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Sicurezza, come funzionerà il registro europeo dei passeggeri aerei (Pnr)

Strasburgo ha varato le norme per controllare tutti i viaggiatori in arrivo e in partenza dalla Ue. Ma il garante della privacy è contrario

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Redazione

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Il Parlamento europeo, dopo oltre 4 anni di forti polemiche, i ha approvato a larga maggioranza l'istituzione del registro dei passeggeri aerei, il Pnr, considerato uno strumento in più per combattere il terrorismo.

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Con 461 sì, 179 no e nove astenuti, la plenaria di Strasburgo ieri ha dato il via libera a una direttiva grazie alla quale le compagnie aeree saranno obbligate a comunicare alle autorità i dati dei passeggeri per tutti i voli provenienti da Paesi terzi verso l'Unione Europea e viceversa. L'obiettivo è fornire un ulteriore mezzo investigativo alle forze di intelligence e di polizia nell'azione di prevenzione, accertamento e indagine per reati di terrorismo o gravi.

 

Il via libera

Un via libera che è stato possibile grazie al raggiungimento di un faticoso compromesso, visto che, assieme al Pnr, l'Aula ha dato luce verde anche a due distinti provvedimenti, un regolamento e una direttiva, sulla protezione dati dei singoli cittadini, in modo da trovare un punto di equilibrio tra l'esigenza di rafforzare la sicurezza e proteggere la privacy nell'era digitale. Una volta pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Ue, gli Stati membri avranno tempo due anni per recepire la direttiva nella loro legislazione nazionale. Soddisfatto il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz: "Oggi abbiamo fatto passi fondamentali per i cittadini europei, per la loro sicurezza e la tutela della loro privacy". 

Gli obblighi per le compagnie aeree

In base al provvedimento, tutte le compagnie aeree saranno obbligate a conservare e condividere i dati relativi a tutti i voli da e per l'Europa. Le informazioni verranno archiviate in uno speciale database, dove vi resteranno per cinque anni ma saranno criptati solo dopo sei mesi. Il particolare registro, secondo la Commissione europea che ne ha proposto l'istituzione, servirà a prevenire attacchi terroristici favorendo l'individuazione dei terroristi e la loro tracciabilità.

La direttiva si applica ai voli extra-UE, ma gli Stati membri avranno la facoltà di decidere se estenderla anche ai voli che collegano Stati membri, notificandolo per iscritto alla Commissione. I governi dell'Ue possono inoltre decidere di procedere con la raccolta e il trattamento dei dati Pnr provenienti da operatori economici diversi dalle compagnie aree, come le agenzie di viaggio e gli operatori turistici, che forniscono allo stesso modo servizi di prenotazione di voli.

Obblighi per gli Stati europei

Gli Stati Membri dovranno stabilire una propria "Unità di informazione sui passeggeri" (Uip) per raccogliere i dati dalle compagnie aeree. Le Unità di informazione sui passeggeri saranno responsabili della raccolta, conservazione e trattamento dei dati Pnr, nonché di trasferirli alle autorità competenti e scambiarli con le Unità d'informazione sui passeggeri di altri Stati membri e con Europol. La direttiva stabilisce che il trasferimento di dati Pnr dovrebbe essere consentito solo "caso per caso" e unicamente a fini di "prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi".

Per garantire la protezione della privacy, l'Uip nominerà un responsabile della protezione dei dati incaricato di sorvegliare il trattamento delle informazioni e "applicare le garanzie pertinenti", mentre gli Stati membri devono vietare un trattamento dei dati Pnr che riveli informazioni sensibili quali l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, la religione o le convinzioni filosofiche, l'appartenenza sindacale, lo stato di salute, la vita o l'orientamento sessuali dell'interessato.

Il garante europeo della privacy: "Un infortunio legislativo"

Giovanni Buttarelli, il magistrato italiano che da un paio d'anni è garante europeo della privacy, boccia però la direttiva sul Pnr: è "costosissimo", richiede "tempi semi-biblici" ed è "suscettibile di una censura da parte della Corte di giustizia Ue", perché viola il principio di "proporzionalità" sancito dai Trattati dell'Unione, votata dal Parlamento europeo. In un'intervista all'Ansa, Buttarelli definisce la misura  "un infortunio legislativo", "un'icona politica del fare qualcosa", ma "un qualcosa che non per forza" è sinonimo "di efficienza". I recenti attentati "avvenuti in Belgio e in Francia dimostrano che le informazioni necessarie erano tutte a disposizione" delle autorità. "Il Pnr non avrebbe aggiunto nulla. I voli sono già tutti tracciabili e c'è già la possibilità di individuare i foreign fighters", spiega Buttarelli, secondo il quale il risultato di "troppe informazioni equivale a nessuna informazione".

Sarebbe stato meglio piuttosto - evidenzia - "incentivare lo scambio e l'analisi delle informazioni". "Magistrati che hanno una lunga esperienza nelle indagini sul terrorismo si sono espressi dicendo che avrebbero preferito qualcosa di più immediato, piuttosto di una misura che come il Pnr richiede molti anni e molti miliardi per essere attuata", afferma il garante. Per la messa in pratica occorreranno infatti "enormi banche dati" e "per l'armonizzazione degli standard e delle regole attuative ci vorranno tempi semi-biblici", basti pensare - rileva - "a quanti anni sono stati necessari per mettere a punto il Sistema informativo Schengen". Ma la misura - osserva Buttarelli - è anche suscettibile di "una censura da parte della Corte di Giustizia europea" perché "non rispetta il criterio di proporzionalità previsto dai Trattati, appesantendo la vita quotidiana dei cittadini".

Dati a tappeto

I dati non saranno infatti raccolti secondo categorie, ma "a tappeto: tutti saranno profilati per vedere se vi sono dei comportamenti anomali. Non è tanto un problema di tutela della privacy quanto di legittimità costituzionale della norma rispetto ai Trattati della Ue. La Corte di giustizia europea ha già affermato in due sentenze che qualsiasi sistema di raccolta dei dati personali non può essere esteso a chiunque, anche a persone nei cui confronti non esiste il benché minimo sospetto che possano avere a che fare con un reato. In base a questi principi, la Corte ha già bocciato la direttiva sulla raccolta dati del traffico telefonico e Internet". "Dubito che sia davvero necessario raccogliere dati anche sugli spostamenti nelle nostre località di mare" ironizza. E che sono in molti ad avere gli stessi dubbi - evidenzia il garante - "è dimostrato anche dal fatto che nell'aula di Strasburgo 179 hanno votato no e in 9 si sono astenuti". E dei 461 che hanno detto sì, "molti lo hanno fatto per ordine di scuderia".

Un primo banco di prova per la norma sarà comunque il 30 giugno, quando la Corte di giustizia Ue pubblicherà l'opinione dell'avvocato generale sulla proporzionalità del Pnr del Canada, proprio su richiesta del Parlamento europeo. "Potrebbero esserci sorprese - avverte Buttarelli -. Ci si potrebbe rendere conto che sarebbe stato meglio aspettare".

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