Obama pensa a una nuova strategia militare in Iraq

L'invio di 400 nuovi addestratori e l'apertura di una base nella provincia di Anbar potrebbe essere il primo passo di una terza guerra del Golfo?

Un marines in azione in Iraq – Credits: Getty Imagines / Marwan Ibrahim

Una nuova base militare americana nella provincia di Anbar. E l'invio contestuale di circa 400 nuovi addestratori militari in Iraq per formare i soldati dell'esercito iracheno nella guerra contro lo Stato islamico. L'Amministrazione Obama starebbe pianificando un nuovo cambio di rotta nella strategia contro i miliziani islamisti. Le priorità sarebbero due: riprendere Mosul, la città irachena a 400 km a nord di Baghdad popolata da un milione di persone caduta nelle mani dell'Isis nell'estate 2014 e lanciare successivamente, non prima dei primi mesi del 2015, una nuova offensiva per riconquistare anche Ramadi, anch'essa caduta il mese scorso sotto i colpi degli jihadisti di Al Baghdadi.

Per la battaglia finale per la riconquista di Mosul, l'Amministrazione americana avrebbe anche deciso di adoperare la base di Al Taqqadum, vicino a Habbaniyah, città situata sulla strada di Baghdad e nei pressi della grande diga di Mosul controllata dall'Isis, come centro di addestramento per i soldati e gli ufficiali iracheni.  Il numero di 3000 uomini dell'esercito a stelle e strisce già schierati attualmente sul terreno, la gran parte consiglieri economici militari, è comunque ritenuto largamente insufficiente ormai anche dalla Casa Bianca, dopo che l'Isis è riuscita a prendere Mosul, la seconda città irachena, e i grandi centri di Ramadi e Falluja.

La strategia militare basata soltanto sui bombardamenti a sostegno delle truppe irachene e dei miliziani tribali presenti sul terreno è sempre più oggetto di critiche, sia in Iraq che negli Stati Uniti, dove il senatore John McCain sta conducendo una feroce campagna polemica al Congresso affinché gli Stati Uniti decidano di mettere «the boots on the ground», assumendosi cioé un ruolo diretto nella battaglia per la riconquista della seconda e terza città irachena. Per ora Obama ha risposto al pressing autorizzando l'utilizzo di elicotteri Apache a sostegno delle truppe irachene sul terreno. E starebbe pensando, come già scritto, di inviare altri addestratori. Il problema è capire se queste misure saranno sufficienti. Molti analisti militari americani, anche vicini all'Amministrazione, ritengono di no. E pensano che sarà la forza dei fatti, prima ancora che le decisioni politiche, a spingere l'Amministrazione (vecchia o nuova, dal momento che nel 2016 si vota per le presidenziali) per un impegno diretto nella guerra. Che l'invio di altri 400 addestratori sia solo l'antipasto di una terza Guerra del Golfo?


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