Esteri

Riarmo nucleare, cosa stanno facendo Usa e Russia

Dai nuovi ordigni nucleari a bassa intensità alla "super bomba" che causa uno tsunami di acqua radioattiva, dalle armi laser alle e-bombs elettromagnetiche

nucleare

Eleonora Lorusso

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La corsa al riarmo atomico sembra iniziata: il Pentagono pensa a nuovi ordigni nucleari tattici a bassa intensità, da montare sui propri aerei militari o su sottomarini, mentre il Cremlino starebbe mettendo a punto una "super bomba" in grado di causare uno tsunami di acqua radioattiva, oltre ad armi al laser e e-bombs elettromagnetiche.

Lo scenario è quello di una Guerra Fredda di cui sembrava ci si fosse dimenticati.

Ma segnali di nervosismo e provocazioni non mancano, soprattutto al confine tra l'Europa dell'est e la Russia, dove caccia italiani hanno "intercettato" un velivolo russo che aveva violato le procedure di identificazione internazionali.

Un nuova Guerra Fredda 

È infatti pronto il Nuclear Posture Review, il documento chiesto un anno fa dal Presidente statunitense Donald Trump, che contiene un'inversione di rotta rispetto al disarmo nucleare dell'era Obama: prevede l'introduzione di ordigni atomici tattici a bassa intensità, inferiori dunque rispetto alle bombe all'idrogeno da 50 megatoni di media, ovvero 17 volte meno potenti di quella sganciata a Hiroshima nel 1945.

Sarebbero trasportabili con sottomarini e impiegabili con rischi ridotti, ma soprattutto rappresenterebbero un deterrente nei confronti di potenziali nemici, dalla Russia alla Corea del Nord, dall'Iran alla Cina, tutti Stati in possesso di tecnologia o armi atomiche.

Le reazioni

Immediata la protesta di Pechino, che ha criticato la decisione statunitense, ritenendola pericolosa per l'equilibrio mondiale. Duro anche il commento del Ministero degli Esteri russo: "Il contenuto della nuova dottrina nucleare resa pubblica dagli Stati Uniti ci ha profondamente deluso: già a un primo sguardo, il grado di ostilità e l'orientamento anti-russo di questo documento sono impressionanti". In una nota il portavoce di Lavrov ha continuato: "Dovremo ovviamente prendere in considerazione le intenzioni di Washington e adottare le misure necessarie per garantire la nostra sicurezza".

Secondo i tecnici del Dipartimento della Difesa statunitense, invece, la nuova strategia risponde alle aumentate capacità militari di Mosca, che disporrebbe, tra l'altro, di una potentissima nuova bomba in grado di causare uno tsunami di acqua radioattiva.

La super bomba russa

Negli ultimi anni Mosca non solo si sarebbe rafforzata tatticamente, con la conquista della Crimea, ma anche militarmente: sarebbe sul punto di ultimare un'arma distruttiva della potenza di 100 megatoni, pari al doppio di quelle di cui si vuole dotare il Pentagono.

Si tratterebbe di uno Status-6 AUV, chiamato in codice Kanyon: un ordigno-drone sottomarino delle dimensioni di un mini-sommergibile, che potrebbe provocare uno tsunami di acqua radioattiva, con onde fino a 500 metri di altezza contaminate al cobalto-60.

Rappresenterebbe l'ordigno più potente all'idrogeno mai realizzato dall'uomo, con una potenza due volte superiore persino alla cosiddetta Bomba Zar, il cui nome in codice era Big Ivan, progettata nella ex Urss da un team di fisici guidati da Andrej Sacharov nel 1961. Fatta detonare nello stesso anno, pur nella versione depotenziata, si stima abbia avuto un raggio di distruzione totale di 35 km.

Gli Stati Uniti sarebbero a conoscenza di questa ultima super bomba fin dal 2016, ma solo ora, con l'inversione di rotta impartita da Trump, potrebbe arrivare una risposta decisa da Washington.

Il nuovo arsenale russo: armi elettromagnetiche

La bomba alla quale starebbe lavorando Mosca non è l'unica che potrebbe entrare presto nell'arsenale bellico russo. Come spiegato lo scorso novembre dal Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, il Generale Valery Gerasimov, negli ultimi 5 anni sono stati adottati oltre 300 nuovi modelli di armi ed equipaggiamenti militari. Al momento si punta a sviluppare un arsenale moderno, che comprende anche un pesante missile balistico intercontinentale, ma non solo.

Da tempo si starebbero testando le e-bombs, armi elettromagnetiche in grado di paralizzare i sistemi di controllo nemici (ad esempio di aerei o droni, distruggendoli già da terra) grazie a potenti scariche di energia.

Gli impulsi a microonde di cui queste armi sarebbero dotate, neutralizzerebbero anche i lanci di missili di precisione a guida elettronica. Un loro primo impiego è già avvenuto nel 2014, quando un cacciabombardiere russo, il Sukhoi Su-24, riuscì a bloccare temporaneamente le apparecchiature della USS Donald Cook, una nave americana in ricognizione nel Mar Rosso, ritenuta troppo vicina alle coste russe.

Le armi laser

La tecnologia al laser è già ampiamente in uso in ambito militare. Ma se fino ad ora era impiegata soprattutto per la localizzazione ed il puntamento di obiettivi, presto potrebbero essere realizzate anche le prime vere e proprie armi che usano questo particolare fascio di luce.

In particolare si pensa ad una dotazione per velivoli militari, come i caccia Mig-35, che potrebbero così mettere fuori uso i sistemi di navigazione degli aerei nemici. D'altro canto la tecnologia al laser è già impiegata anche dalla Lockheed Martin's Area Defense Anti-Munitions.

Le bombe sonore

Non da ultimo, il lavoro di ammodernamento tecnologico dell'arsenale russo punterebbe anche sulle armi acustiche, in grado di bloccare i soldati nemici, arrivando anche a causare danni ad organi interni. L'impiego di questo tipo di dotazioni era previsto fin dal 2010 nella cosiddetta "dottrina militare" di Mosca e gli esperti russi vi starebbero lavorando assiduamente.

Gli Stati Uniti ne sarebbero a conoscenza, tanto da aver ipotizzato che ci fosse Mosca dietro i malesseri che nei mesi scorsi hanno colpito diversi funzionari e diplomatici americani di stanza a Cuba, che hanno accusato da dolori alle orecchie a mal di testa e vertigini ripetute. Non casi isolati, tanto che Washington ha ordinato il rientro di buona parte del proprio personale diplomatico dall'Havana.

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