Edoardo Frittoli

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La crisi diplomatica attuale tra Italia e Malta sulla gestione dei migranti salvati nelle acque del Mediterraneo, invita ad una rilettura di un secolo di storia delle relazioni tra i due paesi del Mediterraneo iniziando dai rapporti tra la popolazione di lingua e cultura italiana e gli Inglesi alla guida dell'isola passando per il fascismo e la Seconda Guerra Mondiale, fino agli anni della Guerra Fredda e alla crisi dei flussi migratori del terzo millennio.

Malta irredenta: dal 1919 ai bombardamenti Italiani

Il periodo compreso tra l'apertura del canale di Suez e la Prima Guerra Mondiale sarà per Malta una fase di crescita economica e commerciale importante.

Governata dagli Inglesi che la strapparono nel 1802 all'occupazione napoleonica, l'isola crebbe di importanza strategica nello scacchiere del Mediterraneo anche per la presenza della flotta britannica che alimentava l'economia locale parallelamente a quella commerciale favorita dal traffico mercantile da e per Suez.

Tradizionalmente la popolazione maltese, a causa della vicinanza geografica, era legata alla cultura italiana, oltre che in modo molto profondo alla Chiesa Cattolica. Dopo essere stata normanna, dal 1530 fu possesso dei Cavalieri dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, noti poi come Cavalieri Di Malta.

Fu proprio dopo la metà del 1800 che il sentimento nazionale filoitaliano cominciò a svilupparsi, anche per una serie di misure messe in atto dal Governo inglese per spingere la de-italianizzazione dell'isola. Malta e Cipro furono i più importanti esempi di sviluppo di un sentimento nazionale nella prima fase dell'espansione coloniale, oltre che caratterizzate da una forte opposizione al proselitismo protestante degli Inglesi. L'isola era inoltre legata linguisticamente e culturalmente da secoli di commerci con l'Italia che si svolgevano esclusivamente in lingua italiana.

L'intervento inglese atto a cancellare questa radicata tradizione secolare accelerò sensibilmente negli ultimi anni del XIX secolo, quando un decreto stabilì l'uso obbligatorio dell'inglese nei documenti ufficiali. L'affare generò tensioni anche con Roma (il Ministro degli Esteri Prinetti protestò con Londra) e con gli intellettuali italiani che paragonarono la stretta britannica al trattamento che i Lombardi ebbero a patire sotto L'Austria. Dall'altra parte, i nazionalisti maltesi la cui voce fu raccolta attorno al quotidiano "Malta", colsero l'occasione per paragonarsi agli Irlandesi delle lotte per l'indipendenza di fine '800. La propaganda dei filoitaliani ebbe effetto, tanto che nel 1902 il decreto di sostituzione linguistica fu abbandonato anche per la volontà bilaterale tra le diplomazie italiana e britannica di mantenere gli "ottimi rapporti" sino ad allora intercorsi.

Le questioni restarono in sospeso durante gli anni della Grande Guerra quando Malta fu impiegata dagli Inglesi come isola-ospedale. Gli anni del primo dopoguerra saranno invece cruciali per le relazioni tra Malta, Londra e Roma per diverse ragioni.

La prima è da ascrivere all'impatto socio-economico del conflitto sulla popolazione maltese di cultura italiana e cattolica. Durante i primi anni del dopoguerra infatti, vi fu una stretta sulle forniture e sulle commesse militari garantite dagli Inglesi fino ad allora. Parallelamente si verificò anche a Malta un fenomeno che fu presente in gran parte dell'Europa: quello dei profitti di guerra che favorirono una piccola parte degli imprenditori che si erano arricchiti a scapito della maggior parte della popolazione. Un evento cruciale, ancor oggi ricordato nelle ricorrenze dell'isola, fu la rivolta gestita in massima parte dai filoitaliani scoppiata il 7 giugno 1919 quando la popolazione protestò nelle strade di Malta a causa della crescita del carovita e dei prezzi alimentari. La sollevazione fu repressa nel sangue dagli inglesi al prezzo di tre morti e numerosi feriti.

