Redazione

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30 dicembre 2016 - IL PUNTO

Sono ancora intense le indagini su su Anis Amri, il presunto autore della strage al mercatino di natale a Berlino del 19 dicembre, morto a Sesto San Giovanni in un conflitto a fuoco con la polizia.

→ IL VIAGGIO DI AMRI DA BERLINO A SESTO

RIPENSAMENTI. Gli ultimi particolari indicano una serie di ripensamenti sull'itinerario.
Pare infatti che sia a Torino sia poi a Milano l'uomo si sia informato su come andare a Roma e Napoli.
Alla biglietteria elettronica della stazione Porta Nuova di Torino, infatti, dove si trovava la sera del 22 dicembre, il terrorista ha preso informazioni anche sulla tratta Torino-Roma, azione ripresa dalle telecamere di sorveglianza dello scalo.
Amri poi ha scelto un'altra soluzione sul display del distributore automatico di biglietti e ha acquistato un tagliando per la Stazione Centrale di Milano.

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A Milano è andato a piedi fino in piazza Argentina, dove ha incontrato un giovane salvadoregno appena uscito da un locale a cui ha chiesto dove avrebbe potuto prendere un treno o un bus per "Napoli, il Sud o Roma".

Il suo percorso precedente è stato intanto ricostruito con alcuni nuovi particolari: è partito dalla stazione di Bardonecchia alle 20.21 con un treno "Sfm 3", il 10331, ed è arrivato a Torino Porta Nuova alle 21.45. Ha fatto il biglietto alle macchinette automatiche ed ha preso il Treno regionale veloce 2039 delle 22.54 che lo ha portato in stazione Centrale, a Milano, alle 00.46 del 23 dicembre. E anche lì il suo passaggio è stato accertato alle 00.58.

Il punto nodale delle indagini pare quindi gravitare nel Milanese, anche se alcuni telefoni cellulari sono stati sequestrati nel corso di due perquisizioni fatte ieri dalla Digos a Campoverde, frazione di Aprilia (Latina), nell'ambito dell'inchiesta sui contatti che Amri ha avuto un anno fa con un connazionale attualmente detenuto.

IL COMPLICE CHE NON È COMPLICE. A Berlino intanto il tunisino di 40 anni stato arrestato il 28 dicembre perché sospettato di essere complice Amri, è stato rilasciato perché estraneo all'attentato.

UNA RETE CHE NON SEMBRA ESISTERE. A Sesto S.Giovanni, la Digos ha accertato dei contatti tra Amri e un connazionale, anche se risalirebbero ad anni fa. La perquisizione che ne è seguita, avvenuta il 26 dicembre, ha comunque dato esito negativo, anche se gli accertamenti proseguono per poter scongiurare l'ipotesi di una rete o di sostenitori in zona.

LUPO SOLITARIO, RADICALIZZATO IN ITALIA. Nella conferenza stampa di fine anno, Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni aveva ricordato come il successo delle forze dell'odrine nei confronti di quello che sempre più appare essere un lupo solitario non deve portare le istituzioni "ad abbassare la guardia". Anche se, alla luce degli sviluppi delle indagini non vi sono evidenze che portino a ritenere presente in Italia una rete terroristica, tuttavia "sappiamo che le minacce possono venire dall'esterno. Amri è arrivato nel 2011, e qui in casa nostra ha avuto un processo di radicalizzazione. Nelle nostre carceri e nei nostri quartieri".




28 dicembre 2016  - LA RICOSTRUZIONE DELLA FUGA DI ANIS AMRI DA BERLINO FINO A SESTO 

Lunedì 19 dicembre → È il giorno dell’attentato al mercatino di Natale che uccide 12 persone, fra le quali anche Fabrizia Di Lorenzo e l’autista del Tir usato per la strage, Lukaz Urban.

Martedì 20 e mercoledì 21 →  Amri sarebbe passato anche per l’Olanda. Secondo La Repubblica, sarebbe la sim trovata nello zaino dell’attentatore di Berlino a indicare questa traccia. Una sim mai usata ma che è parte di un gruppo distribuito solo nei centri commerciali di Breda, Nijmegen e Zwolle. Secondo Bmftv che cita fonti della polizia olandese, Amri è salito mercoledì notte su un bus della compagnia Flixbus a Nijmegen, diretto a Lione.

