Esteri

Trump, l'impeachment non è più solo una fantasia

Il Russiagate precipita l'amministrazione in una profonda crisi di credibilità. Per i bookmakers la data probabile è Natale

Donald Trump

Alessandro Turci

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Donald Trump "si candida" all'impeachment con una mossa, la rivelazione di dati sensibili ai russi, che da qualsiasi angolazione sembra ormai indifendibile. Alla quale, e legata, si aggiunge la rivelazione della richiesta a James Comey di fermare l'indagine su Russiagate.

Vediamole una per una.

Giuridica: non è assodato che il Presidente abbia l'autorità di declassificare, per le vie brevi e non secondo un protocollo legale, singoli file o dossier dell'intelligence.

D’immagine: Il Presidente ha fatto scientemente esporre il proprio staff obbligandolo a dichiarare il falso, per poi smentirlo con due tweet inequivocabili.

Istituzionale: il rapporto di fiducia tra Commander in Chief e le principali entità d’intelligence - CIA, FBI, NSA – è compromesso.

Politico: l’Amministrazione Trump ha una linea coerente o è puro dadaismo al potere?

Dati sensibili a un paese che non è amico

Esiste un modo di dire, nel linguaggio figurato degli 007, che suona così: “loose lips sink ships”. Traduzione: un sussurro può affondare una nave, figuriamoci la condivisione di dati altamente sensibili in materia di antiterrorismo, e soprattutto nella dialettica con un paese straniero con il quale i rapporti, parole nero su bianco di Rex Tillerson, sono "ai minimi".

I bookmakers puntano su Natale per l'impeachment

Ai minimi è anche il gradimento di Trump e i bookmakers stanno agitando lo spettro del prossimo Natale come fine dei giochi per quest’avventura alla Casa Bianca che ormai ha i ritmi della più avvincente serie televisiva.

Il Russiagate

Potremmo chiederci perché Trump abbia fatto questa concessione ai russi che, con prudenza proverbiale, sui loro siti hanno tardato a ribattere la notizia e quando l’hanno dovuta riprendere, l’hanno minimizzata con levità da balletto classico nel quale sono maestri.

La Russia certo piange ancora le 224 vittime dell’attentato al volo Metrojet del 31 ottobre 2015 nei cieli del Sinai per mano dell’Isis.
Forse Trump, ha cercato una captatio benevolentiae verso un interlocutore che non scopre mai le sue carte diplomatiche ed è il convitato di pietra dell’Russiagate.


La teatralità dell’intera vicenda è sbalorditiva. Come una messa in scena stile Broadway sul palcoscenico della Casa Bianca mentre James Comey, licenziato, usciva da una porta laterale, dalla principale entravano il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e l’uomo più discusso d’America, l’Ambasciatore russo Sergej Kislyak.

Lo stesso giorno Trump (c’è da chiedersi chi gli cura gli slot in agenda) ha ricevuto una delegazione ucraina. Mancavano solo loro per rendere la rappresentazione ancora più esuberante e il gioco di porte girevoli più avvincente.

Crisi di credibilità degli Usa

Con uno degli strumenti principali per l’impeachment, ossia il Dipartimento di Giustizia anch’esso coinvolto nel Russiagate, gli Stati Uniti se non sono sull’orlo di una crisi di sistema lo sono di una crisi di credibilità. Anche nei confronti degli alleati occidentali, che adesso iniziano a farsi qualche domanda.

Nell’ombra, il vice presidente Mike Pence per ora tace, ma sa che d’ora in avanti gli tocca iniziare a studiare da Presidente, suo malgrado.

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