La seconda ragione di tensione tra Malta e Italia viene ricondotta alla presa del potere da parte del fascismo. La propaganda del nascente regime aveva dipinto i protagonisti dei moti di Malta come "fulgidi esempi di italianità", fatto amplificato dalla celebrazione del 7 giugno con la comunità maltese in Italia. Nonostante il fervore nazionalista, le relazioni a tre Italia-Malta-Regno Unito si mantennero collaborative anche per l'opera diplomatica del futuro ambasciatore italiano a Londra, Dino Grandi. Sull'isola, invece, gli anni '20 e '30 videro crescere la tensione tra "pro-italians" e "britishers" accelerata dagli eventi internazionali come il disfacimento dei rapporti Londra-Roma dopo l'avventura coloniale italiana in Africa Orientale. Fu soprattutto il Segretario Generale di Malta Sir Gerald Strickland ad accendere gli animi, con una serie di atti anti-italiani che compresero scorrerie contro i rappresentanti e i simboli dell'italianità, qui comprese le incursioni contro le insegne e i nomi italiani di strade e piazze dell'isola. Gli italofili avevano risposto facendosi scudo con la crescente influenza fascista nel Mediterraneo, celebrando addirittura nel 1926 un Te Deum all'indomani del fallita attentato a Mussolini. La situazione cominciò a precipitare dopo la metà degli anni '30, preludio agli eventi bellici del decennio successivo quando Malta crebbe rapidamente di importanza strategica per la Royal Navy che congelò ogni tipo di apertura all'autonomia rivendicata dagli autonomisti maltesi che guardavano all'Italia.

1940-1942: Bombe italiane su Malta

Mentre i trimotori italiani scaldavano i motori all'indomani della dichiarazione di guerra del giugno 1940, a Malta i principali rappresentanti filoitaliani furono deportati (soprattutto in campi di detenzione nelle colonie britanniche d'Africa) essendo diventati "enemy aliens". L'isola era diventata uno dei primari obiettivi di Mussolini nella battaglia per il controllo del traffico nel Mediterraneo.

Quando i bombardieri della Regia Aeronautica si prepararono a colpire, Malta era difesa soltanto da una squadriglia di vetusti biplani "Gloster Gladiator" e da alcuni idrovolanti altrettanto superati, perché gli inglesi concentrarono gli sforzi sulla difesa di Gibilterra e ritirarono il grosso della flotta nel porto protetto di Alessandria d'Egitto. Solo un paio di navi tra cui il monitore "HMS Terror" erano rimasti a difendere l'isola e le sue 250.000 anime. La superiorità aerea degli Italiani parve in un primo momento prevalere e fece presagire una prossima caduta dell'isola nelle mani dell'Asse.

Fu la riluttanza di Mussolini nella decisione di invadere l'isola a dare tempo ai difensori di Malta. Il capo del fascismo riteneva all'epoca dei fatti che Malta sarebbe stata compresa nei termini di una allora possibile pace separata con l'Inghilterra, mentre la prima stoccata agli attaccanti fu inferta a Taranto quando le navi della Regia Marina furono decimate da un raid a sorpresa di aerosiluranti della Fleet Air Arm (Aviazione della Royal Navy). La sconfitta sul fronte greco-albanese e il cedimento italiano sul fronte nordafricano fece si che i Tedeschi sostituissero alla Regia Aeronautica sempre più a corto di combustibile, gli Stuka di stanza in Sicilia. Tra il 1941 e il 1942 la Luftwaffe e la Kriegsmarine strinsero Malta nel secondo assedio, infliggendo seri danni alla Royal Navy e alla RAF in difesa dell'isola. La resistenza alleata e la contemporanea battaglia per la conquista delle sponde del Nordafrica resero Malta uno dei cardini principali della guerra nel Mediterraneo nel suo ruolo cruciale di ostacolo alle linee di rifornimento delle forze dell'Asse. Dalla fine del 1942 dopo la sconfitta di Rommel l'assedio cessò fino alla fine della guerra.

