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Secondo Mattero Renzi la risoluzione dell'Unesco sui luoghi santi di Gerusalemme è una vicenda allucinante.  "Occupied Palestine", il titolo del documento, secondo Israele nega i profondi legami storici fra i luoghi santi di Gerusalemme e l'ebraismo.

La risoluzione era stata approvata dall'executive board dell'Unesco martedì 18 ottobre, sollevando proteste e rabbia in Israele e fra gli ebrei di tutto il mondo.

Difficile che il voto del consiglio Unesco possa avere un impatto concreto sull'uso dei luoghi sacri a Gerusalemme, anche se ha un fortissimo valore simbolico che si sta traducendo in numerose schermaglie diplomatiche.

Del resto da parecchi anni Israele vede nelle misure dell'Unesco una sorta di esemplifcazione di un pregiudizio anti-israeliano dell'Onu, dove Israele e i paesi che lo sostengono sono sempre in minoranza rispetto ai paesi arabi e a il loro alleati. Nel 2011 la Palestina è stata ammessa come membro dell'Unesco.

L'Italia si è astenuta sulla risoluzione. E oggi, a tre giorni dal voto, Matteo Renzi è ritornato sulla questione, correggendo pesantemente il tiro e definendo "incomprensibile, inaccettabile e sbagliato" l'utilizzo nel testo della sola definizione araba per il sito che i musulmani chiamano "Spianata delle Moschee", mentre per gli israeliani è il "Monte del Tempio", comprendente, tra l'altro, il Muro del Pianto.

In Israele hanno gradito la presa di posizione di Renzi: "Ringraziamo e ci felicitiamo con il governo italiano per questa importante dichiarazione", ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri, Emmanuel Nahshon.

Sul quotidiano Haaretz fonti governative che hanno voluto mantenersi anonime hanno inoltre elogiato "la comprensione da parte di Renzi della verità storica, e del tentativo che è stato fatto di eliminare una parte della storia del giudaismo e della cristianità a Gerusalemme".

Il premier italiano non si è peraltro fermato alle critiche nello specifico ma, alludendo al mancato voto contrario dell'Italia espresso invece da altri Stati occidentali e comunitari (Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Lituania ed Estonia) ha adombrato anche un nuovo atteggiamento generale sulla questione mediorientale.

Al momento di decidere "la Farnesina e il governo sono andati in automatico", ha spiegato nel corso della conferenza stampa tenuta a Bruxelles al termine del vertice Ue.

Si tratta di "una posizione che abbiamo preso per tanti anni", però "questo non vuol dire che non sia arrivato il momento di cambiare", ha sottolineato. "Non può esistere un giudizio come quello che è stato dato".

Renzi ha quindi reso noto di aver impartito direttive al personale diplomatico affinché "intervenga" e chiarisca meglio che cosa se ne pensa a Roma.

Lui stesso intende discuterne di persona con il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. E "se su questo c'è bisogno di rompere l'unità europea, si rompe", ha tagliato corto.

Soddisfatta di tali puntualizzazioni si è subito detta la Comunità Ebraica italiana, che aveva manifestato il proprio sconcerto per l'astensione italiana.

Anche se l'agenzia Onu ormai ha adottato il documento, peraltro con un numero di pareri positivi inferiore a quello delle astensioni (24 a 26 rispettivamente), il fronte dei sostenitori mostra più di un cedimento: il Messico vorrebbe addirittura che si tenesse un'altra votazione mentre il Brasile, pur confermandosi favorevole, non ha nascosto delusione per il contenuto e lo stile del testo definitivo, e per l'avvenire ha escluso di appoggiarne altri simili.

La risoluzione Unesco indica, tra l'altro, Israele come "un potere occupante", condanna "le crescenti aggressioni di Israele, in particolare degli estremisti di destra", disapprova "le restrizioni imposte da Israele all'accesso ai luoghi sacri", si rammarica "per il rifiuto di Israele di concedere i visti agli esperti dell'Unesco", si duole "per i danni causati dalle Forze armate israeliane", deplora il progetto israeliano di costruire due linee tranviarie nella città vecchia di Gerusalemme e un "visitor center" a sud della Spianata.

La risoluzione riafferma altresì che la porta di Mughrabi è "parte integrante della moschea Al Aqsa e della Spianata delle Moschee", che le tombe dei patriarchi a Hebron e quella di Rachele a Betlemme sono "parte integrante della Palestina".

L'Unesco, infine, deplora "con forza il blocco israeliano della striscia di Gaza e l'intollerabile numero di vittime tra i bambini palestinesi".

Occupied Palestine, il testo della risoluzione Unesco.

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