Perché i raid in Siria sono inefficaci

I raid americani, pur combattendo l’ISIS, stanno favorendo Al Nusra, che ormai controlla buona parte del territorio siriano

Raid in Siria

Raid contro una postazione ribelle a Jubata al-Khashab – Credits: JALAA MAREY/ Collezione: AFP/GETTY

Per Lookout news

Costretto a ritirarsi a fine maggio dalla città siriana di Ariha, al confine con la Turchia, l’esercito del presidente Bashar Assad è tornato a effettuare incursioni aeree nella provincia di Idlib, da settimane ormai sotto il controllo quasi totale delle milizie islamiste.

 È dell’8 giugno la notizia di bombardamenti aerei sul villaggio di Al-Janudiya, situato nella parte nord-occidentale di Idlib, per mesi sotto il controllo dei ribelli e finito di recente nelle mani di Jaish Al-Fatah (l’Esercito della conquista), coalizione di milizie jihadiste guidate dal gruppo qaedista Jabhat Al Nusra. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, le vittime sarebbero circa 50, tra cui diversi bambini, mentre altre fonti locali sostengono che i morti potrebbero essere molti di più.

 Al-Janudiyah si trova a nord di Jisr al-Shughur, caduta lo scorso 25 aprile un mese dopo la presa del capoluogo Idlib da parte delle milizie jihadiste. Nelle ultime 24 ore l’esercito siriano ha inoltre sganciato barili-bomba su Taftanaz, nella parte orientale di Idlib, e su Tal Rifaat, nella vicina provincia di Aleppo.

 Dunque, nonostante siano state costrette a riparare verso la provincia costiera di Latakia, roccaforte della setta alawita a cui appartiene la famiglia del presidente Assad, le forze governative continuano a sferrare a intermittenza attacchi aerei soprattutto nella provincia di Idlib, dove nell’ultimo mese sarebbero stati uccisi più di 700 civili.

 

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Le offensive dei ribelli siriani

Il 9 giugno i ribelli siriano hanno comunicato di aver preso il controllo di una importante base militare dell’esercito di Damasco nella provincia di Deraa, nel sud del Paese. Si tratta della base Liwa 52, situata vicino al confine con la Giordania. In quest’area della Siria il “Fronte Sud”, coalizione di gruppi di ribelli siriani, negli ultimi mesi ha sferrato diversi attacchi contro le postazioni dell’esercito di Assad coordinando le operazioni da un centro di comando in Giordania e ricevendo armi e aiuti economici da diversi Paesi del Golfo. Situata meno di 100 chilometri a sud di Damasco, la zona è una delle ultime sacche di resistenza dei ribelli, che invece nel resto della Siria sono stati costretti a cedere i territori conquistati a Jabhat Al Nusra e Stato Islamico.

 

Il ruolo di Hezbollah
In attesa dell’intervento militare diretto a sostegno di Assad annunciato nei giorni scorsi dai vertici militari iraniani, l’alleato su cui prova a sorreggersi il regime di Damasco è il gruppo libanese Hezbollah. In queste ore gli sciiti hanno respinto un attacco da parte dello Stato Islamico al confine tra il Libano e la Siria, alle porte della città di Ras Baalbek nella parte settentrionale della valle della Beqqa. Secondo la tv di Hezbollah Al Manar, diversi combattenti di ISIS sono stati uccisi e tre loro veicoli, tra cui un bulldozer, distrutti. Nelle montagne di Qalamoun i libanesi continuano a tenere testa alle offensive di Jabhat Al Nusra, rappresentando di fatto l’unico vero argine contro i tentativi di sfondamento delle milizie jihadiste in territorio libanese.

 

I raid della coalizione internazionale
In questo scenario di guerra, continuano a non essere chiare le manovre militari della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, che nella notte tra il 7 e l’8 giugno ha colpito con i propri caccia posizioni dello Stato Islamico dimostrando però ancora una volta di non avere una strategia ben precisa.

 

I raid americani di questi giorni – scrive sul Giornale Giuseppe De Lorenzo – pur combattendo l’ISIS stanno favorendo Al Nusra, che ormai controlla buona parte del territorio siriano. Una confusione nel fronte militare e politico in Siria che gli Stati Uniti stanno facendo molta difficoltà a gestire. Il tutto per evitare di dover arrivare ad accordi espliciti con Assad. Combattuto per molto tempo, ma l’unico governo nel territorio siriano non legato alla Jihad”.

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