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Ue: braccio di ferro per le quote sui migranti

La Commissione pronta a varare un piano per dividere i profughi tra i 28 Paesi membri, ma Londra dice no e punta sull'intervento militare

Mentre Federica Mogherini parla all'ONU per coinvolgere la comunità internazionale nella soluzione dell'emergenza immigrazione, a Bruxelles sono ore decisive per quello che dovrebbe essere il primo libro bianco dell'Ue sui flussi migratori. Come gestirli, come rallentarli, come salvare vite e aiutare i profughi una volta sbarcati.

Argomenti sui quali i 28 Paesi dell'Unione sono spaccati in due fronti: da una parte Italia, Francia e Germania che vogliono quote per i migranti da suddividere Paese per Paese, e dall'altra il fronte che fa capo alla Gran Bretagna, composto dalla Finlandia, dalla Svezia, dall'Ungheria e dai paesi Baltici, che non sono intenzionati ad accogliere quote di migranti all'interno dei loro confini.

Ma questa volta la Commissione europea, che sta definendo le quote in base a una serie complessa di parametri, tra cui il tasso di disoccupazione e di ricchezza dei Paesi membri, è intenzionata ad andare fino in fondo, superando anche lo scoglio del voto all'unanimità, che - di fatto - bloccherebbe sine die la decisione. Ma i migranti premono alle porte dell'Europa, e la situazione è urgente oltre che incandescente.

E, proprio la condizione di emergenza, permetterà alla Commissione di decidere in base alla sua maggioranza e non all'unanimità. In base al cosiddetto "meccanismo di emergenza" anche i Paesi contrari saranno obbligati a seguire la decisione della maggioranza. Il piano sulle quote di migranti che spettano a ciascun Paese membro sarà svelato da Dimitris Avramopoulos (il commissario per l'Immigraizone) mercoledì. Ma il fronte del No alle quote non ci sta e Cameron, fresco di rilezione al numero 10 di Downing Street, si dice pronto a dare battaglia. In tutti i sensi.

Se da una parte l'Europa si appresta a varare un pacchetto di interventi per risolvere il problema dei migranti, sul fronte militare Bruxelles sta tratteggiando un piano militare per fermare gli scafisti che partono dalla Libia con il loro carico umano. E in questo la Gran Bretagna è in prima linea, anche in qualità di membro permanente del Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite. 

Secondo fonti all'interno della Commissione a Bruxelles, Londra starebbe già mettendo nero su bianco la risoluzione del Consiglio ONU che autorizzerebbe la missione in Libia. La missione sarebbe sotto il comando italiano e vedrebbe la partecipazione di circa 10 Paesi dell'Ue (oltre a Italia e Gran Bretagna ci sarebbero sicuramente Francia e Spagna). A questo si aggiunge la possibilità che scenda in campo la NATO, anche se al momento non esistono ancora piani concreti sull'intervento dell'Alleanza atlantica. 

Intanto, una nave cargo di proprietà di una società turca, la Tuna-1, è stata attaccata da alcune batterie costiere nei pressi di Tobruk mentre faceva rotta su Derna. Un ufficiale è rimasto ucciso. L'attacco è stato rivendicato da Haftar e ora Ankara è sul piede di guerra. Il governo turco accusa Tobruk di aver colpito il cargo anche per via aerea, mentre si trovava in acque internazionali. 


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