Giovedì 22 → Qui a Lione Amri è stato inquadrato e registrato dalle telecamere della stazione Part Dieu attorno a mezzogiorno. Si vede mentre va a comprare un biglietto Tgv da Chambery a Milano Porta Garibaldi.
Da Lione va in pullman a Chambery. Qui alla stazione prende il suo Tgv alle 17:44. Scende poco dopo, a Bardonecchia, appena oltre il confine.
A Bardonecchia arriva alle 19:13 e alle 19:21 prende un regionale per Torino Porta Nuova, dove arriva alle 20:45.
Trascorre due ore a Torino. Qui la polizia sta cercando di capire se ha avuto contatti con qualcuno. Per ora pare di no.
Alle 22:45 sale su un regionale veloce per Milano Centrale.

Venerdì 23 dicembre 2016 → Arriva alla Stazione Centrale di Milano alle 0:46. Alle 0:58 una telecamera di sicurezza registra il suo passaggio (l'immagine nella gallery qui sopra).
Alle 2:15 Amri è in piazza Argentina a Milano, alla fermata dell'autobus notturno sostitutivo della metropolitana linea 1. L'autobus passa alle 2:40. A Sesto San Giovanni alla Stazione di piazza I° Maggio arriva alle 2:58.
Ha un piccolo zaino e addosso tre paia di pantaloni della tuta da ginnastica, uno sull'altro. Gli sono rimasti 150 euro.
Una telecamera della stazione di Sesto lo riprende alle 3 alla porta chiusa della stazione. Poco dopo arriva la volante Alfa Sesto della polizia, incontro che segna la fine della sua vita.
*Perché è arrivato a Sesto? Fra le ipotesi degli inquirenti la più credibile è che aspettasse la mattina per prendere un altro autobus. Per andare o in centro Italia o al sud.
In Italia centrale, scrivono Piero Colaprico e Massimo Pisa su La Repubblica, Amri aveva relazioni con una banda di trafficanti di droga; in Calabria o in Sicilia.

I contatti telefonici → La Sicilia merita particolare attenzione. Qui infatti risiede almeno uno dei tre contatti di Amri con passaporto italiano censiti dalla Polizia federale tedesca. Polizia tedesca che sta sezionando il telefono cellulare di Amri recuperato vicino al Tir della strage. Secondo Colaprico e Pisa, però, nessuno dei tre numeri italiani ha recentemente avuto collegamenti con il telefono di Amri.
I tedeschi avrebbero poi individuato una decina di altri contatti basati in Italia, sui quali sarebbero in corso le indagini, attraverso i tabulati di traffico telefonico.

Nessuna rete logistica di supporto → Tutte le indagini non sembrano evidenziare alcuna rete di sostegno logistico a Amri, che appare sempre più un lupo solitario.


- Ore 8:00 - IL PUNTO - A fatica, gli investigatori italiani con la collaborazione di quelli di altri paesi europei stanno ricostruendo il viaggio di Anis Amri dopo l’attentato di Berlino del 19 dicembre.
I detective stanno inoltre stanno passando al setaccio il suo passato, anche carcerario.

Pericoloso. Secondo ricerche della tv pubblica Wdr, "le autorità descrivevano la pericolosità di Anis Amri ancora il 14 dicembre, 5 giorni prima dell'attentato" a Berlino. La Wdr sostiene inoltre che Amri "aveva più contatti in Nordreno-Vestfalia rispetto a quanto finora ritenuto", "aveva frequentato numerose moschee, 12 delle quali nella Ruhr" e "dalla fine del 2015 faceva il pendolare fra la Ruhr e Berlino". A Dortmund aveva, tra gli altri, legami con due uomini considerati in contatto con l'Isis. A Berlino, dove frequentava più moschee e cambiava spesso il luogo in cui dormiva, era in contatto "con la scena salafita" e anche con due uomini per i quali i servizi avevano "indizi di preparazione di un attentato".

