Tutte le forze che si contendono il futuro della Libia

Il complicato arrivo a Tripoli del premier Serraj, la difficile situazione diplomatica e sul terreno: quali sono le principali organizzazioni del Paese

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Il premier libico designato Al Serraj stringe la mano al presidente indonesiano Joko Widodo a Jakarta – Credits: ADEK BERRY/AFP/Getty Images

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A 48 ore dall’arrivo a Tripoli del premier Faiez Serraj e dei membri del Consiglio presidenziale del governo di unità nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite, la situazione nella capitale libica appare sempre più intricata. Confinato nella base della Marina militare di Abu Sitta, Serraj ha incontrato i sindaci delle 13 municipalità di Tripoli, i rappresentanti del consiglio comunale della zona centrale della città e il governatore della Banca centrale libica Sadiq Elbaker. Il processo di insediamento del suo esecutivo si prospetta però molto complicato e pieno di insidie.

 Secondo gli ultimi aggiornamenti pubblicati dal quotidiano La Repubblica, il premier del governo di Tripoli Khalifa Ghwell e il presidente del Congresso Generale Nazionale (il parlamento di Tripoli) Nouri Abusahmin avrebbero lasciato la città questa notte. Su di loro, così come sul presidente della Camera dei Rappresentanti (il parlamento di Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale) Aghila Saleh, lunedì 5 aprile dovrebbero scattare le sanzioni dell’UE e degli USA per la loro opposizione alla presa del potere da parte del governo di Serraj.

Libia, il premier

La capitale rischia dunque di trasformarsi in una polveriera, con le milizie delle opposte fazioni (l’esecutivo Serraj, Tobruk e Tripoli) pronte a darsi battaglia per il controllo della città se non verrà trovato un accordo. Alla finestra restano per il momento quei Paesi occidentali pronti a rispondere con un immediato intervento militare alla richiesta di aiuto del governo di unità nazionale. Il Regno Unito con mille militari e l’Italia con 2.500 addestratori, scrive La Stampa, assumerebbero per primi il compito di riorganizzare il sistema di sicurezza, le forze di polizia e l’esercito e di garantire la protezione delle rappresentanze istituzionali libiche.

Nel suo piano d’azione la comunità internazionale sembra però essersi dimenticata di due variabili che invece hanno un peso fondamentale nel futuro assetto della Libia: lo Stato Islamico, che potrebbe sfruttare il caos di Tripoli per guadagnare ulteriore terreno lungo la costa e avvicinarsi ai giacimenti e ai terminal petroliferi; il generale Khalifa Haftar, fuori dalla squadra di governo di Serraj ma per nulla disposto, con il sostegno del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, a farsi da parte nella partita in corso per la presa di Tripoli.

 LE FORZE IN LIBIA
In attesa di nuovi sviluppi, ecco un quadro delle principali forze militari operative in Libia. Una mappa in continua evoluzione, in cui concetti convenzionali di “alleanza” e “fronte di combattimento” non sono applicabili a questo contesto di guerra.

 

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1)1) Alba Libica controlla gran parte della Libia occidentale, comprese la capitale Tripoli e Misurata. Inizialmente la coalizione era guidata dalle milizie di Misurata, in prima linea nei combattimenti contro l’esercito del Colonnello Gheddafi nella rivoluzione del 2011. Nell’agosto del 2014 Alba Libica ha preso il controllo della capitale con il benestare del Muftì di Tripoli, lo sceicco Sadik al-Ghariani. Da allora, però, molte cose sono cambiate e all’interno di Alba Libica si è creata una frattura ormai insanabile tra le milizie di Misurata e gli altri gruppi armati islamisti.

 

2) Ansar al-Sharia controlla diverse aree di Bengasi, città simbolo della rivoluzione del 2011. Fino alla comparsa di ISIS in Libia, Ansar al-Sharia era considerato il gruppo jihadista meglio armato e più pericoloso nel Paese insieme agli alleati della Brigata Martiri del 17 febbraio. Affiliato ad Al Qaeda e accusato dell’uccisione dell’ambasciatore americano Chris Stevens a Bengasi nel 2012, Ansar Al Sharia conta nelle sue leve centinaia di combattenti rientrati dalla guerra in Siria, ma ha perso molto del suo potere in concomitanza con l’avanzata di ISIS.

 

3) La principale città controllata dallo Stato Islamico in Libia è Sirte, dove sono confluiti negli ultimi mesi disertori da altri gruppi jihadisti minori e combattenti stranieri provenienti da altri Paesi del Nord Africa, dall’Africa subsahariana, dal Medio Oriente e dalla Penisola Araba. La prima città libica a finire nell’orbita del Califfato in Libia è stata Derna nell’ottobre del 2014, quando il locale Consiglio della Gioventù Islamica ha giurato fedeltà al Califfo Abu Bakr Al Baghdadi. Negli ultimi mesi i miliziani di ISIS sono stati respinti dalla città dai gruppi armati affiliati al Consiglio della Shura dei Mujahideen di Derna.

4) L’Esercito Nazionale Libico (LNA) è guidato dal generale Khalifa Haftar, capo delle forze armate che rispondono al governo di Tobruk. Il suo nome non è stato incluso nella lista dei ministri del governo di unità nazionale guidato dal premier Faiez Serraj designato dalle Nazioni Unite. Haftar ha il sostegno del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Nelle ultime settimane il suo esercito è avanzato a Bengasi con il supporto di commando delle forze speciali francesi.

 

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