Esteri

TPP, opportunità win-win per USA e Cina?

Ecco perché l’accordo può diventare un’occasione economica e diplomatica per entrambe le parti

Obama Briefed About Sandy Hook Elementary School Shooting

Il presidente Obama con l'assistente Brennan poco dopo aver appreso la notizia del massacro alla scuola elementare di Newtown. – Credits: Getty Images

Per Lookout news

L’intesa sul TPP, da alcuni considerato una sorta di “NATO economica” dell’Asia, segna un punto a favore dell’amministrazione Obama e della sua strategia del “pivot to Asia”. La volontà di Washington è quella di favorire il libero mercato nell’area, abbattendo le barriere doganali tra i membri del TPP, facilitando di conseguenza il commercio e gli investimenti degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico.

 L’idea di ribadire l’egemonia americana nella regione creando una sfera economica dell’Asia-Pacifico a guida USA, ancorando al dollaro i capitali finanziari dei 12 Paesi membri, fa emergere l’evidente impronta strategica dell’accordo. Con il TPP, infatti, oltre ad aver concepito una rete commerciale incredibilmente vasta (corrispondente al 40% del volume economico globale) che di fatto esclude la presenza cinese, gli USA hanno l’occasione di rafforzare gli storici legami con i propri alleati chiave in Asia, come Giappone, Australia, Nuova Zelanda e Singapore, attraendo allo stesso tempo nella propria sfera di influenza le nazioni (come Vietnam e Malesia) che potrebbero controbilanciare l’influenza politica ed economica della Cina nella regione.

 “Quando più del 95% dei nostri potenziali consumatori vive fuori dai nostri confini, non possiamo lasciare che Paesi come la Cina scrivano le regole dell’economia globale”, ha dichiarato il presidente Obama, evidenziando ulteriormente il significato geopolitico del TPP.

Come reagirà Pechino

Pechino, da parte sua, continua a spingere la propria “alternativa” al TPP, il Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP), per la creazione di una zona di libero scambio a guida cinese, che vede la partecipazione, tra gli altri, di vari Paesi aderenti al TPP. Nonostante voci critiche nei confronti del RCEP sostengano che quest’ultimo non sia in grado di fornire una reale alternativa al TPP, la Cina rimane in ogni caso il principale interlocutore commerciale e finanziario per i Paesi del blocco ASEAN (Associazioni delle Nazioni del Sud-Est asiatico) e per gli altri grandi attori economici regionali, come Giappone e Corea del Sud.

 

In contrasto con l’atteggiamento iniziale di Pechino, apertamente ostile nei confronti del TPP in riferimento alla sua natura dichiaratamente anti-cinese, organi di stampa del Partito Comunista e funzionari cinesi di alto livello hanno recentemente stemperato i toni, dichiarando che gli obiettivi generali del TPP – che è stato più volte definito come un’architettura economica aperta a tutti, dunque anche alla Cina – sono in linea con l’agenda di riforme economiche della Repubblica Popolare Cinese, la quale potrebbe in futuro aderire qualora le condizioni si rivelassero vantaggiose.

 

Il confronto USA-Cina
Né Pechino né Washington dovrebbero trascurare il fatto che l’ingresso della Cina nel quadro economico regolamentato della TPP frutterebbe un incremento di 800 miliardi di dollari per la Cina entro il 2025, mentre gli Stati Uniti vedrebbero i profitti quintuplicati per un totale di quasi 330 miliardi di dollari (fonte Brookings Institution). Di fatto, ignorare la presenza della Cina nel quadro economico dell’Asia-Pacifico è praticamente impossibile.

 Il confronto tra Cina e USA appare dunque più complesso e ricco di opportunità reciproche, non limitato a una sfida per l’egemonia regionale a colpi di accordi di libero scambio. Il partenariato transpacifico può rivelarsi non solo un valido impulso per l’avvio di riforme strutturali in Cina.

 Una crescente cooperazione tra Cina e Stati Uniti, già avviatasi su un buon binario grazie ai colloqui in corso per la realizzazione di un trattato bilaterale sugli investimenti (BIT), può altresì costituire la base per garantire maggiore stabilità in una regione scossa dal proliferare di nazionalismi, dispute territoriali e militarismo, che l’integrazione dei fattori economico-finanziari e strategici, presenti tanto nel TPP che nel RCEP, può contribuire ad attenuare.

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