Usa: ancora sangue, ancora vittime afroamericane

Dopo Baton Rouge, l'omicidio a sangue freddo di un altro nero durante un controllo di polizia a Minneapolis: cresce la rabbia della comunità nera

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Philando Castile, l'uomo ucciso dalla polizia a Minneapolis – Credits: FACEBOOK/FAMILY

Dopo Alton Sterling, il giovane afroamericano ucciso dalla polizia nella notte di martedì 5 luglio 2016 a Baton Rouge, in Louisiana, un altro omicidio compiuto dagli agenti sta infiammando il clima tra la comunità dei neri americani e le forze dell'ordine, accusate di razzismo e pregiudizi razziali. La vittima in questo caso si chiamava Philando Castile, un afroamericano di 32 anni ucciso mercoledì sera, a Saint Paul, nei sobborghi di Minneapolis, durante un normale controllo di polizia.

Secondo il racconto della moglie, che si trovava con la figlia nell'abitacolo della loro auto quando l'uomo è stato ucciso dall'agente che li aveva fermati, Castile stava cercando il suo portafoglio per mostrare la carta d'identità e il porto d'armi, quando il poliziotto - dopo avergli chiesto di portare le mani alla testa - gli ha sparato a bruciapelo quattro colpi senza un motivo apparente, colpendolo prima a un braccio e poi finendolo con altre tre colpi. A testimonianza di quanto accaduto la compagna (Lavish Reynolds) avrebbe girato anche un video su Facebooklive, divenuto virale e girato dentro l'abitacolo durante il controllo, che ora è al vaglio degli inquirenti.


IL VIDEO POSTATO DALLA COMPAGNA SU FB (IMMAGINI FORTI)



NESSUN PRECEDENTE
L'agente che ha sparato è stato identificato e  messo in congedo in attesa dei riscontri. Non è chiaro, inoltre, se ci siano altri poliziotti coinvolti e, soprattutto, quali siano state le circostanze che hanno portato l'agente a uccidere un uomo che, se il video verrà ritenuto attendibile, appare seduto nel sedile dell'auto senza armi e con la cintura di sicurezza ancora allacciata. Quello che appare chiaro è che Castile non aveva precedenti penali, era stato fermato perchè aveva un fanalino posteriore rotto e da quindici anni lavorava come responsabile della mensa di una scuola Montessori della zona. Non esattamente il profilo di un criminale pericoloso e incallito come è stato trattato.

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Un fermo immagine dell'uomo ucciso a Minneapolis


MOBILITAZIONI
Secondo le televisioni locali, una folla di persone si è raccolta poche ore dopo la sparatoria cercando i bloccare il carro attrezzi che ha rimosso l'auto di Castile, imprecando contro la polizia. Altri sono accorsi a protestare di fronte alla residenza del governatore del Minnesota. «Hanno ucciso mio fratello e gli hanno puntato una pistola contro mentre era ferito, senza fare nulla per aiutarlo, era un bravo ragazzo, un lavoratore, lavorava da quando aveva 18 anni», ha detto la sorella, che insieme ad altri familiari, ha accompagnato la mamma Valerie, 60 anni, all'ospedale dove è morto il figlio. 


LUNGA SCIA DI SANGUE
Dal caso avvenuto a Staten Island, New York, quando un agente prese per il collo e soffocò il giovane disarmato Eric Garner, all'uccisione del giovanissimo Micheal Brown, avvenuta il 9 agosto 2014 a Ferguson, fino all'omicidio da parte di due agenti di un dodicenne afroamericano a Cleveland, nel novembre 2014, colpevole solo di aver estratto una pistola giocattola, sono decine, centinaia - in questi ultimi anni - i casi che hanno come vittime gli afroamericani negli Stati Uniti. Uccisi spesso per motivazioni razziali, per lo più disarmati e innocui, altrettanto spesso - come Castile - senza alcun precedente.

Ne è seguita una lunga scia di sangue, di cui a farne le spese sono stati soprattutto i neri ma anche - in qualche caso -  agenti di polizia, uccisi per vendetta, come i due poliziotti uccisi a Brooklin nel novembre 2014 da un giovane nero che poi si è tolto la vita.A centocinquantanni dall'approvazione del tredicesimo emendamento che pose fine allo schiavismo in America, e a otto anni dall'elezione del primo presidente statunitense di origini africane, la questione razziale è più viva che mai. E alimenta una diffidenza tra i bianchi e i neri che si nutre anche delle enormi disparità sociali create dal modello americano.

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