Ucraina: l'offensiva diplomatica dell'Europa alla prova di Putin

Hollande e Merkel cercano di negoziare con il Cremlino una possibile soluzione al conflitto. E di tenere a freno gli Usa

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Un militare ucraino su un blindato nel villaggio di Horlivka, nella regione di Donetsk, 4 febbraio 2015 – Credits: VOLODYMYR SHUVAYEV/AFP/Getty Images

È oggi il giorno dell'incontro tra Angela Merkel e Francois Hollande con Vladimir Putin. L'incontro avviene il giorno seguente a quello avvenuto dal cancelliere tedesco e dal presidente francese con il presidente ucraino Petro Poroshenko che ieri ha incontrato anche il segretario di Stato John Kerry, volato a Kiev per discutere con il presidente ucraino Petro Poroshenko di un piano che prevede, oltre a 16,4 milioni di dollari di aiuti umanitari, la possibile fornitura di armi americane all'esercito di Kiev.

Il duo Hollande-Merkel ha deciso di giocare in contropiede, volando prima a Kiev e poi a Mosca, per discutere anche loro, ma diversamente da quanto ha intenzione di fare Washington, di un piano per una soluzione pacifica del conflitto che soddisfi tutti gli attori della regione.

A dispetto degli apparenti comuni intenti, europei e americani sembrano andare insomma a ordine sparso mentre l'orso russo sta per ora alla finestra e in silenzio mobilita i riservisti, sperando forse di approfittare di qualche mossa falsa degli americani e al contempo trovare una sponda diplomatica in Europa. Il gioco, in fondo, potrebbe riuscire: i Paesi Ue dipendono dal gas russo e Putin - che è alle prese con serissimi problemi in patria, come il crollo del rublo, le san­zioni e la guerra del petro­lio - può permettersi di prendere tempo e alzare una cortina fumogena, con una guerra a bassa intensità nelle zone orientali dell'Ucraina che non deflagri in conflitto aperto.


Il vero convitato di pietro di questa partita diplomatica è l'eventuale adesione dell'Ucraina all'Alleanza atlantica

Che gli intenti di europei e americani sulla questione ucraina siano profondamente diversi, è evidente anche dalle dichiarazioni di Paolo Gentiloni, ministro degli eseri italiano, secondo il quale «mandare armi all'Ucraina non è una soluzione che possa coinvolgere l'Ue o l'Italia» o quella della stessa Federica Mogherini, commissario degli Affari Esteri Ue, che ha affermato che l'Ue sta lavorando espressamente per un disarmo delle milizie e nello stesso tempo una soluzione negoziale della crisi.

Il vero convitato di pietro di questa partita diplomatica sullo sfondo di una guerra che dallo scorso aprile ha già provocato la morte di 5.358 per­sone e il ferimento di 12.235 civili si chiama però Nato. O meglio: eventuale adesione dell'Ucraina all'Alleanza atlantica, il vero obiettivo di Washington per allargare la sua sfera d'influenza nell'est Europa e contenere il revanchismo russo, ai suoi massimi storici dopo vent'anni di umiliazioni da parte degli americani.

L'Alleanza Atlantica - secondo la Bbc - sarebbe pronta a varare un piano che prevede l'invio di una forza di reazione rapida nell'Europa dell'est, che sarà composta da 5mila uomini, con i suoi reparti d'elite in grado di essere dispiegati con appena due giorni di preavviso. Divisa in sei «centri di comando» questa forza di intervento rapido avrebbe nelle intenzioni degli americani una funzione quanto meno contenitiva nei confronti della Russia. A prescindere dal fatto che poi intervenga fattivamente nelle regioni orientali dell'Ucraina, è un segnale dell'escalation in corso, mentre a Donesk piovono granate sugli ospedali e si combatte ormai una guerra a bassa intensità.



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