Victor Ponta, un "contorsionista" alla testa della Romania

La coalizione di centro-sinistra stravince le elezioni parlamentari, ma il presidente Basescu promette battaglia

Victor Ponta durante la sua campagna elettorale alla testa della coalizione di centro-sinistra in Romania (Credits: Ansa/Epa Robert Ghement)

Anna Mazzone

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Cambia il vento in Romania. Il presidente Traian Basescu ha perso le elezioni, stravinte con il 57% dei consensi dall'Unione social-liberale (USL) guidata da Victor Ponta. La coalizione di centro-sinistra promette un radicale rinnovamento della politica rumena e Ponta conferma con il voto il suo primato: quello di essere il leader più giovane che Bucarest abbia mai avuto. Ma è tutto oro quello che luccica?

Classe 1972, Victor Ponta è un giurista che proviene dalle fila del vecchio partito Comunista, anche se ha più volte rinnegato quell'ideologia. Nel 2010 diventa il numero uno del partito Socialdemocratico (PSD) e da allora ingaggia una battaglia senza esclusione di colpi con il presidente Traian Basescu, accusato dalla sinistra di aver instaurato un "regime" in Romania.

Perennemente sorridente, Ponta viene descritto dal quotidiano francese Le Figaro come "un contorsionista della politica ", per il suo linguaggio ambiguo e per le frecciate spesso rivolte nei confronti dell'Europa. Quando nel 2010 assume la presidenza del PSD rumeno, prendendo il testimone dall'anziano Mircea Geoana, i baroni del partito credono che il ragazzo sia facilmente manipolabile, ma si sbagliano di grosso.

Nel 2011, su volontà dello stesso Ponta, il PSD si allea con il partito Nazional-Liberale di Crin Antonescu e con la formazione conservatrice di Dan Voiculescu. Nasce così la "gioiosa armata" dell'USL, unita da un unico obiettivo: eliminare (politicamente) il presidente Basescu e creare una nuova nomenclatura alla testa della Romania. Per inciso, nel 2010 è stato proprio Baescu, ob torto collo, a nominare Victor Ponta premier, subito dopo la caduta dell'Esecutivo in seguito alle manifestazioni di piazza contro le misure di austerity.

I conservatori capeggiati dal presidente hanno pagato a caro prezzo la politica del rigore imposta da Bruxelles per risollevare l'economia rumena, fermandosi al 19% dei consensi nelle urne. Ma Basescu non si dà per vinto e accusa Victor Ponta di essere un "mitomane", promettendo di dare battaglia e sostenendo che la sua nomina "non è automatica". Insomma, i risultati delle elezioni, seppur nettissimi, non sembrano aver stabilizzato il clima politico in Romania, che oggi è più che mai infuocato.

Per parte sua, Ponta parla già da premier e, potendo contare su una maggioranza dei due terzi del Parlamento, promette: "L'orientamento del governo che andrò a dirigere sarà filo-europeo e filo-atlantico. Siamo membri dell'Unione europea e della Nato e il nostro futuro è all'interno della famiglia europea". Già, ma proprio da Bruxelles e da Washington si guarda a lui con un certo sospetto.

Sia l'Unione europea che gli Stati Uniti sono preoccupati dalle maniere politiche del giovane Ponta, che in passato non ha mostrato grandi doti diplomatiche, attaccando a spada tratta i leader europei, Angela Merkel e François Sarkozy in testa (il presidente francese fu definito "un buffone" da Ponta durante un evento pubblico). E in molti temono che il giurista potrebbe mettere a repentaglio lo stato di diritto in Romania, soprattutto alla luce delle sue pressioni sulla Corte Costituzionale.

A queste critiche Ponta ha risposto, riconoscendo che "Ci sono parecchie cose non perfette" nel modo in cui è stato portato avanti il processo di destituzione, pur sostenendo che la comunità internazionale è stata vittima di "disinformazione" nelle sue valutazioni.

La nuova stella social-liberale rumena è poi accusato di aver plagiato circa 300 pagine della sua tesi di dottorato in diritto. Questione non secondaria, visto che in Europa i precedenti hanno portato a immediate dimissioni di ministri e compagnia cantando. Ma Victor Ponta, sempre col sorriso sulle labbra, rigetta tutte le accuse e, nonostante le prove fornite dall'università di Bucarest, spiega che nel 2003 (anno del suo dottorato in Diritto Penale Internazionale), le regole per le "citazioni" nelle tesi erano diverse da quelle di oggi.

Sarà, ma in ogni caso ai rumeni questo non sembra interessare granchè, dal momento che gli hanno consegnato le chiavi del Paese senza se e senza ma. All'Europa adesso tocca stare a guardare.

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