Esteri

Usa 2016: il voto bianco e l'elezione di Trump a presidente

Spinto dai maschi della "middle class", il tycoon ha potuto però contare anche sulle donne. E su fattori non solo economici, a partire dalla religione

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Paolo Corio

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In effetti Donald Trump fa bene a trasferirsi alla Casa Bianca: i suoi attuali vicini di casa, ovvero i newyorkesi di Manhattan, non sembrano infatti amarlo molto, avendolo votato solo per il 10% contro l'87 di preferenze a Hillary Clinton...

Battute a parte, in attesa dei dati ufficiali che saranno elaborati e comunicati nelle prossime settimane dallo United States Census Bureau, un dato è già chiaro: non sono certo state le grandi città a spingere il tycoon verso la presidenza degli Stati Uniti, ma quell'America "profonda" che - stando allo slogan elettorale dello stesso Trump - vuole anche ritornare "grande". Come ha scritto Hilary Swift sul New York Times indulgendo anche a una certa immagine letteraria, "L'America di Donald Trump è sbocciata lungo le vecchie roccaforti del Midwest, lungo fiumi e ferrovie che una volta portavano il carbone dal profondo dell'Ohio e dalle valli del West Virginia alle fonderie della Pennsylvania".

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Un successo in bianco
Un'America anche e soprattutto profondamente bianca, come profondamente bianca è stata la base di elettori che ha decretato la vittoria per Trump. Secondo i dati ufficiali resi noti dallo United States Census Bureau, i bianchi rappresentavano il 77% degli aventi diritti al voto e alla luce dei risultati (ovvero degli Stati in cui è stata issata la bandiera repubblicana) è ormai statisticamente certo che la maggioranza di quanti di loro hanno deciso di esercitarlo recandosi alle urne, lo ha fatto per mandare Trump alla Casa Bianca.

Al proposito, qualche cifra indicativa la offre una ricerca-campione condotta su 24.537 votanti per la Cnn: secondo i dati raccolti, infatti, il 58% dei bianchi ha votato per Donald Trump, con il dato che sale al 63% relativamente al voto maschile e rimane comunque sopra la maggioranza (53%) in quello femminile, a dispetto delle idee decisamente sessiste del candidato repubblicano. A preferire Trump, sempre secondo la ricerca-campione, sono poi state soprattutto le donne bianche di minore grado di istruzione: lo hanno votato il 62% di quelle senza laurea contro il 45% delle graduate, tra le quali la Clinton non ha comunque superato il 51% delle preferenze.

Per certi versi, quindi, il grado di scolarizzazione non ha influito più di tanto nel scegliere il candidato alla presenza, come dimostra anche il dato relativo alla popolazione maschile: se infatti a votare Trump sono stati soprattutto gli uomini non laureati (62%), anche il dato relativo a chi ha frequentato un college parla di un 49% schieratosi per Donald contro un 45% per Hillary.

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Il fattore religioso
Se proprio si vuole trovare una discriminante, dalla scuola ci si deve invece spostare in chiesa: nel senso che è dalle comunità religiose bianche che pare essere arrivata la spinta vincente per il 45° presidente degli Stati Uniti, portando probabilmente al seggio anche chi nel recente passato se ne era rimasto a guardare la Tv. Un dato, quest'ultimo, che si evince anche dal fatto che rispetto all'elezione di Obama nel 2008 gli Stati Uniti si sono trasformati da paese a maggioranza cristiana bianca (54% otto anni fa) a paese a minoranza cristiana bianca (43%), intendendo tutte le religioni facenti capo al cristianesimo, non solo quella cattolica. In altre parole: in termini assoluti, rispetto al totale dei votanti, c'erano meno cristiani bianchi, ma di questi ne sono andati alle urne più che in passato.

A questo proposito, è interessante una ricerca condotta qualche settimana prima del voto dall'American Values Survey, in cui è emerso che se a livello generale gli americani sono quasi equamente divisi tra chi pensa che le cose siano andate sempre meglio negli States dagli anni Cinquanta a oggi (48%) e quelli che invece hanno visto un continuo peggioramento (51%), la percezione cambia invece profondamente a seconda dello schieramento politico: per il 66% dei democratici c'è stato infatti un cambiamento in meglio, per il 69% dei repubblicani invece in peggio. E guarda caso, passando a una distinzione per religioni, nessuno come i bianchi cristiano-evangelici e protestanti pensa che le cose negli ultimi 65 anni anni siano andate proprio male: ben il 74%. Incrociando i dati, non stupisce quindi che sempre secondo gli exit-poll l'81% degli appartenenti a quelle comunità religiose abbia votato per Trump.

A fare il resto è stata poi anche la speranza di tanti cristiani bianchi (più o meno ortodossi) che il tycoon - una volta eletto presidente come effettivamente accaduto - dia politicamente seguito alla sua idea di ridare a ciascun singolo Stato la possibilità di vietare l'aborto.

Minoranza, ma del futuro
Oltre alla crisi economica che ha messo più in ginocchio degli altri la "middle class", ci sono quindi stati diversi altri fattori che hanno reso decisivo il voto bianco. Il cui peso specifico sarà comunque destinato ineluttabilmente a diminuire nelle prossime decadi: secondo gli studi demografici, infatti, tra il 2000 e il 2010 la popolazione bianca è infatti passata dal 75.1% al 63.7% del totale degli abitanti degli Stati Uniti, con la proiezione che la vuole futura minoranza (47%) intorno al 2050. Ma a Trump questi sono numeri che non interessano.

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