Alle autorità sono noti 8 nomi utilizzati da Amri, ha proseguito Wdr, e con uno di essi "aveva presentato domanda di asilo a Oberhausen, alla fine di aprile 2016". In teoria "non avrebbe dovuto lasciare il Nordreno-Vestfalia" e "otto giorni dopo la polizia criminale della capitale lo ha declassificato, come si dice in gergo, non ritenendolo più di propria competenza". "Il 10 maggio - conclude Wdr - la polizia criminale del Nordreno-Vestfalia lo classifica come individuo pericoloso", il termine con il quale vengono indicati i potenziali attentatori.

Milano. Dopo il fermo immagine dell'uomo alla stazione di Lione, ieri la Polizia ha diffuso la foto del suo passaggio alla Stazione centrale di Milano (nella gallery qui sopra).
A Milano le immagini delle telecamere lo riprendono alle 00.58 del 23 dicembre, nell'atrio dello scalo, diretto all'uscita: vestito di nero, giubbotto, zainetto e cappellino.
Si sta dirigendo verso Corso Buenos Aires per prendere uno degli autobus sostitutivi della Linea 1 della metropolitana, con il quale è arrivato a Sesto San Giovanni.
Gli investigatori hanno accertato che sul bus Amri era solo.
Secondo La Repubblica, nelle indagini sarebbero coinvolte anche la polizia olandese, che sta indagando su un possibile passaggio di Amri nei Paesi Bassi, e ci sarebbero tre numeri italiani registrati sul suo telefono, dei quali non sono ancora stati identificati i possessori.

Bardonecchia. Sempre ieri si è avuta conferma di una sua sosta anche alla stazione ferroviaria di Bardonecchia, da dove è poi partito prima verso Torino Porta Susa, poi da Porta Nuova verso Milano. Gli inquirenti milanesi hanno acquisito anche le immagini delle telecamere di sicurezza della piccola stazione e hanno raccolto informazioni dal personale di Trenitalia in servizio giovedì sera.

All'esame anche le immagini registrate dalle telecamere di Sauze D'Oulx e Torino Porta Susa: obiettivo non solo ricostruire il suo percorso, ma anche accertare se Amri abbia incontrato qualcuno in queste stazioni intermedie.

Sesto San Giovanni. Proseguono intentato a Sesto i controlli, talvolta ben visibili, e la raccolta di testimonianze sul territorio. Servono per verificare se Amri avesse degli appoggi nella città dell’hinterland di Milano, oppure se piazza Primo Maggio, davanti alla Stazione ferroviaria, sia stata solo un approdo per prendere il largo, forse verso il Sud Italia o il Medio Oriente.
In questo senso potrebbero rivelarsi utili i dati che gli investigatori tedeschi hanno portato a Milano riguardo il telefono lasciato da Amri sul luogo della strage, mentre la tessera telefonica olandese che gli era stata trovata a Sesto era inutilizzata.

Contatti radicali. Vanno di pari passo la valutazione e l'analisi di persone che gravitano attorno ad ambienti radicali islamici dell'hinterland milanese e in Lombardia. Non sarebbero emersi legami evidenti di Amri con queste persone, ma una rilettura dei dati anche di inchieste ormai definite potrebbe anche semplicemente escludere che il tunisino potesse contare su appoggi logistici.

Gli anni passati in carcere. Attraverso i documenti del Dap si sta verificando dove si trovino diversi detenuti con cui in Sicilia Amri intrattenne dei rapporti. Spesso burrascosi, a cominciare da quello avuto con un detenuto ad Agrigento che lo descrisse come "un terrorista islamista che mi terrorizza per convertirmi all'Islam".
L'uomo dichiarò che Amri lo minacciò di tagliargli la testa "solo perché io sono cristiano".

