatte e l'influenza e il potere della Cancelliera in questo contesto ha perso smalto.

La candidatura targata Ppe di Jean Claude Juncker alla presidenza della Commissione è sempre più lontana. David Cameron ha già dichiarato di non volere il burocrate lussemburghese. E poi ci sono le fazioni all'interno dell'S&D che chiedono un posto al sole, ma che hanno rovinosamente perso le elezioni europee, con i francesi che guidano l'esercito degli sconfitti e che per la prima volta sono scesi a solo 13 poltrone all'interno del gruppo socialista.

Insomma, Renzi può anche allearsi con Angela Merkel, ma questo non porterebbe a nulla di concreto per l'Italia. L'Europa che esce da queste elezioni è sicuramente un'Europa da riformare. Ora, insieme, le "grandi famiglie" politiche dovranno decidere quali passi fare su questa strada, senza dimenticare che a tutti i Paesi membri spetta una poltrona e che un'Unione a 28 richiede equilibri sottili per accontentare tutti, soprattutto i nuovi membri dell'Est. Polonia in testa. 

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