Quei cristiani rinchiusi nelle carceri di Assad

Non solo vittime degli jihadisti. Sono almeno 450 i cattolici e gli ortodossi sotto arresto per motivi politici nelle prigioni siriane

Aleppo, 7 luglio

Aleppo, 7 luglio 2014. – Credits: RAMI AL-SAYED/AFP/Getty Images

Medici, avvocati, intellettuali, donne, dissidenti. Sono almeno 450 i cristiani rinchiusi nelle prigioni siriane per motivi politici. L'accusa nei loro confronti è quasi sempre la stessa: "terrorismo", "collaborazionismo con Paesi stranieri", "indebolimento del sentimento patriottico". Secondo un rapporto diffuso dalla Rete siriana per i diritti umani, che ha stilato una lista di almeno 112mila detenuti politici rinchiusi nelle carceri del dittatore, il più grave pericolo che corre la comunità cristiana in Siria non viene dall'Isis, come saremmo abituati a pensare e che pure ha scatenato una guerra senza quartiere contro le etnie e le comunità religiose diverse.

Viene dal regime e dalle forze paramilitari al servizio di Assad, ritenute responsabili negli ultimi quattro anni, secondo gli uomini di questa Ong che è ritenuta una delle più attive in Siria, di circa circa il 90% degli attacchi ai luoghi di culto cristiani presenti nel Paese.

CRISTIANI TRA DUE FUOCHI
Una delle carte vincenti di Assad, il capo di Stato siriano appartenente a una frangia eretica dello sciismo e alleato con le milizie di Hezbollah, è sempre stata quella di aver cercato di proteggere le minoranze  dalla furia degli jihadisti grazie a un regime pluriconfessionale dove è garantita comunque la libertà di culto delle minoranze alawite, cristiane e curde.

La sua visita nei giorni di pasqua nella città cristiano-armena di Malouula, prima conquistata e saccheggiata dai ribelli fondamentalisti di Al Nusra e poi riconquistata dalle forze filogovernative, doveva diventare, sul piano propagandistico, il simbolo di un regime tollerante che rigetta l'Islam politico e l'estremismo salafita. Ma in un Paese storicamente attraversato da gravi tensioni claniche e religiose come la Siria, la verità non si piega facilmente alle esigenze di propaganda. Rimane vero però che, messi di fronte a una scelta, i cristiani siriani (2,5 milioni) preferirebbero forse stare sotto Assad che sotto i salafiti estremisti che stanno infuocando la Siria. C'è il fatto però che i cristiani si ritrovano spesso in mezzo ai due combattenti, vittime di entrambi gli eserciti in lotta. A Homs, nelle prime fasi della guerra, molti ricordano come le truppe di Assad distrussero la chiesa di San Giorgio, una delle più antiche presenti nel Paese, per vendetta. La stessa sorte toccò a tre villaggi cristiani vicini a Idlib, distrutti perché sostenevano l’Esercito Siriano Libero.

Tra i detenuti politici cristiani nelle carceri di Damasco spiccano i nomi di Gabriel Mousa Kouriye, 52 anni, storico dissidente, il medico Samir Ibrahim, l'avvocato Khalil Maatuq. Inquietante la storia di Ibtisam Sukkariye, arrestata nel luglio 2013 con la figlia Mary, liberata recentemente. Tra i nomi meno noti elencati nel rapporto figurano un volontario della Mezzaluna Rossa siriana arrestato a Damasco. Nel rapporto la Ong siriana denuncia anche la scomparsa di cristiani finiti nelle mani dei jihadisti dell'Isis e di altri gruppi estremisti armati. Tra loro il gesuita italiano Paolo Dall'Oglio, definito "siriano di origini italiane", in mano all'Isis dal luglio 2013, e Hanna Musa, francescano di Idlib. A non meglio precisati gruppi di miliziani radicali è  invece attribuita la scomparsa di due vescovi ortodossi, Bulos Yazigi e Gregorios Ibrahim.

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