L’autista polacco del Tir. Dalla Germania arrivano intanto particolari di come il tunisino abbia ucciso l'autista polacco del Tir che ha usato per la strage. Il camionista, secondo quanto riferito da alcuni media tedeschi, avrebbe agonizzato per ore dopo che Amri gli aveva sparato alla testa, "tra le 16.30 e le 17.30".
Addirittura poteva essere ancora vivo quando Amri si scagliò con il tir contro la folla al mercatino di Natale, "ma i medici escludono che sia stato in grado di agire con consapevolezza" e quindi "di aggrapparsi al volante durante l'attentato". Inizialmente sembrava infatti che il camionista avesse lottato fino all'ultimo, aggrappandosi più volte al volante nel tentativo di far sbandare il mezzo pesante e salvare così altre persone.

27 dicembre 2016 - Ore 14:00 - Anis Amri, l'autore della strage di Berlino, dopo essere passato da Lione e Chambery, prima di arrivare a Torino si era fermato alla stazione di Bardonecchia, nel Torinese.
È un ulteriore passaggio del viaggio di Amri, ricostruito dagli inquirenti milanesi, del tragitto compiuto dal tunisino.
Il giovane sarebbe sceso intorno alle 19 alla stazione della nota località sciistica dell'alta Valle di Susa, raggiunta a bordo di un Tgv proveniente da Parigi via Chambery. Poco dopo avrebbe preso un treno della linea Sfm3 del Servizio Ferroviario Metropolitano, quella cioè che collega Bardonecchia a Torino Porta Nuova.
Gli inquirenti hanno acquisito anche le immagini delle telecamere di sicurezza della piccola stazione di Bardonecchia e stanno anche cercando di ascoltare il personale di Trenitalia in servizio giovedì sera per stabilire se abbiano notato qualcosa.
Non risulta, per ora, che Amri abbia incontrato qualcuno anche durante la sua sosta a Torino Porta Nuova, da dove ha poi proseguito il suo viaggio fino alla Lombardia.
Le indagini però proseguono per non trascurare nessun dettaglio.
In queste ore gli investigatori della Digos torinese, in stretta contatto con i colleghi di Milano e con le autorità tedesche, collaborano alla ricostruzione dei dettagli del viaggio del killer jihadista.
Confermato inoltre che l'uomo aveva raggiunto Sesto dalla Stazione Centrale di Milano a bordo di un autobus.

Ore 13:15 - Questa mattina la Questura di Milano ha diffuso un'immagine (nella gallery qui sopra) con Anis Amri, l'attentatore tunisino al mercatino di Natale a Berlino del 19 dicembre, mentre cammina nell'edificio della Stazione centrale di Milano. Il fotogramma arriva dalle riprese di una telecamera di sicurezza ed è stato girato alle 00:58 del 23 dicembre, un paio di ore prima, dunque, del conflitto a fuoco con una pattuglia della Polizia a Sesto San Giovanni, nel quale Amri è rimasto ucciso.

26 dicembre 2016, ore 20 - IL PUNTO - Anche se appare certo che Anis Amri sia arrivato in Italia dalla Francia da solo, sono sempre più gli elementi che fanno pensare che il tunisino - ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia a Sesto San Giovanni la notte fra il 22 e il 23 dicembre (annunciato con uno scoop mondiale da Panorama.it) - non fosse però un “lupo solitario” ma avesse avuto il sostegno di una rete di complicità nella sua azione a Berlino.

- Continuano gli accertamenti della Digos e un'altra tappa della sua fuga dalla Germania verso Sesto San Giovanni viene rivelata: la stazione di Lione, dove il tunisino ha comprato il biglietto per il treno che, via Chambery, l'ha portato a Torino.

- In Tunisia, intanto, è stato arrestato il nipote, che sarebbe stato convinto dallo zio a raggiungerlo in Germania per arruolarsi in una cellula tedesca dell'Isis.

Dalla Tunisia alla Germania, dalla Francia all'Italia, sono diversi dunque i Paesi coinvolti nel percorso del 24enne e costanti gli scambi informativi tra chi indaga.

