I passi indietro della democrazia nel mondo

The Economist calcola che solo il 5 per cento della popolazione globale vive in un contesto pienamente democratico. Un terzo è governato da dittature

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Il Presidente dell'Assemblea Nazionale Catalana (ANC) Agusti Alcoberro, il sindaco di Barcellona Ada Colau, il consigliere della città di Barcellona Gerardo Pisarello e il leader del partito di Catalunya Sì Alfred Bosch dietro alle scritte "Democrazia. Libertà ai prigionieri politici" - Barcellona, 2 novembre 2017 – Credits: LLUIS GENE/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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L'Economist Intelligence Unit ha predisposto la sua ricerca annuale sullo stato di salute della democrazia nel mondo. Lo studio raggruppa i Paesi in quattro categorie, valutandoli in base al regime di governo: democrazia "piena", "imperfetta", regime ibrido e regime autoritario. L'indice su cui è costruita la metodologia di lavoro si fonda sull'esame di elementi quali le procedure elettorali, il pluralismo, il funzionamento dell'esecutivo o il livello di partecipazione alla vita politica.

Perché la democrazia arranca

Purtroppo, il 2017 (ma era stato così anche l'anno scorso) non è stato un anno particolarmente incoraggiante, vista la contrazione del numero di Paesi che ricadono nella categoria delle democrazie piene. I dati parlano chiaro: su 167 nazioni prese in esame, ben 89 hanno registrato un regresso. Anche se non mancano le buone notizie (è il caso del Gambia, dove la caduta di una pluriventennale dittatura ha migliorato radicalmente le cose), è un dato di fatto che la percentuale della popolazione mondiale che vive in Paesi guidati da un sistema "pienamente democratico" si è ridotta a meno del 5%, mentre quella che, viceversa, abita in Stati autoritari è oltre un terzo del totale.

Dove si trovano le democrazie virtuose

14 democrazie su 19 sono in Europa occidentale, con la Norvegia prima in classifica. Va detto che il metro utilizzato dagli analisti dell'Economist è molto severo. Le vicende legate al tentativo indipendentista catalano, ad esempio, hanno portato la Spagna a un passo dall'essere declassificata da democrazia "piena" a democrazia "imperfetta" (il termine utilizzato nella ricerca è flawed, che non ha corrispondenti esatti nella nostra lingua e si riferisce a sistemi in cui i difetti sono tali da minarne il funzionamento). Sarebbe stata comunque in buona compagnia, visto che in tale categoria ci sono Stati di lunga tradizione democratica come la Francia (messa dietro la lavagna per una recente normativa che amplia i poteri dell'esecutivo in situazioni di emergenza) e gli Stati Uniti (che già l'anno scorso erano stati inclusi nella stessa categoria). E l'Italia? Rimandata a settembre, proprio come gli Stati Uniti con cui condividiamo la ventunesima posizione in classifica.

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