Esteri

Amnesty International: in Siria i Curdi commettono crimini di guerra

Espulsione dell'intera popolazione di alcuni villaggi e distruzione di case di arabi e turkmeni nel nord del paese da parte dei combattenti dell'Ypg

Iraq, Peshmerga curdi, addestramento

Luigi Gavazzi

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Mai fidarsi della fretta di identificare i buoni della storia.
Almeno senza valutare con cura se sono davvero  buoni. Perché poi ci si resta male.

Succede oggi con questa faccenda dei combattenti curdi in Siria, accusati da un report di Amnesty International di ripetute violazioni dei diritti umani ai danni di civili, qualificabili come crimini di guerra.
Queste violazioni avvengono nelle aree del nord della Siria, di fatto controllate dalla amministrazione autonoma del PYD (Partiya Yekîtiya Demokrat – Partito d’unione democratica) insieme all’YPG (Yekîneyên Parastina Gel – Unità di protezione del popolo), il braccio armato dell'amministrazione autonoma.

Secondo Amnesty, le forze del Ypg - principali alleati degli Stati Uniti nella guerra contro l'Isis e la vera forza di combattimento a terra della coalizione occidentale anti Califfato - avrebbero forzato lo spostamento dalle case di civili siriani, per la maggior parte arabi, e demolito i villaggi, spesso come rappresaglia nei confronti di cittadini sospettati di simpatizzare per i jihadisti.

Proprio ieri abbiamo dato conto dell'alleanza formata dallo Ypg con altre forze combattenti in funzione anti Isis.
In gennaio di quest'anno, con il sostegno dei bombardamenti americani, lo Ypg aveva anche liberato Kobane, in precedenza assediata a lungo e poi occupata dalle forze del Califfo.

Amnesty ha preparato il rapporto dopo aver visitato 14 fra città e villaggi nelle province di Hassakeh e Raqqa, che sono sotto il controllo dei Curdi.

Almeno due di questi villaggi sono stati rasi al suolo dai guerriglieri curdi, e in altri altri villaggi gli abitanti sono stati cacciati a forza e, in alcuni casi, minacciati di rappresaglie o di bombardamenti da parte dell'aviazione Usa.
le vittime sono soprattutto arabe, ma c'erano anche Turkmeni e altri Curdi.

Alcuni combattenti curdi, citati da Amnesty, hanno sostenuto che i trasferimenti forzati sono stati eseguiti per motivi di sicurezza.

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