LA PISTOLA. La calibro 22 usata a Sesto uno degli elementi da chiarire; l'ipotesi prevalente è che sia la stessa usata per uccidere l'autista polacco del camion usato a Berlino.
Ma dalla Germania non sono ancora arrivati a Milano i dati sui proiettili per la comparazione. Si stanno poi passando al setaccio gli altri oggetti trovati addosso all'uomo: i biglietti ferroviari utilizzati e la scheda sim, che sarebbe 'pulita'.
Una preziosa miniera di informazioni è naturalmente il cellulare trovato nel camion, dal quale si può risalire ai contatti di Amri è alle utenze chiamate negli ultimi giorni.

TELECAMERE. All'attenzione ci sono poi i filmati delle telecamere nelle stazioni di Milano, Torino e Sesto per verificare i movimenti del tunisino. Finora, però non sarebbero emersi elementi che indichino la presenza di persone che si siano avvicinate all'uomo.
Le telecamere francesi hanno inquadrato Amri giovedì scorso, nella stazione Part-Dieu di Lione. Lì ha comprato un biglietto in contanti per Milano, con cambio a Chambery.

DALLA STAZIONE CENTRALE DI MILANO. Il tunisino è poi sceso dal Tgv a Torino, forse per paura di controlli, per la salita di agenti sul convoglio. È rimasto quindi alla stazione di Porta Nuova per tre ore e poi con un nuovo treno ha raggiunto la stazione Centrale di Milano e, con un bus (informazioni sono già state chieste all'autista), la sua ultima destinazione: Sesto San Giovanni.

PERCHÉ A SESTO. Le domande sono sempre le stesse: perché il killer è arrivato in Italia? Perché proprio a Sesto? Si sta quindi scavando nel suo passato da detenuto in diversi carceri siciliane, dove ha passato quattro anni, dal momento del suo sbarco a Lampedusa nel 2011.
Si stanno passando al setaccio i nomi dei suoi compagni di cella (ne ha cambiati molti, visto anche che il soggetto era turbolento e veniva spostato di frequente) per capire se qualcuno risiede ora nell'area di Sesto.
L'ipotesi è che l'uomo sia arrivato in Italia per procurarsi documenti falsi, che aveva già ottenuto in passato. Accertamenti e perquisizioni nelle prossime ore probabilmente interesseranno l'hinterland milanese, negli ambienti vicini al radicalismo islamico.

LA TUNISIA. Indicazioni importanti arrivano dalla Tunisia. Nel corso di un'operazione delle forze di sicurezza è stata smantellata una cellula terroristica composta da tre persone. Una delle tre è il nipote di Amri. Nell'interrogatorio il giovane avrebbe riferito che lo zio - con cui comunicava tramite Telegram - lo ha reclutato inviandogli anche una somma di denaro ed un documento falso per raggiungerlo in Germania ed arruolarsi nella rete tedesca dell'Isis, guidata dal salafita iracheno Abu Walaa, arrestato lo scorso 8 novembre. Tanto, dunque, come si vede, il materiale a disposizione di chi indaga.

COMPLICITÀ. La difficoltà è quella di mettere insieme tutti i segmenti in possesso di forze di polizia di Paesi differenti e unire i punti per avere un quadro più chiaro su chi era Anis Amri, di quali complicità ha goduto e che tipo di appoggi riteneva di poter trovare in Italia.
(Ansa)

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24 dicembre 2016 - Da Chambery al piazzale della stazione di Sesto San Giovanni in dieci ore, le ultime della sua vita: la morte di Anis Amri, anticipata da uno scoop mondiale da Panorama.it, se da un lato chiude la caccia all'uomo più ricercato d'Europa, dall'altro apre una serie di domande che soltanto nelle prossime ore potranno, forse, trovare risposta.

Come ha fatto ad attraversare l'Europa senza essere riconosciuto da nessuno? Cosa veniva a fare in Italia? Quale era la sua meta finale? Aveva appoggi nel nostro paese o cercava documenti falsi che gli consentissero di abbandonare l'Europa? Oppure era tornato in Italia per vendicarsi degli anni passati in prigione?