Dal dopoguerra all'"Affare Maltese" (1945-1980)

La Seconda Guerra Mondiale ebbe l'effetto di seppellire ogni tipo di velleità irredentistica della popolazione di lingua italiana, che nel 1945 contava ormai solamente un migliaio di residenti. Come gli altri Paesi del Mediterraneo, Malta si trovò coinvolta nello scacchiere della Guerra Fredda. Dal 1947 l'isola ebbe una nuova Costituzione mentre si riapriva nuovamente la questione del rapporto con Londra. Il futuro premier Maltese, Il leader del Partito Laburista Dom Mintoff, iniziò la sua opera di mediazione con la madrepatria in direzione di una sempre maggiore indipendenza politico-amministrativa, negli anni in cui il porto militare che ospitava la British Fleet e le navi militari dei paesi NATO, perdeva di importanza. Durante gli anni '60 si compirà l'ultima fase del percorso di indipendenza di Malta, parallelamente all'avvicinamento diplomatico al futuro alleato strategico privilegiato: L'Italia.

L'interesse maltese nei confronti di Roma era dettato, oltre che dalla vicinanza geografica, anche dalla volontà dell'isola di mantenere una posizione di neutralità nel teatro della Guerra Fredda, per cui la politica italiana del' "attenzione" ai paesi del Mediterraneo pareva essere l'interlocutore ideale. Il più importante esponente e il più vicino alla causa dell'indipendenza di Malta fu sicuramente Aldo Moro, presidente del Consiglio alla vigilia della conquista dell'autonomia maltese giunta infine il 21 settembre 1964.

L'Italia sarà il primo Paese ad allacciare relazioni diplomatiche con La Valletta e ad inviare cospicui aiuti in termini finanziari e tecnici a Malta. Dall'altra parte il premier Mintoff decise di attuare un contratto settennale di affitto del porto di Malta alle forze NATO (soprattutto la Royal Navy e l'US Navy) al termine del quale il Governo dell'isola si ritenne svincolato dal mantenimento del naviglio da guerra nonostante le pressioni di Londra e Washington che temevano che Malta potesse affittare il porto all'Urss, che ambiva ad una postazione nel mediterraneo essendo i Dardanelli in mano alla Turchia. Fu da queste premesse che il ruolo italiano nei confronti della Malta "non allineata" crebbe di importanza strategica durante tutti gli anni '70.

Dopo il tramonto del ruolo egiziano come alleato privilegiato dei Sovietici, che erano riusciti negli anni precedenti ad ottenere spazio nel porto di Alessandria, per Mosca crebbe di importanza il ruolo della Libia di Gheddafi come alleato-chiave nell'area mediterranea. Nei confronti della Malta indipendente, Tripoli contribuì come fece l'Italia allo sviluppo economico dell'isola con la fornitura di petrolio e tecnici, tra cui il personale militare addetto al controllo aereo. L'intesa tra il Governo maltese e Tripoli si ruppe attorno alla scoperta di un importante giacimento petrolifero nella zona dei Banchi di Medina, a sud dell'isola. La rivendicazione di Malta sul diritto di trivellazione fu appoggiata da Roma, mentre Gheddafi rispose con l'interruzione della fornitura di risorse energetiche a Malta. Siamo nella prima metà del 1980, quando in seguito alla questione dei Banchi di Medina una serie di eventi in successione legati alla Libia di Gheddafi faranno esplodere la tensione attorno a Malta. All'inizio di giugno si verificano una serie di omicidi di dissidenti libici fuoriusciti in Italia; il 27 giugno 1980 si consuma la strage di Ustica, il 10 luglio due pescherecci italiani vengono sequestrati con l'accusa di aver sconfinato nelle acque territoriali libiche. Il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna esplode un ordigno che farà 85 morti proprio il giorno in cui in Italia viene dato l'incarico alla nave dell'ENI "Saipem Due" di cominciare le ricerche al largo di Malta su mandato della statunitense Texaco. La situazione di massima tensione tra le tre nazioni del Mediterraneo esploderà quando la flotta di Gheddafi raggiungerà la "Saipem Due" puntando addosso alla nave italiana i suoi cannoni. Quel 28 agosto 1980 si sfiorò la guerra navale, poiché il Governo italiano mandò a protezione della nave ENI la Marina Militare e gli F-104 decollati da Trapani-Birgi. L'incidente generò di conseguenza un ulteriore avvicinamento dell'Italia a Malta, la quale in seguito ai fatti del 1980 provvide all'espulsione dei tecnici libici. L'espressione "affare maltese" riferito al 1980 fu usato per la prima volta dal Giudice Rosario Priore, quando mise in relazione le carte del Caso Moro con quelle della strage di Ustica e di quella di Bologna (il giorno della strage è nata la presenza sul posto di uomini del Comandante Carlos, alleato del leader libico) ipotizzando un intreccio avente come perno l'isola del Mediterraneo, la cui posizione si trova esattamente sull'aerovia che porta a Israele e che si sarebbe rivelata un'arma importante nel caso fosse stata controllata dalle artiglierie di Gheddafi.

