Michele Zurleni

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Hillary Clinton aveva un obiettivo: dimostrare che è lei la front runner, il candidato da battere, l'unica ad avere una reale possibilità di vittoria alle prossime presidenziali. L'ha raggiunto. Nel primo dibattito televisivo tra candidati democratici ha surclassato Bernie Sanders, l'ultra liberal, il senatore socialista (come lui stesso si definisce), che stava erodendo consensi alla favoritissima ex First Lady.

Lo scambio di colpi

Sul palco di Las Vegas dove la Cnn aveva organizzato l'incontro, l'attenzione è stata tutta rivolta a loro due. Gli altri tre presenti - gli ex governatori Lincoln Chafee e Martin O’Malley e l'ex senatore Jim Webb - sono stati dei semplici comprimari, scesi in campo solo per avere un poco di visibilità a livello nazionale.

Hillary Clinton ha scelto come tattica l'attacco. E non ha sbagliato una mossa. Precisa, chirurgica, quasi cattiva ma senza acrimonia quando doveva affondare il colpo; duttile e comprensiva quando era il momento di aprirsi al dialogo; ferma ma non manichea quando era costretta a rendere conto delle sue convinzioni e delle sue scelte politiche. La recensione della sua prova sul New York Times è quasi al limite dell'entusiasmo. E, indubbiamente, l'ex segretario di stato ha fornito un'ottima performance.

Ha dimostrato che Sanders non è un vero candidato per la Casa Bianca. O meglio: che non è all'altezza del compito. Lo ha fatto, attaccandolo sulle sue posizioni. E su i suoi voti espressi al Senato.

Il controllo delle armi e la Danimarca

La Clinton gli ha chiesto conto del perché lui, ultra liberal, non avesse mai votato per una legge per il controllo delle armi. Sanders, che proviene dal Vermont, uno stato rurale, non è riuscito a far altro che rispondere: "Quel provvedimento era troppo complesso per dire di si". "Non lo era per me, Senatore Sanders" ha ribattuto la Clinton, che ha rivendicato di aver votato a favore. 

In questo modo, di fatto, Sanders ha dovuto ammettere di aver semplicemente assecondato il volere dei suoi elettori del suo seggio senatoriale, la maggioranza dei quali è contraria a qualsiasi restrizione sul possesso di armi.

L'altro colpo, la Clinton l'ha inferto quando Sanders, criticando la riforma sanitaria, ha portato come esempio il welfare della Danimarca. Interrompendolo, l'ex first lady ha detto: "Non siamo in Danimarca, ma negli Stati Uniti d'America", frase che ha raccolto un'ovazione da parte del pubblico.

Il duello è stato a tratti aspro, sicuramente molto effervescente. E in un caso anche cavalleresco. Quando il senatore del Vermont ha detto, riferendosi alla vicenda della mail private dell'ex segretario di stato: "Gli americani sono stanchi di sentirne parlare". La Clinton si è staccata dal suo podio, e con un gran sorriso ha ringraziato il rivale, stringendogli la mano.

Hillary ha dimostrato di essere in forma. Di avere imparato la lezione dei dibattiti delle primarie perse nel 2008. Sanders - che è indietro rispetto a lei di una ventina di punti nei sondaggi nazionali, ma avanti in New Hampshire, uno dei primi stati dove si vota per le primarie - è stato rimesso al suo posto.

Joe Biden, il convitato di pietra

Ma, in fondo, il duello vero non era con lui, ma con il convitato di pietra di questo dibattito: il vicepresidente Joe Biden. La Cnn aveva riservato un posto anche per lui. Lo aveva invitato. Ma, Biden non è (ancora) sceso in campo.

E'ancora incerto se farlo o non farlo. Ha ancora qualche giorno per decidere. Lui sembra non averne molta voglia, soprattutto dopo la recente morte del figlio. Ma, molti se lo aspettano. Ha passato la sera a guardare anche lui il dibattito in tv. Di fronte a una Clinton così combattiva, vediamo cosa farà il vice di Obama.

La performance di Hillary era dedicata a lui.


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