Escalation in Ucraina, Kiev accusa Mosca di "invasione diretta"

Secondo Poroshenko e la Nato ci sarebbero già 1.000 soldati russi che combattono nel Donbass con i ribelli. La Russia nega e l'Onu si prepara a una riunione d'urgenza 

Donetsk. Separatisti filo-russi al fianco di un auto data alle fiamme durante i combattimenti contro l'esercito ucraino – Credits: EPA/VALENTIN EGOSHIN STR

Anna Mazzone

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Solo qualche ora fa Vladimir Putin e Petro Poroshenko si trovavano a Minsk per cercare di rattoppare i rapporti tra Kiev e Mosca, deteriorati da più di due mesi di combattimenti nella parte orientale dell'Ucraina e più di 2.000 morti. Ma improvvisamente, adesso i due presidenti sembrano essere lontani anni luce. Il capo di Stato ucraino ha annullato una visita ufficiale in Turchia e convocato il Consiglio di sicurezza nazionale per valutare cosa fare contro le truppe russe che avrebbero già sconfinato e starebbero combattendo al fianco dei separatisti di Donetsk. 

Secondo Poroshenko i soldati russi starebbero già combattendo in territorio ucraino. Ma Mosca e i ribelli della Repubblica popolare di Donetsk (DNR) negano che le cose stiano così. Eppure, la denuncia dell' "invasione diretta" già in atto da parte della Russia arriva anche dalla Nato. Dal quartier generale dell'Alleanza atlantica a Bruxelles, un alto funzionario che vuole mantenere l'anonimato ha parlato di più di 1.000 soldati russi già presenti nella regione orientale del Donbass, e altri 20.000 si troverebbero ai confini con l'Ucraina, pronti ad entrare, 

Da Kiev il Consiglio nazionale di sicurezza e di difesa ucraino ha dichiarato che la città di Novoazovsk, sulle rive del mare di Azov, è già passata sotto il controllo dei militari russi e che le truppe ucraine si sono ritirate per raggiungere le forze governative a Mariupol e rinforzarle, visto che la città sembra sull'orlo di cadere nelle mani dei separatisti che guadagnano terreno verso la Crimea, che da marzo è diventata russa.

L'ambasciatore ucraino presso la Ue, Kostiantyn Yelisiyev, ha chiesto all'Europa "assistenza militare su larga scala", in vista del vertice che si terrà sabato a Bruxelles, e si è augurato un ulteriore rafforzamento delle sanzioni contro la Russia. Kiev ha inoltre chiesto agli Stati Uniti, alla Ue e ai Paesi del G7 di 
"congelare i beni russi fino a che Mosca non ritirerà le sue truppe". Ma Mosca continua a negare e rispedisce le accuse al mittente. Il rappresentante russo presso l'OSCE, Andrey Kelin, ha negato che al momento ci siano truppe regolari dell'esecito russo a combattere al fianco dei ribelli.

Cosa che, però, non coincide con quanto detto da Aleksandr Zakharenko a una televisione russa. Il premier dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, ha ammesso che con i separatisti non combattono solo "volontari", ma anche militari di stanza nell'esercito russo. Sarebbero in tutto 3-4.000, tutti bene addestrati e la maggior parte ancora in attività come soldati del Cremlino.

Immediata la reazione dei leader mondiali. Se da una parte la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto spiegazioni a Mosca su quanto sta succedendo in Ucraina (senza ottenere risposta, almeno finora), dall'altra parte il presidente francese François Hollande ha dichiarato che sarebbe "intollerabile" un'invasione russa in territorio ucraino, e si è detto favorevole a un ulteriore rafforzamento delle sanzioni.

E mentre l'OSCE si riunisce d'urgenza a Vienna, lo sguardo va a New York, dove potrebbe tenersi un vertice del Consiglio di sicurezza dell'Onu già nelle prossime ore. Segno che la situazione è nuovamente sfuggita di mano e che il protrarsi di questa escalation potrebbe allargare il conflitto e costringere la Nato a intervenire militarmente. 

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