Dalla fine della Guerra fredda alla questione dei migranti

L'espulsione dei libici da Malta fu seguita nel settembre del 1980 dalla ratifica del Trattato Italo-maltese, che di fatto assegnava all'Italia un ruolo privilegiato nelle relazioni con Malta, con la ripresa dei finanziamenti italiani e la concessione del porto alla Marina Militare e all'Aeronautica Militare che assicuravano la protezione italiana anche da un punto di vista militare nel periodo storico che vide crescere l'aggressività libica sul piano internazionale, le cui conseguenze furono alla base dei bombardamenti americani su Tripoli del 1986. Gli anni '80 furono anche il decennio che vide il ruolo dell'Italia crescere nello scacchiere del Mediterraneo, guidato dalla politica estera di Bettino Craxi nel ruolo di mediatore con la Libia di Gheddafi nel tentativo di risolvere le tensioni attraverso il dialogo. L'atteggiamento del leader socialista creò non poche tensioni con l'alleato americano (come la crisi di Sigonella, ad esempio).

La distensione tra i due blocchi alla fine della Guerra Fredda portò anche alla fine delle mire sovietiche sull'isola di Malta. Craxi aveva sempre appoggiato l'indipendenza e la neutralità di Malta come garante della pace del Mediterraneo attraverso lo sforzo congiunto dei paesi europei ed arabi, tra cui la Libia.

Contrariamente alle speranze del Presidente del Consiglio italiano, le elezioni svoltesi a Malta nel 1987 allontanarono la politica dei precedenti governi laburisti vicina a quella di Craxi con la netta vittoria nazionalista. Il nuovo corso spinse per un avvicinamento più deciso di Malta agli Stati Uniti e all'Europa Occidentale, a cui farà seguito la richiesta di ingresso nell'Unione Europea datata 1990. Il processo di inclusione nella UE seguì un lungo percorso segnato da cambi alla guida del Governo dell'isola ma fu alla fine ratificato dal Consiglio Europeo di Helsinki del 1999. L'ingresso di Malta nell'Unione avverrà definitivamente nel 2004, a cui seguirà l'ingresso nell'area Euro nel 2008.

Contestualmente all'ingresso di Malta in Europa si verificò una delle più importanti ondate migratorie del periodo, con punte oltre i 1.500 arrivi annuali sulla piccola isola mediterranea. In seguito agli sbarchi della metà degli anni duemila il Governo de La Valletta inaugurò una politica sempre più restrittiva nei confronti dei migranti, istituendo centri di raccolta ed espulsione gestiti da personale militare. Durante le operazioni di monitoraggio e soccorso in mare che si sono succedute dal 2013 (Mare Nostrum, Triton e oggi Themis) organizzate dall'agenzia internazionale Frontex, la cooperazione attiva di Malta è andata progressivamente calando, attirando più volte le critiche italiane per la mancata apertura dei porti alle navi dopo il soccorso (militari e Ong). Una nuova stagione di tensioni diplomatiche tra Roma e La Valletta si è aperta con la formazione del nuovo Governo Italiano proprio sulla questione della gestione dei migranti in seguito al rifiuto di Malta di accogliere in porto la nave "Aquarius" con oltre 600 persone a bordo, seguito dalla decisione del neoministro dell'Interno Matteo Salvini di chiudere i porti italiani alle nave della Ong SOS Mediteranée, poi accolta in Spagna.

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