Le tappe del viaggio di Amri
L'ultimo viaggio del terrorista che ha fatto strage a Berlino inizia nella stazione di Chambery, cittadina francese ai piedi della Alpi dove Amri è arrivato proveniente dalla Germania. Senza documenti, senza libri o testi scritti, senza telefono, con pochi soldi e pochissimi effetti personali. Ma con una pistola in tasca. "Era come un fantasma", dirà poi il questore di Milano Antonio De Iesu.

A Chambery il tunisino sale su un treno diretto in Italia e arriva a Torino attorno alle 20.30. Gli investigatori ritengono che l'uomo, dopo aver varcato il confine, abbia preso dei treni locali con i quali ha raggiunto la stazione di Porta Nuova. Qui Amri rimane tre ore circa e, secondo chi indaga, non avrebbe avuto contatti con alcuno.

La Digos ha in ogni caso già acquisito le immagini delle telecamere di sicurezza per cercare di ricostruire i suoi spostamenti e verificare eventuali incontri.

Quel che è certo è che Anis arriva in stazione Centrale, a Milano, attorno all'una di notte e poi, secondo alcune fonti con un bus navetta che sostituisce il servizio della metropolitana, a quell'ora chiusa, raggiunge Sesto San Giovanni. Anche i filmati delle telecamere delle due stazioni sono già stati acquisiti e saranno analizzati.

Sono ormai passate le 3 di notte: Anis si incammina con le mani in tasca e lo zainetto sulle spalle. A meno di 300 metri dalla stazione incrocia la volante della Polizia. Gli agenti gli chiedono i documenti e lui reagisce, estraendo l'arma. È il suo ultimo atto: viene raggiunto da due colpi di pistola, uno dei quali mortale.

Cosa faceva Amri a Sesto San Giovanni?
Appena le impronte digitali hanno confermato l'identità, sono scattate le indagini per capire cosa ci facesse Amri a Sesto. Una prima risposta potrà arrivare dal telefonino, ritrovato nel camion utilizzato per compiere la strage e già da due giorni in mano agli investigatori della Bka tedesca.

Si dovrà verificare se tra i contatti e le chiamate in entrata o in uscita vi siano delle utenze che rimandano all'Italia. È plausibile che nei quattro anni trascorsi nelle carceri siciliane, Amri abbia stabilito dei contatti che possano essergli tornati utili in questa occasione.

Sesto San Giovanni, tra l'altro, è un centro con una forte presenza di migranti di origine maghrebina e dunque non è escluso che cercasse qualcuno che lo ospitasse per qualche tempo in modo da far perdere le sue tracce e far abbassare l'attenzione nei suoi confronti. 

Tre ipotesi
Le ipotesi sul tavolo di intelligence e antiterrorismo sono comunque diverse. Una è che Amri fosse a Milano per reperire dei documenti falsi: Sesto San Giovanni si trova a meno di 5 chilometri da via Padova, zona dove è presente una moschea e dove, soprattutto, indagini passate hanno rilevato la presenza di centrali per la fabbricazione di documenti falsi.

In Germania Amri era stato fermato la prima volta con un falso documento italiano e alle autorità ha fornito almeno una decina di alias: l'obiettivo poteva dunque essere quello di ottenere una nuova identità per lasciare l'Europa.

Un'ulteriore ipotesi da verificare è che il tunisino avesse scelto Sesto perchè dalla stazione partono decine di pullman internazionali, con destinazione soprattutto i paesi dell'Est. Un modo per uscire dall'Ue e avvicinarsi ai territori ancora in mano all'Is.

Ma c'è un'altra possibilità, che gli investigatori non tralasciano: Amri è arrivato a Milano perchè con il nostro paese aveva un conto in sospeso. In Italia ha passato 4 anni in carcere e un paio di mesi nei Cie, maturando probabilmente sentimenti di rivalsa e di rabbia. Visto in quest'ottica, il suo piano era perfetto: il testamento in cui invita i fratelli a colpire, la strage al mercatino, il viaggio solitario fino in Italia e l'ultimo gesto eclatante nel nostro paese. Sulla sua strada, però, ha trovato una volante della Polizia. (ANSA)

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