Rita Fenini

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Ventunesimo viaggio del suo pontificato e terzo in estremo oriente, Papa Francesco è il primo pontefice a visitare il Myanmar e il secondo, dopo Giovanni Paolo II nel 1986, a recarsi in Bangladesh.

Sette giorni non facili, durante i quali Papa Francesco pronuncerà ben undici tra discorsi ufficiali e omelie e - soprattutto - chiederà "una soluzione duratura" per il dramma della persecuzione dei Rohingya, minoranza musulmana cacciata dal governo dell'ex Birmania e che si è rifugiata in Bangladesh: e sarà proprio a Dacca, capitale del Bangladesh, che il 1° dicembre è previsto l'incontro fra Papa Bergoglio e i rappresentanti Rohingya.

Oltre agli appuntamenti ufficiali con alti prelati e politici (il più atteso, quello con il premio Nobel e consigliere di stato Aung San Suu Kyi) anche in questo viaggio, come consuetudine, Papa Francesco incontrerà i più poveri fra i poveri, con un occhio di riguardo per i bambini e i malati.

"Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera, perché la mia presenza sia per quelle popolazioni un segno di vicinanza e di speranza", queste le parole pronunciate dal Papa prima di partire per questo viaggio.

Nell'omelia celebrata durante la messa al Kyaikkasan Ground di Yangon, Papa Francesco ha invece sottolineato che " molti in Myanmar portano le ferite della violenza, sia visibili che invisibili. Pensiamo che la cura possa venire dalla rabbia e dalla vendetta. Tuttavia la via della vendetta non è la via di Gesù": un accenno, velato, al difficile processo di riconciliazione nazionale in corso in Myanmar, oggetto ieri dei colloqui con la leader Aung San Suu Kyi

A conclusione della prima visita di un Papa in Myanmar, una festa di giovani nella cattedrale di Saint Mary a Yangon, dove il Pontefice ha celebrato una Messa circondato da canti, gioia e preghiere.

Alle migliaia di giovani accalcati all'inverosimile fra le navate della cattedrale, Francesco ha detto: "ragazzi non abbiate paura di fare scompiglio e domande". Insistendo più volte sul “Non abbiate paura”

Si conclude così il viaggio nell'ex Birmania, viaggio che prosegue (per poi concludersi) in Bangladesh

Arrivato a Dacca, nel discorso alle autorità tenutosi nel Palazzo presidenziale, il Papa ha detto “Mi trovo qui sulle orme di due miei predecessori, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, a pregare con i miei fratelli e sorelle cattolici e ad offrire loro un messaggio di affetto e di incoraggiamento”, per poi riferirsi - nemmeno tanto vlatamente - alla delicata e spinosissima questione dei Rohingya con queste parole “Nei mesi scorsi, lo spirito di generosità e di solidarietà che caratterizza la società del Bangladesh si è manifestato molto chiaramente nel suo slancio umanitario a favore dei rifugiati affluiti in massa dallo Stato di Rakhine, provvedendoli di un riparo temporaneo e delle necessità primarie per la vita. Questo è stato fatto con non poco sacrificio. Ed è stato fatto sotto gli occhi del mondo intero.."

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